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Psicosi coronavirus "investe" negozio gestito da cinesi a Gravina di Catania

Catania

Psicosi coronavirus a Gravina: «La titolare di quel negozio è infetta»

Di Carmelo Di Mauro

Catania - È ormai psicosi sempre più dilagante per il coronavirus. Moltissimi esercizi commerciali gestiti dagli asiatici vedono crollare giorno dopo giorno il loro giro di affari. L’aumentare dell’attenzione generale e dei timori collegati alla pandemia stanno ovviamente aumentando anche le notizie false e allarmistiche. Come quella ai danni di un centro commerciale di Gravina, “Lian-Lian", che si occupa di vendita di abbigliamento, casalinghi, elettronica, igiene intima, borse, giocattoli e ferramenta. Tutto è partito da un audio che diffonde la notizia della proprietaria in quarantena per aver tratto il coronavirus e invita a non frequentare il negozio perché potrebbe essere infettato. Anche la provincia etnea, dunque, colpita dal messaggio vocale, è vittima di questa psicosi. Un audio che in pochi minuti ha fatto il giro del web, diffondendosi tra i vari gruppi e chat di WhatsApp e di Facebook.

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“Lian Lian dicono che sia stato messo in quarantena. Evitiamo sti caz... di negozi cinesi. Non entriamo lì, spargi la voce tra i tuoi, si pensa che la proprietaria abbia preso il coronavirus”, questo il contenuto di alcuni messaggi audio circolati. Ovviamente una fake news montata ad arte e che ha fatto registrare in pochi giorni un calo dell’80% nelle vendite, come dichiarato da una fonte interna del negozio, in quanto i clienti si spaventano di essere infettati dai proprietari che sono di nazionalità cinese. Non sono state giornate facili quelle attraversate sia dai gestori cinesi del centro che dagli stessi commessi italiani investiti da una valanga d’odio attraverso messaggi a volte dal tono minaccioso. Tutto ha origine dal fatto che i titolari del centro commerciale sono rientrati dalla Cina dove si trovavano per festeggiare il Capodanno cinese, non appena si è diffusa la notizia del coronavirus, ancor prima che venissero chiuse le frontiere. Sempre da fonti interne del negozio si apprende che i proprietari si trovavano a ottocento chilometri di distanza da Wuhan, la città da dove si è diffuso il contagio a livello internazionale e che comunque al loro rientro, in aeroporto si sono regolarmente sottoposti, come tutti i passeggeri, alla misurazione della temperatura corporea nell'ambito dei controlli legati all'emergenza coronavirus.

Ciononostante i titolari sono rimasti a casa lasciando la gestione ai responsabili dei reparti. Smentita anche la voce che si era diffusa della temporanea chiusura del negozio: l’attività è rimasta regolarmente aperta anche se i clienti si sono ridotti drasticamente. E ciò ha comportato anche una riduzione degli orari di lavoro degli impiegati con taglio degli stipendi. Intanto anche la falsa notizia contribuisce ad aumentare la percezione del rischio. L’immotivata diffidenza verso i cinesi sta spingendo molti a evitare i numerosi ristoranti cinesi di Catania e provincia. I commercianti aspettano invano che entri qualcuno. “E ogni giorno bisogna pagare cuochi e camerieri – lamenta un ristoratore -. Eppure gli ingredienti che usiamo sono vostri, i fornitori di carne e pesce sono italiani. Non andiamo in Cina a comprare”.

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