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La “Iena” che sfidò le urne a Palermo «Il mio film-verità tra politica e boss»

Di Simone Russo
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«Questo film nasce da una campagna elettorale assolutamente autentica – dice La Vardera – mi hanno chiesto di candidarmi ed ho accettato ben volentieri. Ho deciso di documentare tutta la campagna elettorale con un mio amico che riprendeva con telecamera palese. Ho deciso di documentare anche quelli che erano gli incontri privati, attraverso l’utilizzo di una telecamera nascosta».

Sul web si leggono tante critiche negative contro questo progetto. In molti dicono che hai tradito la fiducia di chi ti ha sostenuto. Cosa rispondi?

«Chi si mette in primo piano e si espone, va incontro a tutto. Anche alle critiche. Viviamo in un’epoca in cui, per tanti anni, qualcuno ha sempre chiesto di essere trasparente e ci si è sempre lamentati che la politica non lo è mai stata. Quando per la prima volta, qualcuno si candida a sindaco di una città importante e decide di sposare il progetto, crederci e portarlo avanti con tutta la sua forza, registrando tutto, si viene attaccati. E’ un po’ triste leggere certi commenti».

La famiglia di Ismaele, intanto, è sotto vigilanza dinamica. La misura di protezione, intensificata in questi giorni, è scattata dopo che la Iena ha denunciato il boss mafioso Abbate, che gli aveva proposto un pacchetto di 300 voti della Kalsa a 30 euro l’uno. Il procedimento aperto nei confronti del boss è ancora in corso.

Non hai paura di quello che potrebbe succederti dopo la proiezione del film?

«E’ chiaro, è normale. La paura è un fattore con cui ogni uomo si deve misurare. È normale, non so che potrà succedere. Nel mio caso ho incontrato e documentato anche gli incontri con ambienti mafiosi che mi hanno fatto determinate proposte. E’ evidente che ti poni il problema delle conseguenze. Però, non è la prima volta che mi espongo su questi temi e non sarà l’ultima. Continuerò sempre ad andare avanti. Nel film si vede il mio rapporto abbastanza particolare con mia mamma. E’ una donna che ha paura per quello che può succedere a suo figlio. Come tutte le mamme italiane».

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