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Femminicidi, accolto ricorso dei figli di Marianna Manduca per risarcimento

Catania

Violenza sulle donne, i figli di Marianna Manduca saranno risarciti

Di Redazione

PALERMO - Nella Giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne, dal premier Giuseppe Conte arriva la notizia che tanti avevano chiesto e si aspettavano: i tre figli di Marianna Manduca, la trentaduenne assassinata nel 2007 dal marito Saverio Nolfo (dopo aver denunciato il coniuge 12 volte in un anno alla procura di Caltagirone), avranno la somma dovuta alla loro mamma, indennizzo che era stato revocato dai giudizi su iniziativa del Governo, e anche un cospicuo risarcimento del danno non patrimoniale da parte dello Stato. Carmelo, Stefano e Salvatore, tredici anni fa erano ancora minorenni. «Certo, non riavranno più la loro mamma, giovane e bella, ma lo Stato sottoscriverà un accordo transattivo - dice il premier Giuseppe Conte, parlando a Palazzo Chigi - perché deve essere in grado di riconoscere i propri errori».

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Il presidente del Consiglio usa parole chiare: «E' una storia ordinaria di ingiustizia. I tre figli hanno passato un calvario giudiziario per vedere riconosciuti i loro diritti, perché la madre più volte aveva denunciato le violenze e si sono ritrovati nella incresciosa posizione di restituire una somma a lei riconosciuta a titolo di risarcimento del danno. Dobbiamo evitare che si completi il quarto grado di giudizio, la vertenza giudiziaria avrà termine perché lo Stato può finalmente sottoscrivere un accordo transattivo». E il premier cita Aldo Moro: «Uno Stato non è veramente democratico se non ha come fine supremo la dignità, la libertà, l'autonomia della persona umana. Lo Stato deve avere il coraggio di riconoscere i propri errori e trarne tutte le conseguenze assumendosi tutta la responsabilità. Una donna vittima di violenza non deve mai provare vergogna, mai più sentirsi sola».

Solo qualche giorno fa il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, aveva chiesto a Conte di occuparsi della vicenda: "oggi il premier ha dato una risposta che rende questo 25 novembre non solo un simbolo», ha sottolineato Provenzano.
Lo scorso 19 marzo la Corte d’appello di Messina aveva revocato l’indennizzo per danno patrimoniale nei confronti dei figli della vittima, ma il successivo 8 aprile la Cassazione ha bocciato la decisione dei giudici, stigmatizzando un «percorso argomentativo in contrasto con le regole che governano l'accertamento del concatenarsi degli eventi». La Corte d’appello di Catanzaro si sarebbe dovuta pronunciare sul caso il prossimo 9 dicembre. Il marito di Marianna - che per il delitto è stato condannato in abbreviato a 21 anni di carcere - ha inferto numerose coltellate contro la moglie, in strada, a Palagonia, nel Catanese, davanti ai passanti e al padre della vittima. Era il 3 ottobre 2007. Marianna, che si stava separando dal marito, aveva denunciato di essere stata più volte minacciata con un coltello, ma la Procura non ordinò alcuna perquisizione né il sequestro dell’arma. Secondo i giudici d’appello, «l'omissione addebitabile alla Procura» sarebbe stata «eziologicamente insufficiente» nel determinare la morte di Marianna. La Cassazione stabilì che il modo di argomentatre dei giudici d’appello era «contraddittorio» e non condivisibile. Il ricorso alla suprema corte era stato presentato da Carmelo Calì, il cugino di Marianna, che con sua moglie ha adottato i tre ragazzi. Calì si era costituito in giudizio contro la Presidenza del Consiglio che aveva ottenuto la revoca dell’indennizzo e che oggi ha completamente cambiato rotta.

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