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«Non ci sono riscontri del summit mafioso a casa di Raffaele Lombardo»

Catania

«“Il clan cercava voti per Lombardo”: è una sintesi inesatta e parziale»

Di Redazione

Catania - Riceviamo da Raffaele Lombardo e pubblichiamo:

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«Scrivo per rettificare quanto contenuto nell’articolo pubblicato su “La Sicilia” di giorno 11 dicembre 2019 sotto il titolo "Il clan cercava voti per Lombardo" col sottotitolo “Cosa nostra si era spesa per l'ex governatore da prima del 1998” e on line con il titolo “I Santapaola Ercolano cercavano voti per Raffaele Lombardo”. L’articolo contiene una sintesi alquanto inesatta e parziale delle risultanze dell’istruttoria dibattimentale compiuta dalla I Sezione della Corte di Appello mentre entrambi i titoli sono evidentemente fuorvianti sul piano della corretta informazione al pubblico.

Innanzitutto, il racconto, apparso ai presenti assai lacunoso e confuso, reso dal sig. Palio, che ha affermato che assolutamente non mi ha mai conosciuto, si riferisce ad una asserita richiesta del signor Aldo La Rocca perché mi votasse nel corso di una campagna elettorale svoltasi tra il 1997 e 1998, non oltre poiché il signor La Rocca dal 1999 sarebbe finito in carcere. Sul punto non è necessario che io affermi alcunché, atteso che chi abbia un minimo di memoria delle vicende elettorali siciliane saprà trarne le dovute considerazioni.

Mi è stato altresì attribuito di avere sostenuto da presidente della Regione un’impresa nel calatino, non solo estranea all’orbita criminale, ma che avrebbe goduto della protezione del sottoscritto e della polizia. Pura invenzione sulla quale è superfluo in questa sede ogni commento. Quanto all'ingegnere Incarbone, egli ha dichiarato tra le altre cose (e per la seconda volta in un processo) che subito dopo essersi costituito a seguito del passaggio in giudicato della sentenza di condanna a suo carico, ha ricevuto in carcere la visita di alcune persone in abiti civili che prospettandogli la possibilità di accedere alla misura della detenzione domiciliare e dell’affidamento in prova ai servizi sociali gli chiedevano di rivelare quanto a sua conoscenza sul conto mio e del mio cosiddetto "cerchio magico". Alla obiezione dell’ingegnere che nulla avrebbe potuto rivelare poiché di nulla era a conoscenza seguiva, a distanza di una decina di giorni, il suo trasferimento nel carcere di Cosenza, dove, a notevole distanza dai suoi familiari, ha scontato buona parte della pena. Quanto sopra è contenuto nella fono registrazione dell'udienza di ieri (martedì, ndr) e nella trascrizione che seguirà fra qualche giorno».

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