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UniCt, un’altra tegola sui concorsi: il Tar annulla quello di Chirurgia

La valutazione con cui Massimiliano Veroux ha vinto la cattedra risulta «carente»

25 Agosto 2025, 13:57

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«È facile sparare sulla Croce rossa. Ma mio fratello e io ci siamo guadagnati ogni centimetro degli obiettivi che abbiamo raggiunto». Massimiliano Veroux è amareggiato: il 27 luglio il Tar ha annullato la sua vittoria del concorso per professore ordinario di Chirurgia generale al dipartimento di Scienze mediche, chirurgiche e tecnologie avanzate dell’università di Catania (e attività clinica da farsi al Policlinico). L’ateneo è stato condannato al pagamento delle spese legali e i giudici amministrativi hanno disposto la sostituzione della commissione valutatrice, affinché sia emesso un nuovo giudizio sui candidati. Certo: c’è sempre il Cga, il giudizio di secondo grado. Ma intanto i magistrati del Tar hanno scritto, molto chiaramente, che in quella procedura qualcosa non è andato come doveva.

Il ricorso contro l’aggiudicazione è stato presentato l’anno scorso dal prof Marcello Donati, associato di Chirurgia generale al dipartimento di Chirurgia generale e specialità medico-chirurgiche. Cioè quello diretto dal professore, ed ex candidato rettore, Pierfrancesco Veroux, fratello di Massimiliano e, come quest’ultimo, figlio di Gastone, uno dei padri fondatori della chirurgia d’eccellenza nel capoluogo etneo.

Quando, il 10 gennaio 2024, viene indetta la procedura concorsuale per la chiamata di un prof di I fascia, Donati e Veroux partecipano entrambi, assieme ad Antonio Maria Zanghì (pure lui associato a UniCt) e alla ricercatrice Adriana Toro. Il 13 giugno la commissione stabilisce i criteri di valutazione; il 22 luglio definisce gli argomenti della prova didattica della ricercatrice Toro; il 23 luglio fa la «disamina collegiale dei profili dei candidati», e lo stesso giorno procede con l’esame di Toro.

Il 29 luglio i giochi sono fatti: Veroux viene valutato «eccellente», Donati e Zanghì ottengono un «buono», Toro «pienamente sufficiente». Stando così le cose, ci vuole poco perché i prof decidano di valutare come vincitore Massimiliano Veroux. Il 5 agosto 2024 il rettore Francesco Priolo certifica il risultato. E lo conferma il 19 settembre dello stesso anno, nonostante le doglianze di Donati. Veroux è ordinario e la storia potrebbe finire qui. Se il chirurgo Marcello Donati, sconfitto, non decidesse di fare ricorso al Tar di Catania, chiedendo l’annullamento delle valutazioni.

Per il ricorrente, il suo curriculum sarebbe stato quantomeno sottostimato. Mentre, di converso, quello di Veroux sarebbe stato valutato più di quanto avrebbe meritato. Nel ricorso, Donati fa riferimento inoltre ai criteri individuati dalla commissione valutatrice: quest’ultima si sarebbe limitata ad applicare quelli previsti dal bando, senza approfondirli né prevedere un punteggio applicabile a ciascuno. Per i giudici del Tar, la commissione poteva sì agire in questo modo. Ma avrebbe poi, in sede di espressione del proprio giudizio, dovuto motivarlo in modo approfondito. Cosa che, invece, non avrebbe fatto. Scrivono i giudici amministrativi: esiste una «evidente carenza» di motivazioni, che «impedisce al collegio di distinguere, poiché rimasti inespressi, tra i percorsi valutativi opinabili, e in quanto tali insindacabili da questo giudice, da quelli contraddittori». In altri termini: la sintesi dei commissari è tale che perfino i magistrati non possono esprimersi.

È obbligatorio che le valutazioni facciano «emergere chiaramente le ragioni di fatto e di scienza (nonché ove necessarie anche giuridiche) che hanno determinato la scelta di un candidato». Eppure, in questo caso le ragioni non sarebbero chiare. Nel caso di Veroux, si legge: «Presenta un’attività didattica di ottimo livello […] L’eccellente ricerca scientifica copre vari campi della chirurgia generale e della chirurgia trapiantologica, e ha consentito al candidato di acquisire visibilità nazionale, grazie anche alla produzione scientifica notevole e di eccellente livello e alle responsabilità assistenziali. Di ottimo livello l’attività chirurgica che copre vari campi […]». Di contro, il curriculum di Donati viene definito «interessante», con una «ricca esperienza internazionale» e «adeguata esperienza clinica». «Tuttavia - scrive la commissione - l’attività editoriale nel suo complesso appare ancora ridotta nei numeri e nell’impatto sulla comunità scientifica».
«Entrambi i giudizi espressi dalla commissione in sede collegiale appaiono laconici e stereotipati». Addirittura, quelli dei singoli commissari «non superano mai le due righe». Si evidenzia, dice la sentenza, «una strutturale assenza e carenza di motivazione dell’intera procedura concorsuale». Che diventa «gravemente carente» e in un caso «omessa» nella valutazione delle pubblicazioni di Veroux. Il Tar di Catania, dunque, non ha dubbi: esito del concorso annullato, nuova commissione e nuova valutazione. L’università deve, inoltre, pagare 2.500 euro di spese legali al professore Donati.
«È una sentenza che non ritengo giusta. Faremo ricorso al Cga», anticipa Massimiliano Veroux a La Sicilia. «Segnalo che il Tar non è entrato nel merito: non dicono che il ricorrente è più qualificato di me. Dicono che la commissione non si è espressa in maniera compiuta, che è cosa diversa dal dire che non hanno fatto bene il loro lavoro». «Non temo il giudizio di nuovi commissari - aggiunge - perché il mio curriculum è superiore. Temo l’impatto mediatico, per la solita questione del “figlio di”, “fratello di”… È dura essere esposti al pubblico giudizio senza una valutazione di merito».