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L'idea dei fratelli Bonfissuto: «Adottate alberi di pistacchio»

Di Maria Ausilia Boemi

Canicattì (Agrigento) - Sono già 750 le persone che da tutto il mondo hanno aderito economicamente al progetto “Fustuq, adotta un albero di pistacchio” di due fratelli pasticceri di Canicatti, Vincenzo e Giulio Bonfissuto, che hanno lanciato il 30 luglio un crowdfunding (che si concluderà l’8 settembre) per piantare 70 alberi di pistacchio in un terreno limitrofo a quello dove sorge il loro laboratorio: l’idea è ripopolare la zona di una coltivazione pregiata siciliana che, a partire dagli anni ’70, è stata soppiantata dai vigneti e avere così materia prima «a centimetro zero» per la realizzazione dei loro dolci, in particolare panettoni e colombe al pistacchio. Insomma, regalare «più radici alle nostre radici», come spiegano i due nella presentazione del progetto, che prende il nome dall’arabo Fustuq da cui deriva il siciliano “Fastuca” (pistacchio).

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«Abbiamo trasferito da poco il nostro laboratorio in campagna (il punto vendita è invece in centro paese) - racconta Vincenzo - e abbiamo avuto la fortuna di trovare 30 alberi di pistacchio nel terreno aziendale. Da lì ci siamo incuriositi e abbiamo scoperto che storicamente quella zona era chiamata la vecchia fastuchera (pistacchieto) di contrada Giuliana. Alcuni anziani ci hanno raccontato in particolare che Canicattì fino agli anni ’70 era una zona di coltivazione di alberi di pistacchio, in seguito soppiantati dai vigneti. I 30 alberi trovati, già adulti, quest’anno ci daranno frutto, ma siccome siamo un’azienda dolciaria e il nostro prodotto di punta è il panettone al pistacchio, abbiamo pensato di piantare altri 70 alberi di pistacchio in un nostro terreno adiacente per essere autosufficienti e diventare la prima azienda dolciaria a prodursi la propria materia prima a centimetro zero».

Un’idea nata, quindi, per recuperare la tradizione della zona, ridare appunto radici alle proprie radici ricreando un legame profondo tra territorio e prodotti. Per realizzarla, i due fratelli hanno pensato al crowdfunding: «Le persone che sostengono il progetto partecipano economicamente ricevendo, in cambio, una ricompensa che varia a seconda della somma. A parte l’offerta libera, ci sono diverse tipologie di ricompense: da quella che prevede la ricompensa di un panettone (con 27 euro) via via a salire fino a quella più alta (da mille euro) che prevede l’adozione dell’albero di pistacchio, con tanto di targhetta apposta sul tronco col nome del sostenitore, 12 panettoni e una food experience da ospite nostro». Il progetto è piaciuto molto: dai finora 750 sostenitori da tutto il mondo - moltissimi dall’Italia, ma anche diversi appassionati dagli Stati Uniti, dalla Svezia, dall’Australia, a conferma dell’enorme appeal che la Sicilia riscuote in genere all’estero fino all’altra parte del globo - sono già stati raccolti quasi 45mila euro, rispetto all’obiettivo minimo di 15mila euro che i due fratelli pasticceri si erano posti per realizzare il progetto.

«Non ci aspettavamo un simile successo - ammette Vincenzo -. Vuol dire che il progetto è piaciuto alle persone: siamo un’azienda pasticcera da tanti anni sul mercato e probabilmente ha contribuito la curiosità di assaggiare uno dei nostri prodotti. Ma soprattutto è piaciuta tantissimo l’idea di adottare un albero - con i suoi rami, foglie, frutti - che magari può fornire l’ingrediente principale del croccantino o del panettone di pistacchio che un domani si va a gustare. Inoltre, noi invitiamo in azienda chi adotta l’albero e questo crea anche turismo, movimento e rivalutazione del territorio».

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