English Version Translated by Ai
26 marzo 2026 - Aggiornato alle 07:15
×

«Come in un film di Gomorra», ricostruito in Corte d'Assise l'agguato di via Santo Cantone

Il bilancio fu di un morto e di un ferito che si salvò lanciandosi dal secondo piano: è lui che ha riconosciuto i tre killer

11 Giugno 2025, 16:30

«Come in un film di Gomorra», ricostruito in Corte d'Assise l'agguato di via Santo Cantone

Seguici su

Il movente dell’omicidio e tentato omicidio avvenuto il 30 giugno dello scorso anno in un alloggio al primo piano del civico 10 di via Santo Cantone sarebbe riconducibile alla mancata consegna di una partita di droga. Un’ipotesi che è emersa in modo preponderante nel corso dell’ultima udienza del processo che si sta celebrando davanti alla Corte d’Assise, presieduta da Alessandro Ricciardolo, che vede imputati Giovanni Pasqualino Di Benedetto, Pasqualino Ranno e Antonino Castelli.

Il quadro probatorio

Il vicequestore della squadra mobile Cristina Fatuzzo ha ben delineato il quadro probatorio che ha portato a chiudere il cerchio sui tre sospettati. La dinamica di quello che accadde all’interno dell’appartamento è stata ricostruita «sulle basi del sopralluogo sul luogo del delitto e sulle testimonianze». Il testimone chiave è il sopravvissuto Carmelo Leonardi, che si è lanciato dal balcone del secondo piano per salvasi dalle pistolettate. All’interno dell’appartamento, a Nesima, i poliziotti e i medici del 118 trovarono Kastriot Ismailaj che poi morì in ospedale.

La casa della cocaina

Nell’immediatezza si diffuse la notizia che il fatto di sangue fosse legato all’occupazione abusiva dell’alloggio. Ma le intercettazioni hanno smentito questa ricostruzione. «Non è una questione di casa, ma di cocaina», ha raccontato la poliziotta rispondendo alle domande della pm Martina Bonfiglio. E poi nelle mani degli investigatori della mobile finisce una chat tra Leonardi (i poliziotti riconoscono la voce dai vocali) con un’altra persona rimasta ignota perchè aveva acquistato un’utenza virtuale su internet. In questo scambio di messaggi e vocali si sarebbe parlato chiaramente di 7 chili di cocaina da acquistare per 27mila euro al chilo. Ma c’è di più, nella rete dei contatti di alcuni degli imputati è emersa la figura di Antonino Stuppia, personaggio di livello del clan Cappello-Bonaccorsi e detenuto da almeno 15 anni. L’aspetto del traffico di stupefacenti poi è stato riversato in un altro procedimento penale.

L'ombra dei Cappello Bonaccorsi

C’è da considerare che Ranno e Castelli avrebbero un rapporto familiare con Stuppia, seppure nel caso del secondo attraverso parentele acquisite. Il vicequestore Fatuzzo racconta anche di dialoghi captati tra le compagne di Stuppia e Di Benedetto (imputato) che già il primo luglio 2023 discutevano «di un ristoro economico» per le spese legali da affrontare dopo il fermo per omicidio.

I tre in fuga su uno scooter

I tre imputati sono stati incastrati anche dalle telecamere di videosorveglianza di alcuni privati che sono state sequestrate dagli investigatori. E dalle quali sono stati estrapolati i frame in cui è registrata la fuga dei tre sospettati in sella a uno scooter. L’abbigliamento e alcuni particolari sono coincisi con le descrizioni offerte dalla vittima nei tre interrogatori resi alla polizia giudiziaria. Racconti dove c’è stata qualche incongruenza ma «non nel racconto della dinamica», ha rivelato Fatuzzo. Il 3 luglio al sopravvissuto vengono mostrate le foto di alcuni pregiudicati e lui riconosce i tre che ora sono finiti alla sbarra. Tra gli investigatori presenti al riconoscimento fotografico c’è l’ispettore Raffaello De Salvia. Il poliziotto ha spiegato che il 10 luglio 2023 il superstite, Carmelo Leonardi, mentre era ricoverato in ospedale ha fatto una telefonata in cui confessava: «Li ho visti tutti in faccia, sembrava una scena del film di Gomorra».