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Catania: pin mancanti e telefoni muti, quando il buono-spesa non funziona

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Catania: pin mancanti e telefoni muti, quando il buono-spesa non funziona

Di Redazione

CATANIA - Le mille facce della solidarietà, specie in tempi di coronavirus, si rivelano attraverso le testimonianze dei cittadini, dall’attività delle tante associazioni che “dal basso” hanno dato vita a una vera e propria mobilitazione solidale e dai provvedimenti dell'amministrazione comunale, finanziati sia con fondi statali che da raccolte “crowdfunding”.

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Il 2 aprile il Comune ha approvato la misura del “buono spesa”, che è stato possibile richiedere dal 3 al 10 aprile, per circa 6.300 cittadini. Si tratta di 400 euro, utilizzabili scaricando un’apposita app: 100 euro sono spendibili per farmaci e prodotti affini e 300 euro (150 al mese) per generi alimentari acquistabili in determinati punti vendita. Le domande presentate sono state 16.175, i Servizi sociali hanno comunicato che le istanze analizzate sono state 3.000 e 2.372 hanno avuto parere positivo.

E qui sono iniziati i problemi. Dopo una partenza ottimistica, il sistema sembra essersi inceppato e sono tante le segnalazioni di disservizio segnalate soprattutto via social, ma anche al nostro giornale.

«Hanno approvato la mia richiesta - spiega Tiziana Castorina - la conferma l'ho ricevuta tramite messaggio, mi preannunciava una email con il pin per scaricare la app, ma non l’ho mai ricevuta».

Le segnalazioni come quella della signora Tiziana non si contano. Lo sfogo di Alessandro Serravalle è duro: «Per un errore a carico del Comune a oggi non ho potuto usufruire del buono spesa. Ho provato, e continuo a provare, a contattare i numeri di telefono indicati dal Comune: dal primo giorno risultano liberi, ma nessuno risponde. I numeri di cellulare hanno tutti la deviazione alla segreteria telefonica, piena, quindi è impossibile lasciare un messaggio, oppure la chiamata viene interrotta dopo uno squillo, o sono spenti. Mi sento totalmente abbandonato da istituzioni che, oltre a continuare a propagandare supporti economici alle famiglie in difficoltà, in realtà non hanno alzato un dito, o semplicemente risposto al telefono. Ho chiamato carabinieri, vigili urbani, protezione civile. Non mi resta che presentare un esposto».

«Non mi aspettavo arrivassero - commenta invece Roberto Zappalà - Ho fatto domanda e in dieci giorni ho ricevuto i buoni. Non 400 euro però, ma 300. Qualche problema l'ho avuto al supermercato con l'utilizzo dell'app, nemmeno loro sapevano bene come fare. Io la domanda l'ho fatta quasi subito, erano quesiti a cui possono rispondere tutti, alcuni “trabocchetto”, forse per questo molte istanze sono state annullate. Certo, se dovessi pensare di dover chiamare il Comune per chiarimenti impazzirei».

E poi ci sono le associazioni sul territorio che si prodigano a distribuire pacchi alimentari e scoprono l'insufficienza delle misure attuate per arginare il disagio alimentare. Tra loro c'è “Quarantena solidale”, un gruppo di volontari che, attraverso la loro pagina social, intercettano sia donatori di alimenti che richieste, consegnate rigorosamente a domicilio nel rispetto delle prescrizioni anticontagio. «Capiamo le difficoltà dell'amministrazione - dicono - ma ci auguriamo che si accelerino i tempi per garantire ai bisognosi quanto gli occorre. Perché la rete della solidarietà, per quanto forte in città, è quasi al collasso. Noi non chiediamo alcun contributo», specificano. Perché la segnalazione, provata, è di altre associazioni che per la consegna del pacco chiedono 1 euro come “contributo alle spese”: «Non godiamo di finanziamenti pubblici - spiegano - è un contributo minimo a fronte di un servizio dato a tante famiglie già da prima dell'emergenza».

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