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Catania

Scordia, operaio preso a pugni in faccia per sbaglio: rischia lesioni permanenti

Di Lorenzo Gugliara

Scordia (Catania) - È rimasto sotto i ferri per otto ore. I medici dell’equipe dell’Unità Operativa maxillo-facciale dell’ospedale San Marco di Catania hanno dovuto applicare una sessantina di placche in titanio per ridurre le numerose microfratture che ne hanno completamente deturpato il volto, si spera non in modo definitivo. La vittima è un operaio 30enne di Scordia che lo scorso 28 febbraio è stato colpito con inaudita violenza da un minorenne e dalla madre. Il grave fatto di cronaca è stato reso pubblico nel corso dell’ultima seduta del consiglio comunale dalla portavoce del Movimento 5 Stelle, Maria Contarino che ha stigmatizzato l’episodio di violenza gratuita in un contesto di silenzio da parte delle Istituzioni. La consigliera ha espresso solidarietà ai familiari puntando l’attenzione su una vicenda dai contorni poco chiari.

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L’uomo era in compagnia di alcuni amici a sorseggiare una bevanda nei pressi di un chiosco nello slargo Agnone, quando all’improvviso è arrivato alle sue spalle un giovane, sembra minorenne, che, secondo il racconto del padre della vittima, ha cominciato a prenderlo a pugni in faccia. A concorrere nell’azione di assurda violenza sarebbe stata anche la madre che con l’uomo già a terra e privo di sensi lo avrebbe ripetutamente colpito con calci al volto. «Quando mi hanno chiamato al telefono non ci volevo credere – afferma il padre – anche perché mio figlio non ha mai fatto male neanche ad una mosca. Il volto tumefatto, l’occhio quasi fuori dall’orbita. Non riuscivo neanche a riconoscerlo». Immediatamente è stato soccorso da un’ambulanza del 118 e trasportato all’ospedale di Militello dove i medici hanno ritenuto necessaria una consulenza maxillo-facciale dei colleghi del San Marco di Catania che ne hanno disposto il ricovero e l’intervento a cui è seguito il decorso post-operatorio di una settimana. Adesso l’uomo è costretto a rimanere a casa perché non riesce a sopportare la luce. «Stento a credere che in una comunità come la nostra possano accadere simili episodi – continua il padre – mio figlio è stato lasciato solo. Ma questo non mi tocca più di tanto. Quello che chiedo è giustizia. Lo ammetto, per un attimo ho pensato di farmela da solo, ma poi ho pensato che la cosa migliore è che la legge faccia il suo corso».

Ma perché tanta violenza nei confronti di suo figlio che tutti descrivono come un ragazzo esemplare?. «Da quello che è venuto fuori dalle indagini – afferma – sembra che sia stato scambiato per un’altra persona la quale qualche ora prima aveva avuto un diverbio con il minorenne. Ma questo non cambia di una virgola la volontà di fare male, per questo parlare di tentato omicidio non è poi una esagerazione. Mio figlio rischia di avere lesioni permanenti che gli potrebbero cambiare la vita per sempre».

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