Il rettore uscente Priolo: «Rifarei tutto, ho dato forza e identità all'Ateneo di Catania»
Lo incontriamo nel suo “ultimo giorno di scuola”. Ha ancora l’aria del giovane ricercatore anche se per più di 2.200 giorni è stato il rettore di una delle più importanti Università del Sud d’Italia
Ore 7.15, il centro storico si sta svegliando. Il barista di piazza Università ci dà la conferma. “Lui arriva sempre la mattina presto, a piedi, passa dal bancomat e sale in ufficio”. Incontriamo il rettore uscente Francesco Priolo a Palazzo Centrale nel suo “ultimo giorno di scuola”. Ha ancora l’aria del giovane ricercatore anche se per più di 2.200 giorni è stato il rettore di una delle più importanti Università del Sud d’Italia.
Sei anni al vertice, di cosa va più orgoglioso?
Sono tante cose di cui sono orgoglioso, ma sicuramente quelle più importanti sono legate al fatto di avere lavorato in squadra, quindi avere collaborato e condiviso con tanti colleghi e tante colleghe le decisioni in maniera ampia. Ma anche di avere riacquistato la fiducia e il rispetto da parte della società civile e delle istituzioni. Sono partito da una situazione molto difficile ma oggi l'antico Siciliae Studium Generale è rispettato a livello nazionale e internazionale. Questa è la cosa di cui sono più orgoglioso.
Lascia l'Università con i conti in ordine, ma con quale percezione esterna?
La percezione esterna è positiva, in quanto ho sempre tenuto la barra dritta, sono stato rigoroso, ho collaborato in maniera costante con le istituzioni del territorio, a partire dalla prefettura, dalle forze dell'ordine, dall'arcivescovado, chiaramente con i giornali ed anche con le aziende del territorio. Un'Università che non è una torre eburnea ma viceversa, un luogo di cultura aperto agli altri, questo lo si nota nel rapporto con gli studenti e le studentesse. Una cosa davvero che lascia il segno è il Palio di Ateneo, come è bello quando Piazza Università si riempie di migliaia di ragazzi e ragazze che non sono qui a protestare, ma sono qui a festeggiare il loro orgoglio di appartenere a questa Università.
Torniamo un attimo ai conti. Il miglioramento dei dati è stato costante: più studenti, più investimenti, bilanci sereni.
Assolutamente sì, abbiamo aumentato il numero degli immatricolati del 40%, davvero in controtendenza rispetto ad altre Università, rispetto a un trend italiano, i bilanci non solo sono in ordine, abbiamo delle riserve molto solide che sono aumentate considerevolmente in questi sei anni, ma nello stesso tempo abbiamo migliorato gli indici, i vari indicatori che vengono controllati dal ministero. Uno di questi, ad esempio, è l' ”indice spesa del personale” che è assolutamente in ordine e ci consente di guardare al futuro con tranquillità.
Da domani torna a essere il “professore”?
Io sono sempre stato un ricercatore e è chiaro che sei anni così intensi dedicati alla mia comunità, dedicati alla mia istituzione, mi hanno lasciato poco tempo per la cosa che non solo mi piace di più, ma è il mio scopo di vita, la ricerca. Non ho mai interrotto l'insegnamento, anche in questi anni ho continuato a insegnare, ho continuato a fare esami, ma sicuramente sulla ricerca ho dovuto diminuire l’impegno. Quello che farò è tornare nel mio dipartimento e cercare di riallacciare tutti quei rapporti nazionali e internazionali. Un po' come Cincinnato, ritorno al campo.
Il prossimo rettore inevitabilmente taglierà tanti nastri di progetti creati da lei, di lavori nati sotto la sua governance. Come vivrà quel momento?
Abbiamo fatto partire tanti progetti di rigenerazione urbana e di edilizia per oltre cento milioni di euro recuperati tutti dall'esterno. Penso al Vittorio Emanuele, penso all'Ascoli Tomaselli, penso alla ristrutturazione di Palazzo Boscarino, sede della facoltà di Giurisprudenza, di Via Androne, penso alla caserma Abela di Siracusa, al plesso di Farmacia alla Cittadella e a tanti altri immobili.
