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Covid, niente distanziamento nei mercati storici catanesi presi d'assalto anche per la crisi

Catania

Covid, niente distanziamento nei mercati storici catanesi presi d'assalto anche per la crisi

Di Cesare La Marca

Catania - È una spirale dolorosa e amarissima che si sta avvitando pericolosamente su se stessa: emergenza sanitaria e crisi economica, un mix micidiale che rischia di spingere nel baratro la città, anche quella parte di città che prova a sopravvivere come può, aprendo in questo dramma una ferita ancora più profonda. È vero che molti escono di casa senza particolari motivi, ma per le fasce sociali davvero disagiate, per quanti hanno perso il lavoro e non hanno risparmi da parte, per quanti non curano più le varie patologie, non possono pagare mutuo né assicurazione il discorso è un po’ diverso e anche più drammatico. Così, inevitabilmente e inesorabilmente, nel primo sabato in zona rossa che ricade nel pieno della crisi dilagante scatenata dalla pandemia, i mercati storici di piazza Carlo Alberto e della Pescheria - dove gli operatori sono ormai sull’orlo del tracollo - sono stati quasi presi d’assalto per una spesa alimentare “al risparmio”, che è consentita anche con le restrizioni in atto, ma che dovrebbe rispettare un distanziamento interpersonale che ieri non si è visto neanche col binocolo, né in piazza Carlo Alberto né in piazza Alonzo Di Benedetto, dove si svolge lo storico mercato del pesce.

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Purtroppo i dati sui contagi e con essi gli esperti nei quali fino a prova contraria bisogna avere fiducia dicono chiaramente che non si può andare avanti in questo modo, e allora pur essendo l’ultima cosa che avremmo voluto scrivere, servono controlli più efficaci per garantire il distanziamento per la spesa alimentare nei mercati storici, dove soprattutto in una fase come questa si affollano i cittadini in difficoltà per risparmiare qualcosa, né si può pensare che a garantire le misure di sicurezza in un contesto simile possa bastare l’impegno pur lodevole dei volontari ambientali, che anche ieri col megafono si sono sgolati per raccomandare di tirare su le mascherine e non stare a stretto contatto con gli altri avventori, spesso purtroppo senza esito. Diverso il caso di un paio di bancarelle dove nell’enorme spazio di piazza Carlo Alberto riservato al settore non alimentare - per il momento semideserto perché bloccato dalle restrizioni della zona rossa - sono stati ieri ugualmente esposti maglioni, felpe, giubbotti e altri capi di abbigliamento, richiamando anche qui numerosi avventori in cerca di qualche affare a buon mercato. Evidentemente il bisogno di lavorare di questi operatori che hanno visto improvvisamente crollare i modesti guadagni della loro attività - e che vanno in qualche modo sostenuti in questa fase per poter poi riprendere in sicurezza il prima possibile - è tale da portarli anche a rischiare una sanzione molto pesante. Si tratta di un sintomo di disagio ed esasperazione che non può essere sottovalutato.

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