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Catania

«Io con questo ti ucciderò»: la cronaca di un delitto annunciato

Di Redazione

Rancori convocati nei confronti dell'ex moglie, madre dei suoi tre figli. Proprio l'affidamento dei tre minori sarebbe stato causa dei tanti litigi e scontri che culminarono poi nel terribile delitto. E nonostante Saverio Nolfo avesse ottenuto l'affidamento dei tre figli maschi (allora bambini di 3, 5 e 6 anni), non aveva rinunciato ad una sete di vendetta nei confronti dell'ex compagna. Marianna Manduca, 32 anni, quella sera del 3 ottobre del 2007 era andata, in compagnia del padre Salvatore, ad accompagnare i bambini nella dimora paterna in via Trivio a Palagonia.

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Non avrebbe mai potuto immaginare che l'ex marito, nonostante gli accesi contrasti mai sopiti tra i due, avesse deciso di ucciderla con una dinamica che sarebbe stata premeditata. Nolfo aveva atteso il passaggio dell'auto con a bordo la donna e l'ex suocero, per speronarla frontalmente con la sua macchina, una Fiat Croma. E così accadde. L'mpatto tra i due mezzi fu violento. L'uxoricida scese dall'auto armato di bastone e coltello. Il primo ad essere affrontato fu il padre di Marianna, Salvatore, che in quell'agguato rimase ferito.

 

 

 Marianna Manduca avendo intuito le intenzioni dell'ex coniuge, tentò di fuggire ma invano. L'uomo la raggiunse dopo pochi metri colpendola con più fendenti: la donna morirà dissanguata. Saverio Nolfo, all'epoca dei fatti 36enne, andò a costituirsi consegnando il coltello che aveva mostrato alla ex moglie decine di volte dicendole: «Io con questo ti ucciderò».

 

 

Le denunce

Dodici denunce sporte nei confronti del marito per violenze, soprusi, minacce non erano servite a placare la furia di Saverio Nolfo, manovale.

 

 

Anzi, dopo la separazione, Marianna Manduca, 32 anni, in lotta per riavere con sé i tre figli (che erano stati assegnati al coniuge), aveva continuato a subire vessazioni e botte. E quel marito violento era stato denunciato per ben dodici volte. Dopo l'uxoricidio, il Tribunale di Caltagirone affidò i tre bambini ad un cugino della donna, Carmelo Calì, imprenditore edile residente a Senigallia, che aveva incaricato un legale di chiedere al ministro della Giustizia un'ispezione negli uffici giudiziari di Caltagirone, per capire come mai quelle dodici denunce fossero rimaste senza conseguenze.

 

La condanna

Saverio Nolfo viene condannato dal Tribunale di Caltagirone a 21 di anni di carcere nel 2009. Una condanna che sarà confermata in appello due anni dopo. I giudici della Corte d'assise d'appello di Catania, davanti ai quali si era svolto il processo di secondo grado, confermarono la sentenza con cui il Gup, ritenendo sussistente la premeditazione e negando i motivi abietti e futili, ma riconoscendo l'equivalenza delle attenuanti generiche alle aggravanti, aveva concesso all'uomo uno sconto di pena notevole (riconducibile pure alla scelta del rito abbreviato) rispetto alla richiesta del carcere a vita avanzata dalla pubblica accusa.

 

Il processo ai pm 

Soltanto nell'aprile del 2016 comincia il processo per la responsabilità civile dei magistrati che si occuparono del delitto di Marianna Manduca, uccisa dal marito dopo 12 denunce per violenze. Davanti alla Corte d’Appello di Messina, 9 anni dopo il femminicidio di Palagonia, ha inizio il processo che si concluderà con la condanna dei magistrati. E' toccato ai togati messinesi stabilire se i colleghi di Caltagirone avessero agito con “negligenza inescusabile” nei confronti di Marianna e dei figli, che avevano chiesto alla Procura di fermare l’uomo.
Il fascicolo era arrivato alla Suprema Corte dopo che due giudici, a Caltagirone e Messina, lo avevano dichiarato inammisibile. La legge del ‘98 che consente di intentare causa ai magistrati, infatti, fissa un limite massimo di due anni dai fatti. Nel 2009, però, il cugino di Marianna non era ancora il tutore legale dei tre bambini che, minorenni, non avrebbero potuto fare causa. I giudici siciliani hanno quindi cassato la domanda perché fuori termine, mentre la Suprema Corte aveva spostato il termine al 2011, legittimando il tutore legale alla causa civile. 

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