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Giuseppe Crippa, pensionato geniale che ha fondato Technoprobe nel garage di casa. Una sede anche a Catania

E' morto a 90 anni l'imprenditore che ha sfidato l'America dei chip ed è diventato miliardario

08 Luglio 2025, 11:08

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E’ morto sabato scorso a 90 anni Giuseppe Crippa, il fondatore della Technoprobe, l'uomo che ha sfidato l'America dei chip inventando un brevetto nel garage di casa. Sembra una storia da nerd della Silicon Valley, è invece l'avventura umana e professionale straordinaria di un italiano che ha creato tra garage e soffitta un colosso mondiale - con la moglie e il figlio, e poi i nipoti - con sedi in tutto il mondo, anche nella nostra Catania. Un uomo che, andato in pensione, ha continuato a credere nel futuro, nella ricerca, nella tecnologia.

Tutte le sue aziende, in 10 Paesi, si sono fermate per ricordare "Peppino", nato in provincia di Lecco, dagli anni 60 alla Sgs-Ates, poi diventata ST Microelettronics (quella di un siciliano illuminato, Pasquale Pistorio), dove ha iniziato ad occuparsi di semiconduttori andando anche a studiare nella Silicon Valley, e dove resta a lavorare per trent'anni.

Due anni prima della pensione, nel 1993 inizia una sua attività. Ricordate Steve Jobs che con Steve Wozniak e Ronald WayneSteve Jobs crea Apple le garage? Crippa, insieme al figlio Cristiano (che ha due fratelli Roberto e Monica) e alla moglie Mariarosa Lavelli, ad occuparsi dell’amministrazione, inizia la produzione di probe card in garage e in soffitta a Merate, in provincia di Lecco. Le probe card testano se un microchip funziona, misurano l'efficenza e l'affidabilità dei circuiti dentro i "wafer", le sottilissime fette di silicio. Nel 1989 i primi passi, con il figlio Cristiano che fabbrica in casa "la sonda" un componente che si usa dentro schede più complesse.

Nel 1996 nasce Technoprobe, nel 2022 l'apertura a Catania

Poi, nel 1993, a 58 anni, crea la Tecnoprobe, una ditta individuale, con la quale sfida il mercato dei test dominato dalle aziende americane, lavorando in famiglia e con due dipendenti con la "visione" di riuscire a creare un’azienda di alta tecnologia in Italia. Nel 1995 Giuseppe Crippa va in pensione e si può dedicare a tempo pieno alla sua nuova attività. È quindi il 1996 l’anno in cui viene formalmente costituita Technoprobe.

Nasce il primo stabilimento a Cernusco Lombardone, con 10 dipendenti, poi il salto all'estero, accanto ai produttri di microchip. Prima in Francia, poi a Singapore, poi in tutto il mondo diventando un colosso nel settore dei semiconduttori e della microelettronica cercando talenti della microelettronica in Italia e in Europa. Nel 2011 il brevetto più importante, TPEG ™ MEMS, prodotto di proprietà di Technoprobe che diventerà il nuovo standard industriale per il sondaggio di wafer. Dopo aver aperto sedi in America - nel 2007 a San José, in California, per servire il più grande settore dei semiconduttori con sede nella Silicon Valley - poi in Giappone, Corea, Cina, e subio dopo la quotazione in Borsa, nel 2022 inaugura uno stabilimento nell’Etna Valley di Catania, un nuovo Design Center di 500mq. Lo stesso anno in cui diventa il primo produttore al mondo di schede sonda.

Diventa miliardario da pensionato


Dopo il debutto in Borsa è nell’elenco delle persone più ricche d’Italia. «L’ho scoperto leggendo la classifica di Forbes. Giusto per farle comprendere quanto contano per me i soldi», aveva raccontato all’indomani del debutto in una intervista. Nella lista di Forbes pubblicata lo scorso aprile il patrimonio suo e della famiglia è valutato 3,1 miliardi. I dipendenti sono 1.713 in Italia e 2.746 nel mondo. Senza mai perdere l'interesse per la sua città, per il suo mondo, creando una Fondazione che porta il suo nome e quello della moglie, in attività di beneficenza e solidarietà con un occhio di riguardo, in particolare, per l’ospedale di Merate.

«I soldi servono anche ad aiutare, altrimenti nulla ha più senso»


Durante il Covid, ha donato spazi per la campagna vaccinale e pagato il personale per allestire un hub nei capannoni dell’azienda. «I soldi servono anche a questo - aveva spiegato in una intervista al Corriere della Sera - Altrimenti nulla ha più senso. Crescere per fare qualcosa per gli altri. E lo dico perché nella mia vita sono state molte le persone che mi hanno aiutato. Io non so cosa accadrà. So che bisogna continuare a investire nella ricerca perché l’evoluzione tecnologica è rapidissima. Bisogna studiare nuovi processi. Ma io la mia parte l'ho già fatta, posso ritirarmi soddisfatto».

Sul sito dell'azienda così si ricorda Peppino: «Nel dolore per la perdita vogliamo però celebrare una vita pienamente realizzata. Giuseppe era un uomo pervaso da una inesauribile passione per la tecnologia e l’innovazione, da un’eccezionale visione imprenditoriale e da un profondo rispetto e amore per le persone. Figura straordinaria sotto ogni profilo – umano, professionale e di impegno sociale – ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’azienda, nel territorio in cui ha vissuto e operato, nel cuore di tutti coloro che lo hanno conosciuto. A tutti noi che abbiamo lavorato con lui, seguendo la sua visione, restano gli insegnamenti e i suggerimenti nel confronto quotidiano, frutto di quella rara capacità che poche persone hanno di sapersi dare a tutti, dal più giovane appena arrivato al manager più esperto. Restano i ricordi degli incontri in reparto, della disponibilità in ogni momento, di quell’umanità profonda che riesce a superare la professione, i ruoli, le gerarchie».