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Catania

Catania, la prof. di matematica spende per il carcere i soldi del premio

Di Carmen Greco

CATANIA. I cancelli della casa circondariale di Bicocca (diretta da Giuseppe Russo) si apriranno agli studenti delle Superiori per visitare una piccola mostra di macchine matematiche. Una mostra come spazio di incontro tra chi è libero e chi è in carcere, tra chi è presente e chi è assente. 

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L’hanno chiamata “Vietato NON toccare” ed è opera di detenuti e professori che l’hanno realizzata grazie ad una stampante 3d. È quella comprata dalla prof. di matematica, Daniela Ferrarello, l’ideatrice del progetto, con i soldi del «Premio Nazionale Insegnanti - Italian Teacher Prize», gemellato con il Global Teacher Prize (una sorta di Nobel degli insegnanti).

Due anni fa era stata eletta fra i cinque insegnanti più bravi d’Italia (la sua scuola è la sezione dell’alberghiero «Wojtyla» all’interno della casa circondariale di Bicocca frequentata da 48 alunni, altri 25 fanno la scuola media e 35 la primaria) e i 30mila euro del premio li ha impiegati oltre che per la stampante, anche per libri, quaderni, penne. La stampante 3d è servita per costruire le macchine matematiche prendendo spunto dal Laboratorio di macchine matematiche dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Una cosa insolita per un carcere nel quale «i laboratori - sottolinea il responsabile dell’area pedagogica, Maurizio Battaglia, da 30 anni in questo settore - in genere sono di tipo umanistico, invece la matematica è uno strumento potente quando si parla di pedagogia della devianza, perché il rispetto delle regole, della logica matematica, sono un insegnamento».

Un progetto che ha coinvolto tutti all’interno della casa circondariale, a partire dagli agenti della polizia penitenziaria che hanno permesso di allestire tutto in sicurezza. Non è stato facile, infatti, portare determinati materiali all’interno di una struttura di alta sicurezza come quella di Bicocca.

La stampante 3d ha dato vita a macchine matematiche come la “Bottiglia di Klein” (il pezzo di apertura della mostra) o la leva di Archimede). Per il nastro di Möbius, è bastata una strisciolina cartonata bicolore larga qualche centimetro e incollata agli estremi dopo avergli dato un mezzo giro di torsione. Se si fa scorrere un dito sulla parte “esterna” ci si ritrova (senza sollevare il dito dal nastro) nella parte interna e non si capisce più quale sia il “dentro” e quale il “fuori”. https://sites.google.com/view/vietatonontoccare/il-progetto

In matematica si chiamano “superfici non orientabili”, perché non hanno le classiche due facce con le quali siamo abituati a pensare quando guardiamo un oggetto. Il dentro e il fuori in questo tipo di superfici si fondono, anzi si confondono. Ma ci sono anche le macchine matematiche di Archimede, la leva, lo specchio parabolico, la coclea. Riprodotte tutte in 3d. Una piccola mostra con una grande visione, quella di fare della matematica uno strumento di libertà. 

Al progetto hanno collaborato i prof. del Dipartimento di Matematica dell’Università di Catania Flavia Mammana, Giuseppe Scollo, Rita Cirmi e Clelia Leotta, quest’utima autrice della progettazione 3d e di una tesi su “Vietato NON toccare”, relatrice la prof. Ferrarello).

I prof. Flavia Mammana, Daniela Ferrarello e Giuseppe Scollo

Un’idea geniale - le macchine matematiche - per “attraversare bordi” non solo fisici ma anche mentali. Le frontiere del pregiudizio, i muri delle certezze assolute, il bianco e nero, il giusto o sbagliato. Qual è il limite fra matematica e filosofia? Non a caso grandi filosofi sono stati anche grandi matematici.

«Mi piacerebbe che le persone fuori vedessero i detenuti anche come li vedo io: persone che sono anche “altro”-  dice la prof. Ferrarello mentre mostra anche le macchine matematiche di Archimede. «La Sicilia non è solo terra di mafia (un altro “pregiudizio” da superare), ma anche di matematica. Pensiamo alla leva - spiega - può aiutare anche una piccola persona a sollevare il mondo, come diceva Archimede, uno che, da solo, difese la città di Siracusa contro i romani. Fare evolvere le persone non significa cambiarle. Se stiro un quadrato, trasformandolo in un rettangolo, le lunghezze non si mantengono, ma il parallelismo dei lati sì. Ecco, la scuola deve far crescere le persone e farle evolvere, pur cambiando alcune cose di noi, ma mantenendone altre».

Le macchine matematiche di Archimede della mostra "Vietato non toccare" all'interno del carcere di Bicocca

Per la prof. Flavia Mammana dell'Università di Catania questa esperienza in carcere ha lasciato il segno, professional e umano. «Quando mi hanno proposto di partecipare a questo progetto non ci ho dormito la notte - confessa - avevo paura di non riuscire. Poi ho capito che certe sfide vanno accolte perché spesso le partite vanno giocate».

Quella del laboratorio di matematica era una partita iniziata con nove giocatori, tanti erano i detenuti “iscritti” al progetto, e finita con tre per effetto di trasferimenti o di uscite. I tre che sono rimasti avranno adesso il compito di fare da ciceroni alle scolaresche e anche ai docenti che verranno a visitare la mostra. Un modo anche questo, per far dialogare direttamente il "dentro" con il "fuori".  

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