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Omicidio Chiappone, una condanna all'ergastolo e una a 23 anni di reclusione

Catania

Omicidio Chiappone, una condanna all'ergastolo e una a 23 anni di reclusione

Di Mario Previtera

Sono pesantissime le condanne inflitte stamane al termine del processo che si celebra dinanzi alla IV Corte d’Assise di Catania riunita in camera di consiglio per circa 4 ore) per il brutale omicidio di Dario Chiappone, il giovane pizzaiolo giarrese ferocemente ucciso a coltellate in via Salvemini a Riposto, la sera del 31 ottobre del 2016.
Ergastolo per il giarrese Agatino Tuccio (oltre al pagamento delle spese processuali e delle spese di mantenimento in carcere durante la custodia cautelare) per omicidio aggravato dalla crudeltà e 23 anni per Salvatore Di Mauro (omicidio i concorso con esclusione della crudeltà e della partecipazione attiva), venditore ambulante di Riposto, allo stato latitante. Il Pm Santo Distefano per entrambi gli imputati aveva chiesto l’ergastolo.
A Agatino Tuccio sono state applicate le pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici dell’interdizione legale, della decadenza dalla responsabilità genitoriale; a Salvatore Di Mauro, le pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, dell’interdizione legale durante la pena, della decadenza dalla potestà genitoriale
Rimane in sospeso la posizione di Nino Marano, 75 anni, mascalese, il cosiddetto “killer delle carceri” detenuto nel carcere Pagliarelli di Palermo e che secondo l’accusa avrebbe avuto un ruolo nel brutale delitto. I legali di Marano attendono il pronunciamento della Cassazione: è stata presentata istanza avverso la decisione assunta dal Tribunale della libertà.

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IL BRUTALE OMICIDIO
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Catania, sono state delegate ai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Catania che, coadiuvati da quelli della Compagnia di Giarre, in sede di sopralluogo sulla scena del crimine repertarono delle buste di plastica abbandonate dai presunti assassini sul luogo del delitto.
Dalla rilevazione di alcune impronte papillari, impresse proprio su quelle buste, gli investigatori, tramite esami di laboratorio, riscontrarono che queste appartenevano al giarrese Agatino Tino. Nel proseguo delle indagini, l’attività info investigativa, corroborata da quella tecnica e dalla disamina delle immagini registrate dalle telecamere attive nelle zone di interesse, hanno consentito ai militari d’individuare Salvatore Di Mauro, quale corresponsabile del delitto. In questo quadro, gli accertamenti tecnici effettuati sull’autovettura di quest’ultimo, una Ford Fiesta, hanno consentito ai carabinieri della Sezione Investigazioni Scientifiche di Catania di rilevare alcune tracce di sangue che, analizzate dal R.I.S. di Messina, hanno fornito l’inequivocabile certezza che quelle tracce ematiche appartenessero alla vittima, fornendo così indiscutibile prova di colpevolezza del latitante Salvatore Di Mauro.

La Procura Distrettuale della Repubblica di Catania pertanto, sulla scorta delle risultanze investigative acquisite, richiese ed ottenne dal G.I.P. del Tribunale etneo l’emissione nel giugno del 2017 di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Agatino Tuccio e Salvatore Di Mauro.
I difensori dell’imputato Agatino Tuccio, avvocati Enzo Iofrida e Vanessa Furnari, cosi hanno commentato la sentenza: Rimaniamo assolutamente basiti per una inattesa condanna che, considerato il ruolo attribuito al Tuccio, non poteva che essere un ergastolo. Abbiamo, a nostro avviso, dimostrato che il nostro assistito non ha eseguito l’assassinio che gli è “stato imputato.
A questo punto i Giudici, evidentemente - prosegue la nota dei legali – non hanno ritenuto attendibili le dichiarazioni della testimone oculare, la Rapisarda, ma per capire veramente quali siano le motivazioni poste alla base di questa sentenza attendiamo il deposito delle motivazioni, solo allora, capiremo come la Corte sia giunta a questa decisione, che se fosse stata diversa avrebbe autorizzato il Tuccio a richiedere un milionario risarcimento dalla ingiusta detenzione che patisce da quasi 3 anni” .

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