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Catania

Inchiesta Giunta Bianco, "Così facevano quadrare i bilanci"

Di Giuseppe Bonaccorsi

Catania - Dalle carte del fascicolo di chiusura delle indagini preliminari per il reato di falso in Bilancio, che chiama in causa l’ex sindaco Enzo Bianco e quasi tutti gli ex assessori della sua Giunta in carica dal 2013 al 2018, il copione per tutti gli anni presi in esame è quasi sempre lo stesso. I magistrati inquirenti Fabio Regolo e Fabio Saponara, su input dei vertici della Procura, hanno accertato dopo minuzioso studio del voluminoso fascicolo della Procura generale della Corte dei conti su Catania e il dissesto, che al Comune capoluogo era solito l’andazzo di procedere «mendacemente attraverso previsioni di entrate dolosamente sovrastimate e previsioni di spese scientemente sottostimate» per cui alla fine dell’anno la voragine finanziaria dim palazzo degli elefanti aumentava senza possibilità di porvi rimedio. Nei fatti, però, il Bilancio preventivo appariva in ordine ma le “pezze” attaccate alla meno peggio alla manovra economica avevano vistosi buchi difficilissimi poi da rammendare. Per il Bilancio 2013 - tanto per fare un esempio - il ragioniere Ettore De Salvo +è chiamato in causa perché «falsamente attestava la veridicità delle pfrevisioni di entrate formulate dai dirigenti reasponsabili pur nella piena consapevolezza della sovrastima delle stesse, «essendo tra l’altro noti allo stesso tempo i dati di di accertamento relativi ai medesimi capitoli nelle annualità precedenti».

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O il dirigente Pietro Belfiore che «consapevolmente attestava per il 2013 una previsione di entrata falsa e non motivata» per i diritti per le pubbliche affissioni, mentre il dirigente Salvatore Nicotra, secondo i magistrati, «attestava una previsione di entrata falsa» in merito ai proventi dei parcheggi Sostare, con una previsione di 600 mila euro e zero euro di entrate. Stesso discorso per i proventi delle sanzioni per il codice della strada da parte dei dirigente Alessandro Mangani (previsione 700mila euro, accertamento 0) e per una innumerevole serie di episodi che si sono perpetrati di anno in anno sino al 2018, di fatto probabilmente contribuendo pesantemente ad aumentare la voragine delle casse comunali. Per cui alla fine - sempre inerente al 2013 - i magistrati puntualizzano che la Giunta presieduta da Enzo Bianco «approvava la relazione programmatica 2013 ivi dolosamente attestando contrariamente al vero: previsioni di entrata non fondate, del tutto incoerenti e spropositate rispetto ai dati delle annualità precedenti che pure erano loro noti (tra cui previsioni riferite a entrate tributarie, in particolare la imposta pubblicità, affissioni, tributi speciali ed altre entrate proprie) e previsioni di spesa sottostimate avendo piena contezza dell’insufficienza delle risorse stanziate rispetto all’esposizione debitoria dell’ente, in particolare riferimento ai rapporti con la Partecipata Amt». «Gli stessi inoltre - puntualizzano i magistrati - pur conoscendone l’esistenza, dolosamente omettevano l’iscrizione in bilancio di somme sufficienti a finanziare gli ingenti debiti fuori bilancio maturati...».

Si tratta come detto di un copione ripetitivo per gli altri anni a seguire col coinvolgimento man mano di tutti e 36 gli indagati - tra ex sindaco, ex assessori, dirigenti e ex Ragionieri generali - per far quadrare il Bilancio di previsione e andare avanti come se tutto andasse bene mentre la città crollava. Nel Bilancio 2014, poi, alla Amt si aggrega anche la Multiservizi e in merito alle spese «scientemente sottostimate» i magistrati puntualizzano che «con riguardo ai contratti di servizio con Amt e Multiservizi» il Comune aveva stanziato «una previsione di spesa inferiore a quelle contrattualmente previste». In particolare, sempre per il 2014, spicca la previsione di entrata «falsa e non motivata» del dirigente Francesco Gullotta per la allora Tarsu (tassa rifiuti) con una previsione di 12milioni di entrate e un accertamento di 2mln441mila euro. Inoltre i magistrati, sempre per il 2014 contestano alla Giunta Bianco - tra le tante cose «le previsioni di entrate non fondate» per le alienazioni di immobili, sanzioni codice strada e previsioni Amt e Multiservizi «con somme intenzionalmente ripartite su una serie indefinita di capitoli di spesa», oltre ovviamente ai sempre presenti debiti fuori bilancio. Stessa trafila per il Bilancio 2015, quello del 2016 - in cui tra le entrate non fondate ci sono anche «fitti, entrate derivanti da quote a carico dell’Asp per ricovero anziani...alienazioni immobili e alienazione rete gas» -, per il 2017 anni un cui come Ragioniere c’era Massimo Rosso ( poi rimasto invischiato nella nota indagine sui rifiuti) che «falsamente attestava la veridicità delle previsioni di entrata... pur nella piena sovrastima delle stesse». Mente nel 2018 viene chiamata in causa la Ragioniera Clara Leonardi «per l’approvazione del rendiconto 2017 non rispondente al vero e ivi falsamente attestando l’esistenza di requisiti per la conservazione dei residui attivi (pur essendo consapevole dell’incapacità dell’ente di procedere alla relativa riscossione)».

Ma uno dei punti nodali dell’intero fascicolo riguarda anche la violazione del patto di stabilità avvenuto negli anni 2013, 2014, 2015 in cui lo stesso ex sindaco, gli ex ragionieri in carica e i revisori dei conti «attestavano contrariamente al vero, con atto pubblico, il rispetto del Patto di stabilità interno da parte del Comune pur essendo a conoscenza del carattere meramente apparente di tale risultato, avendo essi mendacemente attestato accertamenti di entrate in violazione dei requisiti di cui all’art. 179 del Tuel, e falsamente sottostimato i costi relativi ai contratti di servizio con le Partecipate, altresì omettendo di ivi considerare l’ingente importo dei debiti fuori bilancio a carico dell’ente pur essendo a conoscenza dell’esistenza degli stessi». Insomma un quadro significativo - secondo i magistrati - di violazioni. Adesso saranno i giudici ad accertare se gli atti compiuti dall’amministrazione Bianco e dai dirigenti hanno una rilevanza penale.

L’ex sindaco Bianco chiamato in causa dalla Procura, in una lunga nota (pubblicata interamente sull’edizione di ieri) ha in sintesi dichiarato: «Sono certo che dimostreremo la piena correttezza rispetto a come abbiamo affrontato la più grave crisi finanziaria nella storia di Catania»...aggiungendo: «Per 5 anni abbiamo evitato il dissesto e di questo sono orgoglioso».

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