L'Università ha un ruolo nel piano urbanistico della città non da poco.
Assolutamente, vorrei da questo punto sottolineare che il mio delegato all'edilizia era il professore La Greca, oggi vice sindaco della città. Sottolineo ancora una volta che i rapporti con le istituzioni sono molto stretti. È ovvio che si tratta di lavori che sono finalizzati a studenti e studentesse, a nuove aule, a nuovi posti letto per gli studenti fuori sede, che saranno più che raddoppiati in pochi anni. Come nei prossimi anni si taglierà il nastro del polo formativo della Scuola Nazionale dell'Amministrazione. Ho lavorato tantissimo perché questo polo formativo potesse essere a Catania, presso la Scuola Superiore dell'Università. Io non sono un politico. Troppo spesso la politica guarda a un arco temporale che è quello della propria legislatura e quindi poterne rivendicarne subito il merito. Io credo che viceversa sia assolutamente importante guardare al futuro e quindi sarò orgoglioso che il nuovo rettore, il professore Enrico Foti, potrà portare a termine e tagliare il nastro di tutte queste opere, io sarò presente ad applaudire. Sono un ricercatore, ragiono a medio e lungo termine, non a breve termine.
Quali errori si riconosce? Cos'è che non rifarebbe? Cos'è che l'ha fatta soffrire in questi sei anni?
Se parliamo di quello che mi ha fatto soffrire, ve ne sono tante. Sei anni sono una vera e propria maratona, si parte con entusiasmo ma i problemi ci sono e nello stesso tempo ci sono tante sofferenze e tanti dolori. E anche in certi momenti tanta solitudine perché poi alla fine le decisioni sono tue. Ho fatto errori? Sì, sicuramente. Li rifarei o no? Io rifarei tutto. Nello stesso tempo credo di essere stato tutto il tempo in ascolto e di avere dato lo spazio a tutte e tutti. Perché il rettore è un primus inter pares, tutti ti portano i loro problemi e te ne fai carico. E questo l'ho sempre fatto, vorrei ricordare che non appena mi sono insediato è arrivata la pandemia e, ne sono certo, l’abbiamo gestita al meglio. In tre giorni avevamo 1.600 corsi online. Sono orgoglioso di questa squadra. E' chiaro che poi problemi ci sono e alcune cose non le rifarei, ma magari le tengo per me. Non mi piace chiamarla “azienda” perché l'Università è un baluardo di cultura. L'università non deve fare soldi. L'Università deve produrre cultura, deve produrre formazione, deve consentire ai ragazzi e alle ragazze di crescere, di diventare cittadini e cittadine consapevoli e poter contribuire ai bisogni della società. Siamo riusciti a lanciare nuovi progetti per i ragazzi. Ad esempio il Centro Universitario Teatrale che è qui di fronte. Qui centinaia di studenti, di tutti i corsi di laurea, da quelli scientifici a quelli umanistici, imparano a fare teatro ed arti performative, si è creato anche il coro dell’ateneo. Perché tutto questo fa crescere insieme, come in un campus. L'Università non è un manuale e neanche un video dove si imparano nozioni e si prende un pezzo di carta. Non per nulla l'Università è forse l'unico posto di lavoro che viene chiamato “comunità”, la comunità universitaria. E io devo dire che in questo giorno, dopo sei anni, la mia mente va ai volti di tutti quegli amici e amiche, tutti quei colleghi e colleghe che non ci sono più. In questo ruolo li ho visti tutti, perché partecipi a tutti i funerali di coloro che in questi sei anni se ne sono andati. A tutti quei studenti e studentesse la cui la vita è stata spezzata. E il volto di queste persone ti rimane dentro. Quindi un pensiero commosso vorrei darlo a loro.