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Catania, neo comandante dei Cc: «Catania divisa tra bellezza e degrado»

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Catania, neo comandante dei Cc: «Città divisa tra bellezza e degrado»

Di Concetto Mannisi

Catania - Parole misurate e una preparazione tecnica di altissimo livello. Sembra essere questo il profilo del colonnello Rino Coppola, proveniente dal Ros di Roma, da lunedì scorso nuovo comandante provinciale al posto del prossimo generale Raffaele Covetti, a sua volta divenuto il nuovo comandante della Legione Basilicata. Quarantasette anni, una trascorsa esperienza siciliana al comando della compagnia di Cefalù (dal 2000 al 2005), Coppola arriva ai piedi dell’Etna animato da un grande entusiasmo: «E’ - vero - conferma - quando ho saputo che la destinazione sarebbe stata Catania ho subito pensato ai momenti belli vissuti in quest’isola. La gente affabile, il personale preparato, la bellezza dei luoghi.... Devo dire che il primo impatto ha confermato le mie aspettative, anche se...».

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Anche se..,?

«I catanesi sono orgogliosi della propria città e quando ne parlano con chi viene da fuori, come il sottoscritto, lo fanno con amore. Ne esaltano la grandiosità dei monumenti, il fascino dei luoghi di interesse turistico, persino la nota e apprezzata tradizione culinaria.... Però è un peccato che al cospetto della bellezza della zona del Teatro Massimo, ad esempio, basti girare l’angolo per trovarsi davanti situazioni di degrado. Ecco, sarebbe bello un cambio di marcia in tal senso».

Sarebbe bello anche che la città fosse più tranquilla. A proposito, lei viene dal Ros e ha diretto le attività di analisi criminale sulle principali associazioni mafiose italiane ed etniche: ‘Ndrangheta, Cosa nostra, Camorra, Sacra corona unita, ma anche mafia nigeriana e criminalità albanese. Quanto può avere pesato questa sua porzione di curriculum sull’assegnazione al comando di Catania?

«Questo bisognerebbe chiederlo ai miei superiori. Di certo c’è che la nostra attenzione sarà massima verso tutti i fenomeni criminali, ma anche verso quelli afferenti alla cosiddetta microcriminalità. Sia in città sia, ancor di più, in provincia. Il comando provinciale consta di 62 stazioni, 2 tenenze e 9 compagnie, nella stragrande maggioranza dei casi unico presidio dello Stato fuori dal perimetro della città. Siamo il primo interfaccia per il cittadino e non c’è aspetto, quindi, che possa essere trascurato. Con la squadra di collaboratori di altissimo livello di cui mi avvarrò sono certo che riusciremo a fronteggiare ogni situazione. Ciò, è chiaro, sotto le direttive del prefetto Claudio Sammartino e il coordinamento del procuratore Carmelo Zuccaro, coi quali c’è già stato un primo proficuo scambio su quelle che possono essere le priorità, che ora mi riserbo di approfondire».

«Naturalmente - puntualizza - i migliori risultati sono il frutto di un lavoro di coordinamento e di sinergia che ci riguarda direttamente ma in cui, è chiaro, devono avere un ruolo tutti gli altri attori che si muovono nel settore della sicurezza».

Nella sua esperienza al Ros lei ha seguito anche le dinamiche della criminalità organizzata catanese: che idea si è fatto?

«C’è una situazione diversificata, là dove oltre le famiglie di Cosa nostra esistono altri gruppi criminali storicamente in alleanza o in contrapposizione fra loro. Certamente diventa necessario un monitoraggio costante di tali ambienti, per non farsi cogliere mai di sorpresa». «Anche perché - prosegue - c’è un’altra situazione complessa che ci impone di tenere ben alta la guardia».

A cosa si riferisce?

«Agli effetti determinati dal lockdown a seguito della pandemia da cui fra l’altro non siamo ancora usciti. Il lockdown ha certamente inciso sulle strutture delinquenziali meno attrezzate, ma ha pure offerto grandi opportunità alla criminalità organizzata. Mi riferisco al fenomeno dell’usura, con l’immissione e quindi l’investimento di notevole liquidità. Ma anche agli appalti pubblici, che saranno il volano della ripresa e che le organizzazioni criminali cercheranno di non farsi sfuggire. Ciò approfittando della propria capacità di inserirsi nei gangli della pubblica amministrazione, degli enti pubblici, attraverso il metodo corruttivo e collusivo che è proprio di queste circostanze».

Esiste un’emergenza in città legata all’ascesa della mafia nigeriana?

«So che di recente ci sono state delle operazioni anche a Catania, ma il fenomeno, che merita la giusta attenzione, non è allarmante come in altre province del territorio nazionale. Anzi, se devo essere più preciso devo dire che qui ai piedi dell’Etna non ci sono state saldature con la criminalità organizzata locale, mentre a Palermo qualcosa è avvenuto, ma con i nigeriani in posizione subordinata: sono state affidate loro delle piazze di spaccio e loro devono pagare per questo i referenti della criminalità locale».

Insomma, le idee sono chiare e la sua sfida personale si è già iniziata.

«Sarà certamente una esperienza bella ed entusiasmante, una sfida molto interessante. Ieri uno dei miei referenti istituzionali mi ha detto che questa è una città per la quale vale la pena spendere le proprie energie. Ne sono convinto e non sarò certo io a far venire meno ogni impegno».

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