Università di Catania, il neo rettore Foti: «La formazione è la vera sfida del futuro»
Ha la tempra e la grinta di chi aspetta da anni questo giorno. Il professore di ingegneria Idraulica poco più che sessantenne, si appresta a vivere i suoi prossimi sei anni con un ruolo che sembra cucito sulla sua persona
Ha la tempra e la grinta di chi aspetta da anni questo giorno. La soddisfazione di essere diventato rettore dell’Università di Catania non la nasconde. Il professore Enrico Foti, poco più che sessantenne, si appresta a vivere i suoi prossimi sei anni con un ruolo che sembra cucito sulla sua persona. Lo ha dimostrato nella lunga campagna elettorale della scorsa primavera, dialogando con tutti. Ne è una prova la scelta della sua segreteria “strategica”, un bar della città.
Magnifico rettore, cosa farà domattina?
Ho già calendarizzato le prime sedute del Senato e del Consiglio, i due organi di governo dell'Ateneo, quello politico, e quello di gestione. C’è bisogno di operatività e continuità immediata. Ma la felicità adesso si deve tradurre in energia per portare avanti le attività programmatiche. Il tutto in una continuità di attività, perché a breve partiranno tutti i corsi. Questo nuovo percorso coincide con l'inizio dell'anno accademico, quindi si sommano due aspetti importantissimi.
Dovrà lasciare il ruolo che ha avuto finora?
Avrò una riduzione significativa dell'attività didattica. Ma voglio mantenere il rapporto con i ragazzi, che peraltro sono la parte divertente del nostro lavoro, ti danno energia.
Ha più l’onore o l’onere di essere il rettore di un'Università così complessa, così grande?
Ma sicuramente più onore. Ma gli onori già ci sono nel ruolo in sé. Io sono già felicissimo di aver acquisito questo ruolo, davvero. È come dire, ho raggiunto una meta che pensavo non sarebbe stata facile da raggiungere. Ho lavorato parecchio per arrivare a questo risultato, sia mettendo a frutto l’esperienza, perché ho fatto per 12 anni il senatore e il direttore di dipartimento, sia dimostrando una capacità di dialogo con tutti gli ambiti universitari.
E in famiglia come l'hanno presa? starà ancora meno a casa di quanto stava prima?
Ma guardi, i miei figli sono già fuori, mia moglie è quasi più impegnata di me, quindi da questo punto di vista abbiamo sempre avuto una vita molto, come dire, molto piena di lavoro. I miei figli sono stati felicissimi, quel giorno dell'elezione erano con me, hanno partecipato moltissimo nell'ultimo miglio, il supporto della famiglia non mi è mai mancato.
Tre pregi e tre difetti.
Difetti ne ho tanti. Sono permaloso, sono distratto in maniera patologica. E qualche altro. Ma al contempo credo di essere generoso ed attento alle sensibilità degli altri e alle necessità degli altri. E mi riconosco un minimo di visione, almeno per quanto riguarda il lavoro che andrò a compiere.
Ma il sogno del cassetto di questi prossimi sei anni qual è? Cosa è la cosa che ti darebbe più soddisfazione in questo lavoro che sta per iniziare a compiere?
Noi siamo un grande Ateneo, un Ateneo di grandi tradizioni. Siamo nati nel 1434. Ecco, io ambisco a mantenerlo normale e sereno in tutte le sue componenti. Io vorrei che la tutti, a cominciare dagli studenti, ma anche i professori entrassero nei nostri edifici felici, ogni mattina. Un mondo sereno significa essere orgogliosi di lavorare e quindi ci vai volentieri, ci vai con serenità.
Sta pensando a tutte e tre le anime: il corpo docente, il corpo amministrativo e gli studenti?
Queste tre componenti sono assolutamente indissolubili, ma partiamo dagli studenti. Quando ci confrontiamo con certe eccellenze internazionali, la prima cosa che ti dicono i professori di quelle Università è: siamo eccezionali perché i nostri studenti sono eccezionali. Il motore sono loro. E noi dobbiamo avere questa consapevolezza, cioè che noi, l'Università, deve puntare tutto sugli studenti. Formare persone eccezionali è quello che rende eccezionale l'Università. Ma al contempo noi non solo dobbiamo fare didattica, cioè formare i professionisti di domani, ma anche la società di domani, i ricercatori di domani. E’ una responsabilità molto grossa.
Chi l’ha ha supportata di più in questi ultimi mesi? A chi vorrebbe dedicare questo risultato?
Ai miei colleghi, credo di far parte di una bella compagine. Il nostro ateneo è molto migliore di come io stesso immaginassi. Ho conosciuto persone con delle qualità eccellenti che ti danno energia ed entusiasmo. Il motto del mio programma è stato “studiare e lavorare in Sicilia”, dobbiamo cambiare la narrazione che vi è stata nel passato, non c'è più bisogno di andare fuori, la Sicilia ha enormi potenzialità lavorative che dobbiamo valorizzare. Recentemente una società, che vuole aprire una sede a Catania, mi ha chiesto di incontrare 40 giovani ingegneri, ebbene ho dovuto dire loro che non posso indicarne più di 4, perché materialmente non...non li abbiamo.