Quando i "carcagnusi" si infuriarono per la perdita di un carico di cocaina
Le nuove rivelazioni del pentito Rosario Bucolo.
C’è anche Matteo Mazzei, figlio del capomafia Nuccio, nei racconti del nuovo collaboratore del clan Santapaola Rosario Bucolo. Il giovane rampollo dei “carcagnusi” sarebbe stato coinvolto in un grosso affare di droga. Del valore di migliaia di euro. Bucolo - che da qualche mese ha voltato le spalle alla mafia - ha spiegato ai magistrati della Dda di essere dovuto intervenire per “difendere” un amico del clan in un contrasto molto delicato sorto con il giovane “erede” di Mazzei. Il personaggio da tutelare è Fabrizio Scuto, figlio di Pino (citato da Bucolo per la pericolosa bagarre del debito di droga del reggente Ciccio Napoli).
A causare lo scontro sarebbe stato l’autotrasportatore “Alfio”, che si sarebbe occupato di trasportare dalla Spagna una partita di cocaina per conto di Matteo Mazzei, Christian «il nipote di Nuccio» e un altro detto «Charlie». «Il problema era sorto perché i Mazzei davano la colpa agli Scuto della perdita della droga. Fabrizio mi raccontò che i Mazzei gli volevano togliere il parcheggio ritenendo che essi avessero la responsabilità - spiega Bucolo ai pm - della scomparsa del grosso carico di cocaina poiché l’autista aveva scaricato il camion» con cui avrebbe trasportato la cocaina «nel deposito degli Scuto a Picanello». Insomma era l’ultima destinazione dell’autotrasportatore. Un risarcimento alquanto oneroso. E assolutamente inaccettabile per Bucolo, che all’epoca era il vice-capo del gruppo mafioso del Castello Ursino. I Mazzei avevano già subito una perdita di droga per colpa di “Alfio” l’autotrasportatore: una partita di sostanza pagata la bellezza di 375.000 euro.
L’autista aveva detto di essere stato rapinato da dei finti poliziotti, ma i giovani “carcagnusi” non gli avevano creduto. Pensavano si trattasse di una seconda truffa. Bucolo ha quindi dovuto fare da paciere. «Ho dormito nel parcheggio e mi sono fatto trovare io in ufficio dai Mazzei», spiega. Il boss ha tentato una strada risolutiva. Alla fine è stato l’autista a doversi prendere la responsabilità economica della perdita. «A questo punto i Mazzei concordarono con Alfio (l’autotrasportatore, ndr) che questi avrebbe consegnato una Porsche Cayenne bianca del valore di 60.000 euro. La rimanenza dei soldi li avrebbe scomputati con i trasporti di droga dalla Spagna. I Mazzei - spiega Bucolo - non avrebbero pagato il viaggio».
In questa storia però Bucolo sottolinea - ancora una volta - l’incapacità di Salvatore Mirabella “Paloccu” nella gestione degli affari mafiosi. Nel corso di una riunione a casa della madre, Bucolo lo avrebbe bacchettato: «Io ho ripreso Mirabella per il fatto che aveva abbandonato i figli di un amico nostro, che fa parte della famiglia Santapaola. Gli dissi che per il fatto che lui gestiva i quartieri, dietro disposizione di Ciccio Russo (il reggente arrestato l’anno scorso dai poliziotti nel blitz Ombra), non poteva non intervenire». Dopo questa frase i verbali sono coperti dagli omissis.
(Foto d'archivio)