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Catania

Catania, un milione al Comune per 150 sensori del terremoto

Di Cesare La Marca

Adeguare tempi ed efficacia del piano di allerta in caso di scosse sismiche in un territorio ad alto rischio, dove dei passi avanti sono stati fatti ma moltissima strada c’è ancora da compiere verso un’adeguata cultura di prevenzione e mitigazione del pericolo. Se la tempestività delle informazioni (“early warning”, allerta precoce) è cruciale, un buon passo avanti si prospetta con il finanziamento del “Progetto per un sistema di Early Warning integrato per la gestione condivisa delle emergenze di Protezione Civile per Catania”, con fondi della Regione per 1,1 milioni per dotare la città di una serie di dispositivi che possono renderla più “reattiva” quando una scossa è già stata rilevata a una determinata distanza, prima che le onde sismiche producano i loro effetti.

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Si tratta di 18 sirene ad “alta intensità”, 150 sensori da interno da installare in tutti gli edifici scolastici e uffici di pertinenza del Comune, e ancora dieci “attuatori automatici” in grado di interrompere l’erogazione di gas ed energia elettrica per evitare rischi secondari generati da eventuali crolli o danneggiamenti delle infrastrutture, e un’app in grado di allertare in tempo reale gli utenti nella zona colpita e i gestori delle infrastrutture critiche.

Tempi brevissimi e magari manciate di secondi - premesso che i terremoti non sono prevedibili - che possono però fare la differenza in caso di pericolo, a patto di disporre di un efficace piano di allerta, e anche qui c’è molto da lavorare, come pure sull’altro grande fronte “critico”, quello dell’adeguamento del patrimonio edilizio pubblico e privato. «Adesso verranno avviate le procedure amministrative per la gara - spiega l’assessore alla Protezione civile Alessandro Porto - e il prossimo anno si potrà procedere con l’installazione dei nuovi dispositivi».

Inoltre, c’è da registrare l’avvio di una collaborazione con gli esperti di protezione civile della Municipalità di Tokyo - Kudo Satoshi, Hara Naoya, e Shioya Naoko - membri del “General Disaster Prevention Department” - che si sono incontrati al Comune con l’assessore Porto, col direttore alla Protezione civile Maria Luisa Areddia, e col direttore dei Sistemi informativi Maurizio Consoli. All’incontro erano presenti Calogero Foti, dirigente generale del Dipartimento della Protezione civile della Regione, Giovanni Spampinato, responsabile della Protezione civile della Sicilia orientale, Domenico Patanè, direttore della Sezione di Catania dell’Ingv, e Boris Behncke vulcanologo dell’Ingv

L’assessore Porto ha illustrato il Piano di protezione Civile del Comune, in corso di revisione, che pianifica gli interventi nella gestione delle emergenze. Con l’ausilio di diapositive e demo la delegazione giapponese ha potuto conoscere i principali scenari di rischio del territorio etneo, e le misure di salvaguardia che interessano ciascun scenario. Con un punto a sorpresa a favore di Catania, chi l’avrebbe detto, rispetto alla “perfezione” giapponese: una rete di volontariato di protezione civile che dalle parti di Tokio non esiste, mentre qui, pur tra tante carenze, è una risorsa preziosa.

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