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Covid e crisi, «Nei condomini non paga più nessuno»

Catania

Covid e crisi, «Nei condomini non paga più nessuno»

Di Redazione

Catania - La lezione di grammatica a distanza al secondo piano in contemporanea all’accesa lite familiare tra urla e parolacce al terzo, l’esame universitario online al quarto mentre sullo stesso pianerottolo è in corso un rumoroso passaggio di lucidatrice, e ancora la pratica amministrativa seguita nel soggiorno “ufficio” mentre al di là della parete c’è un’esercitazione al pianoforte, e nel balcone di fronte una bella ripulita ai tappeti.

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Come era prevedibile, nei salotti e nelle cucine trasformati da smart working e dad in uffici, aule e redazioni, sono cambiati e aumentati anche i problemi condominiali, anche se le emergenze più gravi al momento sono altre, segnalate da uno degli osservatori più reali e attendibili di ciò che accade in città e tra le mura domestiche, quello degli amministratori di condominio. «Sì, abbiamo diverse segnalazioni che riguardano rumori e disturbi mentre si è in casa impegnati con smart working o dad - conferma il presidente Anaci Catania Salvo Mammana - ma in questa fase il problema più grave è l’impossibilità di convocare le assemblee di condominio in presenza per le misure anti assembramento, con la difficoltà di effettuarle a distanza perché molti condomini non sanno usare il computer o non ce l’hanno. Di conseguenza non si possono approvare i bilanci né effettuare gli interventi di manutenzione straordinaria. Aggiungo che con questa crisi sta dilagando il fenomeno del mancato pagamento delle quote condominiali, e in assenza di bilancio non si può intervenire sui condomini morosi che spesso approfittano di tutto questo, con percentuali allarmanti vicine all’80%, e che anche chi potrebbe pagare visto l’andazzo generale non lo sta più facendo. A questi rivolgo l’appello a pagare le quote, noi amministratori ci ritroviamo a gestire conti correnti condominiali vicini al rosso, e dunque non possiamo pagare fornitori e servizi essenziali anche a discapito della sicurezza, pensiamo per esempio a un ascensore fuori uso in caso di mancato pagamento della bolletta elettrica del condominio».

Insomma se ci sono crepe sotto i ballatoi o sulle facciate nella gran parte dei casi dovranno aspettare tempi migliori, sperando che non succeda nulla, ma questo risolve poco, perché a fronte di entrate ridotte al lumicino dei pochi “volenterosi” - per usare un termine relativo a un altro “palazzo” (Chigi) in rovina - le uscite certe e indifferibili non sono per nulla rimandate. «La situazione è disastrosa - aggiunge il presidente degli amministratori di condominio dell’Anaci - perché bollette, fatture e notifiche dall’Agenzia delle Entrate arrivano regolarmente, e ci sono da pagare stipendi e contributi ai portinai degli immobili. Continuando così rischiamo il taglio dell’energia elettrica condominiale che lascerebbe le scale al buio e bloccherebbe l’uso degli ascensori, inoltre in diversi immobili ci sono problemi per bollette idriche molto salate relative ad anni precedenti, oltre al fatto che in caso di spurgo delle fosse settiche perdura il problema che costringe le imprese al trasporto a Palermo o Agrigento, con costi fino a 1500 euro. La pandemia sta causando grossi problemi, e la sanificazione dei palazzi è solo uno di questi».

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