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Sette ragazzi catanesi nel team di "Cafoodda": snacking in progress alla siciliana

Di Carmen Greco

Sportivi, coltivatori, videomaker, creativi. Un mix che cammina a grandi passi su due gambe: la voglia di rimanere in Sicilia per realizzare qualcosa qui, l’idea di “vendere” il brand Sicilia con tutta la specificità che si porta dietro. Una grande ambizione che si nutre della competitività sui campi di beach volley e dell’amicizia che anima il gruppo di “Cafoodda”, così si chiama il progetto appena presentato ai piedi dell’Etna da sette ragazzi catanesi (tutti fra i 22 e i 26 anni, l’unico “over” ne ha 36) che parte da un’idea semplice: snack naturali con ingredienti siciliani di qualità al 100%. «L’idea - racconta Roberto Carbone, coodinatore del progetto - è partita l’estate scorsa grazie ad una collaborazione fra la mia azienda Sari (che produce conserve, aromi e spezie rigorosamente made in Sicily ndr) e la “Master ball Academy” (scuola di beach volley catanese ndr). La maggior parte degli snack con frutta secca o disidratata contiene additivi o conservanti, noi abbiamo pensato di farli senza alcun conservante e con ingredienti di qualità siciliani al 100%. Siamo partiti con un mix di mandorle, la varietà “pizzuta” di Avola, e “pere cosce” disidratate dell’Etna».

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Trentacinque grammi di salute per 182 calorie “fasciati” in una bustina tascabile che non lascia dubbi sulla sicilianità del prodotto con i “Re” (di coppe e d’oro) delle carte da gioco siciliane i quali, al posto dei “semi”, hanno in mano una mandorla e una pera. Un packaging studiato anche in relazione al nome “Cafoodda”, un imperativo che ricorre al classico gioco di parole prese in prestito dal dialetto mixate con l’inglese, in cui le due “o” sono graficamente stilizzate in due riconoscibili ruote di carretto siciliano. Prima di partire, il gruppo di giovani imprenditori ha effettuato attraverso i propri canali social, una sorta di analisi di mercato fra circa 500 persone chiamate a pronunciarsi su quanta frutta secca avrebbero voluto trovare in uno snack “funzionale”, quante calorie, quale confezione utilizzare e così via dicendo. Uno “spuntino” così concepito è destinato, in primis, a chi pratica sport - in genere molto attento all’alimentazione - ma l’obiettivo è farne un’alternativa alle merendine junk food, o agli “spezzafame” pieni di “aromi” non ben specificati che si leggono (quando si leggono) sulle etichette.

La scelta di fare uno snack del genere è sicuramente dettata dalle tendenze alimentari del momento improntate alla “nutraceutica” (vale a dire i principi nutritivi contenuti negli alimenti che hanno effetti benefici sulla salute), una parola che circola sempre di più sui siti dedicati all’alimentazione, nelle palestre e nelle farmacie. Se a tutto questo si aggiunge che in Italia il consumo di frutta secca “vola” grazie alla direzione salutistica dell’alimentazione intrapresa dai consumatori (non solo sportivi) negli ultimi anni, è facile immaginare perché la via dello snacking salvalinea e di qualità, possa essere un’idea vincente. Il 58% degli italiani mangia frutta secca quotidianamente perché ormai ne conosce i benefici (è ricca dei famosi grassi “buoni” Omega 3 e Omega 6, di fibre insolubili e proteine) e compra spesso mix di frutta secca per consumarla come spuntino a metà mattina o a metà pomeriggio. La frutta disidratata, invece, serve per fare il pieno di zuccheri, grazie al contenuto di fruttosio, glucosio e fibre solubili.

I consumatori, inoltre, pensano che sia molto importante l’assenza di “veleni” (leggi pesticidi e aflatossine) nelle bustine di frutta secca, più che la provenienza italiana della materia prima. In Sicilia, però, in molti casi, abbiamo ancora la fortuna di poter contare su entrambe le caratteristiche: la territorialità della frutta e la sua coltivazione senza pesticidi. «La nostra principale preoccupazione - afferma Giorgio Guzzo, uno dei quattro fondatori di “Cafoodda”, assieme a Carbone e a gemelli Giosuè e Federico Andronico - era scegliere dei prodotti di qualità, per questo abbiamo selezionato la mandorla “pizzuta” di Avola, dopo aver testato una serie di varietà di mandorle, da abbinare alle pere cosce dell’Etna. Oggi sul mercato esistono tanti prodotti siciliani, ma quello che volevamo noi era valorizzare quello che abbiamo avendo come “focus” la qualità e nient’altro».

«Un prodotto di nicchia se vogliamo», specifica Federico Andronico, che non teme il lancio del loro snack in un momento difficile per l’economia congelata a causa delle incertezze che suscita la pandemia. «Siamo pallavolisti - dichiara - abituati alle sfide e a trovare sempre una soluzione nei momenti in cui devi cambiare gioco». C’è da dire che il neonato “Cafoodda” vive grazie ad un gruppo di giovani che puntando sulle coltivazioni tradizionali vogliono mantenere in Sicilia le loro radici. E, questo, senza dubbio, è il motore che spinge il progetto. «Ci lega l’idea di investire su questa terra - sostiene Giosuè Andronico - perché crediamo che abbia delle grandi potenzialità. Non abbiamo mai pensato di andare fuori o cercare fortuna altrove e oggi i prodotti siciliani sono più facilmente identificabili e ricercati rispetto a qualche anno fa». Il team dei “creativi”, manco a dirlo, non poteva che essere rappresentato dall’unica donna del gruppo, Fabiola Castro, insegnante di beach volley tutti i giorni, fotografa e “comunicatrice” per Cafoodda, cui si deve assieme al grafico Salvatore Cucciuffo (tecnologo alimentare) e al videomaker, Simone Leone, la campagna “social” per il lancio del progetto. «La nostra è una famiglia contaminata - chiarisce - siamo riusciti a fonderci e confonderci all’interno di un progetto che ha come perno la Sicilia. La nostra amicizia è stata fondamentale, ma il vero collante è proprio l’idea che abbiamo di Sicilia, la voglia di far conoscere i suoi prodotti e il sogno che un giorno questi snack potranno magari finire non solo nei distributori delle palestre, ma anche in quelli delle scuole».

Al momento, i pezzi prodotti nel laboratorio “Sari” di Trecastagni (ogni bustina 2,50 euro) sono nell’unica versione mandorle-pere, ma sono già allo studio altre versioni, sempre mixando frutta secca e disidratata siciliana.

Twitter: @carmengreco612

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