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I forni chiusi la domenica e la nuova rivolta del pane in Sicilia

Per i 5.000 panificatori dell'Isola il riposo forzato imposto dal decreto dell’ex assessore Mariella Lo Bello «fa solo un favore alla grande distribuzione»

I forni chiusi la domenica e la nuova rivolta del pane in Sicilia

CATANIA - Tremano in 5.000 per un decreto. Per le ripercussioni immediate che potrebbe avere e per quelle future. Tutte negative. E si parla di futuro a breve termine. Sono i panificatori siciliani, quelli che continuano a fare il pane, gli unici che hanno anche titoli, tecnici e giuridici, per fare davvero pane fresco. E venderlo per quello che è: pane fresco. Tremano perché è appena entrato in vigore il decreto dell’ex assessore Mariella Lo Bello che impone ai panificatori il riposo. Un riposo per nulla richiesto, spiegano e, anzi, fortemente controproducente per gli assetti di queste imprese.

«Il riposo nelle giornate domenicali e festive è sacrosanto ma, così come il testo normativo è stato articolato, il divieto imposto ai panificatori finirà di fatto per favorire la grande distribuzione organizzata e l’abusivismo».

Lanciano l’allarme Cna, Confartigianato, Claai e Casa Artigiani, che si sono riunite a Palermo per analizzare gli effetti del decreto. E vanno decisamente all’attacco. «È un decreto, la cui efficacia va immediatamente sospesa - spiegano le organizzazioni datoriali - perché nel suo complesso è dannoso per la categoria, oltre a presentare profili di illegittimità in quanto in contrasto con la direttiva di Bolkestein, recepita nell’ordinamento italiano, con l’obiettivo di favorire la libera circolazione dei servizi e l’abbattimento delle barriere tra i Paesi. Nelle prossime ore avvieremo formale procedura per chiedere all’assessore regionale alle Attività produttive, Mimmo Turano, che proveremo ad incontrare urgentemente assieme ai vertici del competente dipartimento, di prendere in seria considerazione la nostra proposta, che è corredata da autorevoli e puntuali pareri giuridici. Il decreto, non richiamando la classificazione del pane prevista dalla legge Bersani, è destinato a creare una condizione di svantaggio, se non proprio di concorrenza sleale, tra i panificatori e quei soggetti che esercitano attività similari».

In sostanza, spiegano le associazioni, mentre l’attività di panificazione è sottoposta a regime di chiusura domenicale o a turnazione, «nella grande distribuzione si procede, senza soluzione di continuità, alla produzione e vendita di pane surgelato, spesso di provenienza estera, largamente spacciato per pane fresco. Inoltre il decreto genera una ulteriore discriminazione per i panificatori e danno per i consumatori finali. Il riferimento è all’obbligo di confezionamento, il cui esonero è previsto solo per i panificatori che vendono al dettaglio nei locali di produzione. Ma la regola non viene fatta osservare nei locali insediati nei centri commerciali e nei supermercati, seppur in assenza dei necessari requisiti. Così come non figura nel decreto l’opportuna valorizzazione del pane tipico siciliano, attraverso la creazione di marchi di qualità, e non trova riscontro - osservano ancora Cna, Confartigianato, Claai e Casa Artigiani - nemmeno la mancata abrogazione dell’articolo 27 della legge regionale del 23 dicembre del 2000 n. 30 che assimila l’attività di panificazione ad un’attività commerciale e non ad un’attività artigianale imprenditoriale di produzione alimentare».

Entrando nel dettaglio, Tindaro Germanelli, segretario regionale della Cna alimentari, spiega: «Questo decreto rappresenta un autentico pericolo per la categoria sotto vari aspetti. Intanto perché, come detto, finisce con il favorire esclusivamente le catene della grande distribuzione che possono continuare a vendere il pane esattamente così come hanno fatto sino ad oggi, cioè spesso spacciando per fresco un pane che fresco non è. Anche perché solo chi panifica può dire di vendere prodotto fresco. Questo, però, significa anche che si spinge il consumatore ad avvicinarsi ad un altro punto vendita, appunto quello della Gdo, con il pericolo che, pur non trovando la stessa qualità, per motivi semplicemente di abitudine o di comodità abbandoni il suo rivenditore di fiducia».

Ma c’è dell’altro, ci dice Germanelli: «C’è che così svalutiamo anche la grande tradizione del pane siciliano, conosciuto da tutti, apprezzato, legato ad una storia di panificazione genuina. Rischiamo di bruciare questo patrimonio, affidando i consumatori al prodotto surgelato o a quello che continuano a vendere gli abusivi».

Sono tutte queste incongruenze - dicono quindi Cna, Confartigianato, Claai e Casa Artigiani - che ci portano ad assumere una posizione fortemente critica sul decreto Lo Bello, certamente intempestivo e carente di concertazione con i rappresentanti di categoria. Va posto subito rimedio alle falle presenti in queste norme, scritte in fretta e in furia alla vigila della campagna elettorale con il coinvolgimento di Assipan/Confcommercio che ha cercato, fino in fondo, di privilegiare la grande distribuzione organizzata a discapito dei legittimi interessi della categoria. Cna, Confartigianato, Claai e Sada Casa promuoveranno, in tempi brevi, un incontro con il nuovo governo regionale, al quale verrà sottoposta una più esaustiva proposta di riordino del settore della panificazione in Sicilia. E intanto le quattro organizzazioni hanno anche inviato una lettera ai sindaci siciliani, ai quali il decreto demanda il compito di concertare con i panificatori l’eventuale turnazione, per invitarli a non assumere alcuna decisione senza un preventivo momento di confronto con le organizzazioni di categoria, così come stabilito espressamente dall’articolo 2. Naturalmente solo per chi produce il pane davvero in maniera artigianale.

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commenti 1
  • eaglerider

    17 Dicembre 2017 - 23:11

    Hanno ragione ! Ma la sinistra ormai è la garante dei poteri forti. Quale popolo !!!!!!!

    Rispondi

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