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La giornata mondiale degli animali nel giorno di San Francesco d’Assisi

Di Carmen Greco |

Il 4 ottobre, giorno di san Francesco, è anche la Giornata mondiale degli animali. Una ricorrenza importante, in un Paese in cui più del 50 per cento delle famiglie possiede un animale d’affezione, che promuove la cultura del rispetto e della cura degli animali da compagnia, celebra il rapporto unico e speciale tra gli uomini e i loro pet e riconosce i numerosi modi in cui i nostri amici a quattro zampe ci arricchiscono la vita.

Oggi è anche tradizione benedire cani, gatti & co. Una volta erano pecore, galline e asini, oggi, in città, ci si deve accontentare. Al massimo, si portano canarini, criceti e pesci rossi, ma la cura, l’affetto, la sensibilità dei padroni è rimasta quella di sempre.

Oggi pomeriggio,  la tradizione si rinnoverà a Catania alle 17 nel santuario diocesano di San Francesco all’Immacolata, quando sul sagrato si potranno portare i propri amici animali per la benedizione.

Anche nella parrocchia di Santa Maria della Guardia, alle 17.30, benezione degli animali per gli amici a due e quattro zampe.  Un’usanza che San Francesco “condivide” con altri santi, vedi Sant’Antonio Abate e San Giuseppe. ma mentre Sant’Antonio Abate è considerato il protettore degli animali domestici (tanto da essere solitamente raffigurato con accanto un maiale che reca al collo una campanella), San Francesco d’Assisi è considerato protettore di tutti gli animali. Francesco, infatti, dialogava con tutti, anche con gli animali. Oggi, purtroppo, abbiamo difficoltà a dialogare tra noi esseri umani.

Ma com’è nata questa tradizione che celebra il senso della fraternità universale caratteristica del messaggio di S. Francesco?

Si tratta di un’usanza di origine contadina che risale al Medioevo, una volta venivano benedetti agnelli, vitelli, cavalli e animali d’allevamento. Oggi vengono portati cani e gatti, criceti e pappagalli.

La testimonianza delle fonti liturgiche attesta fin dai secoli VIII e IX un vasto panorama di benedizioni che venivano “elargite” anche in maniera “settoriale”, C’erano le benedizioni sulle persone (vescovi, abati, penitenti o catecumeni, malati), sulle cose destinate al culto (dalle chiese agli altari, dalle suppellettili per la celebrazione eucaristica all’acqua o sale) e su quegli elementi che sono necessari per la vita dell’uomo (semine, primizie, animali, case, attrezzi di lavoro).

C’è da dire che ancora oggi nelle campagne la tradizione antica è rimasta viva; la fede contadina continua a rivolgersi a Dio perché benedica e protegga quegli animali per mezzo dei quali l’uomo si procura il sostentamento necessario, nella fatica di ogni giorno. Nella nostra società cittadina e moderna sono profondamente mutati i parametri e i rapporti. E probabilmente resta sempre un sottofondo di fede nel desiderio di portare a benedire gli animali cosiddetti “di compagnia”. 

Aggiungiamo che anche per San Giuseppe, c’è l’usanza di benedire gli animali, ed anche in questo caso la tradizione discende dal mondo contadino visto che in quel periodo (19 marzo) si svolgevano le fiere per la compravendita degli animali. COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA