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Catania

Catania, Stent scaduti al Cannizzaro: chiesto il processo per 3 medici e due imprenditori

Di Orazio Provini

CATANIA - Durante interventi di angioplastica avrebbero impiantato nelle arterie di sette pazienti stent medicali contenenti farmaci antiproliferazione già scaduti di validità. Per questo motivo la Procura della Repubblica di Catania ha chiesto al Gip del tribunale etneo il rinvio a giudizio di Alfredo Galassi, già responsabile dell’Unità operativa di Emodinamica dell’ospedale Cannizzaro, dei medici cardiologi Salvatore Azzarelli e Michele Giacoppo, in servizio nella stessa struttura e di Salvatore Costanzo e Alessandro Pilo, il primo rappresentante legale della Archigen srl, il secondo amministratore unico della Hospital Program srl.

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Il procuratore aggiunto Michelangelo Patanè e i sostituti Marco Bisogni e Agata Consoli hanno chiesto il loro rinvio a giudizio ipotizzando per il primario i reati di abuso d’ufficio e somministrazione di farmaci guasti, contestazione quest’ultima mossa anche agli altri due medici indagati anche per delitto colposo contro la salute pubblica. Chiesto il giudizio anche di due fornitori: Alessandro Pilo e Salvatore Costanzo per avere consegnato, rispettivamente, quattro e tre stent con validità inferiore ai due-terzi del periodo massimo stabilito dal fabbricante. Il reato ipotizzato dalla Procura nei loro confronti è di frode nelle pubbliche forniture.

  

La vicenda nasce dalla denuncia del 2013 dell’allora commissario regionale del Cannizzaro Paolo Cantaro che, dopo qualche settimana dal suo insediamento, registrò, informando poi la Procura, alcune anomalie riscontrate nella gestione della Stent, (le mini protesi che si impiantano nelle arterie dei pazienti) nel reparto di Emodinamica della Cardiologia dell’ospedale catanese.

 

Le parti offese sono state identificate nell’ospedale Cannizzaro e nei sette pazienti che hanno avuto impiantati gli stent scaduti. Agli atti dell’inchiesta sono confluiti anche indagini dei carabinieri del Nas, documenti, intercettazioni telefoniche, e una consulenza medico legale eseguita da esperti del settore.

 

La richiesta di rinvio a giudizio dei cinque indagati è stata depositata nei giorni scorsi dalla Procura alla segreteria del presidente dei Gip di Catania, Nunzio Sarpietro.

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