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Digital food delivery, a Catania sempre più pasti a domicilio con le app

Di Pierangela Cannone

Catania - Catania città simbolo del “digital food delivery”, l’imbuto virtuale in cui viaggia la cucina da asporto, con ordinazioni staccate direttamente in rete. A decretare la posizione di prestigio è l’Osservatorio di Just Eat, app leader del take away, che nella terza edizione dell’indagine “Mappa del cibo a domicilio in Italia” passa al setaccio l’approccio alle ordinazioni online di venticinque città italiane, puntando la lente di ingrandimento sulle preferenze dei consumatori in termini di gusto, trend, curiosità. E a Catania la domanda di digital food è in forte crescita. La provincia etnea, infatti, si classifica al quarto posto tra le “big city” del domicilio e figura anche nella top ten tra quelle con la più alta crescita di ristoranti che scelgono il delivery, con un incremento rispetto al 2018 addirittura del 40%. Sebbene i panini - che rappresentano l’85% delle domande online - restano i preferiti per le sere “pantofolaie”, i veri protagonisti della trasformazione digitale in cucina sono i ristoranti, a tu per tu con nuovo modo di fare marketing.

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Ecco che il digital food delivery viene inteso come strumento per integrare il business aziendale, capace di incrementare il fatturato tra il 15 e il 30%. E a confermare le rilevazioni dell’Osservatorio della nota app sono proprio i ristoratori. Per Emanuele Serpa, infatti, il servizio «funziona - dice - ed anche bene. Lo uso dallo scorso maggio e ricevo molte ordinazioni da clienti che prediligono questa formula per trascorrere un weekend in comodità. Online comprano di tutto: dal dolce alla frittura alla bottiglia di vino. Il punto di debolezza del servizio è la costante lotta alla puntualità della consegna».

da sinistra Marco Rosso, Igor Farfante, Sergio Puleo, Emanuele Scerpa

Per i ristoratori 4,0 il digital food delivery è, quindi, un nuovo modo di fare volume, ma anche una sfida. «Mi avvalgo di tre app del delivery - dice Marco Rosso, titolare di un ristorante in centro - Così facendo, il mio marchio entra nelle cucine dei consumatori, che diventano potenziali clienti. Le piattaforme di delivery hanno un costo elevato, ma vanno intese come un alternativo canale pubblicitario che si autofinanzia». Il locale in via Santa Filomena di Igor Farfante è stato scelto di recente dalla troupe di Linea Verde per girare la puntata andata in onda di recente su Rai Uno, ma non per questo rinuncia al digital delivery. «È una scelta che premia - afferma Igor - Tuttavia, per noi ristoratori le spese sono elevate: le app chiedono circa il 30% sullo scontrino e a Catania ci sono troppi competitor e, spesso, hanno difficoltà a gestire gli ordini: è capitato più volte che noi eravamo pronti e i delivery no. Anche in questo settore occorre affidarsi a professionisti perché il servizio, se ben fatto, è ottimo anche se dal costo esagerato».

E poi c’è la voce fuori dal coro. Sergio Puleo gestisce un ristorante gourmet in quel di Aci Castello e non si è ancora lasciato ammaliare dal delivery «perché propongo una ristorazione “sensoriale” - spiega - e cioè guido i clienti alla riscoperta dei sapori e degli odori della tradizione, interpretati in chiave moderna. La mia parola d’ordine è innovazione e ogni piatto che propongo è un’esperienza del palato. Sebbene il servizio di asporto permetta di raggiungere più persone, non ho piacere che la materia di cui mi servo per l’elaborazione delle mie proposte enogastronomiche perda di efficacia. Insomma, è lontano dalla mia logica di ristorazione, ma non scredito chi lo fa perché il digital food delivery è, comunque, un’opportunità di business». A ordinare online sono per lo più studenti (52%), impiegati (28%) e liberi professionisti (14%). Il picco di richieste si registra il sabato, che è il giorno ideale da dedicare a un momento di convivialità condivisa, apprezzando magari diverse specialità culinarie seduti tutt’insieme intorno a un tavolo. Anche se le ordinazioni d’effetto sono suggerite dall’alchimia dell’olfatto. Ma queste appartengono al mondo dell’offline, che il digital food delivery non può certo rappresentare.

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