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Nanni Moretti in Sicilia con il suo ultimo docu-film: «Una storia che parla dell'oggi»

Di Maria Lombardo

Evento molto atteso l’incontro con Nanni Moretti nelle sale siciliane nell’ambito del tour per presentare “Santiago, Italia”: sabato 26 alle 16.30 a Siracusa (Cinema Aurora) e alle 21 a Modica (Cinema Aurora), il 27 alle 11 ancora a Modica, alle 17 e alle 19,45 a Catania, Cinema Odeon dove è stata aggiunta in extremis una seconda proiezione – anche questa introdotta dal regista – per far fronte al gran numero di richieste che ha in pochi giorni fatto quasi il tutto esaurito: l’esercente catanese Andrea Serrano lo dice con orgoglio e soddisfazione per i risultati che premiano le scelte degli ultimi tempi della sua sala verso un cinema di qualità.

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“Santiago,Italia” è uscito il 6 dicembre distribuito da Academy Two e per il grande successo di pubblico e di critica veleggia ormai verso i 100.000 spettatori, dopo aver chiuso il TorinoFilmFestival (ne abbiamo scritto dal capoluogo piemontese Nanni Moretti è intervenuto ma senza rilasciare interviste in quel contesto). “Una bella storia italiana di accoglienza e di coraggio” aveva detto Moretti a Torino e l’ha ripetuto anche nella rara intervista rilasciataci e uscita mercoledì 23 sull’edizione cartacea de “La Sicilia”: omaggio che il regista rende al pubblico siciliano e a una terra che gli sta molto a cuore, dove ha trascorso un’indimenticabile vacanza familiare negli anni Sessanta, ha girato “Palombella rossa” e “Caro diario” e ritorna sempre con gioia.

Con “Santiago, Italia” Moretti si mette da parte, sta al servizio dei fatti, della verità che ha cercato con umiltà di ricostruire. E’ uno dei pochi documentari fra i numerosi film che da “Io sono un autarchico” a “Mia madre” seguono il suo percorso umano, civile e artistico in questo Paese. Non parla di se stesso in “Santiago, Italia”, non compare neanche in video se non alla fine del film quando, finita l’intervista con un ex ufficiale di Pinochet, dopo avergli chiesto se prova senso di colpa o vergogna per quello che ha fatto, all’osservazione di quello (“Ma lei non è un prete, non è un giudice, che domanda mi fa? Non doveva essere imparziale?”) lui gli risponde che non può perché imparziale non è. Come dire: da cittadino non posso non avere una mia idea, far finta di niente e girarmi dall’altra parte.

Moretti fa parlare i fatti e i diretti testimoni del golpe cileno del 1973 che abbattè il governo democratico di Salvador Allende mentre l’ambasciata d’Italia a Santiago salvava gli oppositori ricercati dal regime militare di Pinochet, aiutandoli a saltare il muro per entrare nel giardino della sede diplomatica, salvandoli così da prigione e tortura. Nel 2013 era uscito un libro di Piero Masi, già ambasciatore d’Italia in Cile (“Santiago. 1 febbraio 1973-27 gennaio 1974 di Piero De Masi, Bonanno Editore) il quale figura fra gli intervistati di Moretti in questo film assieme a numerosi cileni che grazie al diritto d’asilo furono trasportati in Italia e si stabilirono definitivamente qui. Uomini e donne ormai avanti negli anni che si commuovono nel raccontare la loro vicenda e sono grati all’Italia. Numerosi gli spezzoni di documenti d’epoca in cui compaiono Allende, il poeta Pablo Neruda sostenitore del presidente socialista, acclamato dalla folla al grido di “Neruda, Neruda el pueblo te saluda”, momenti del colpo di Stato guidato da Pinochet. Un film nato da una visita in Cile dove al regista è stata raccontata questa storia che gli è sembrato di dover porgere ad altri.

Tecnicamente documentario, documentario di narrazione in effetti, “Santiago,Italia” racconta un momento che esalta il ruolo dell’Italia nel mondo, uno dei pochi Paesi che condannò ufficialmente il golpe militare: allora era presidente del Consiglio era Aldo Moro e ministro degli Esteri era Mariano Rumor.


“Mi fa piacere che sia stata apprezzata la semplicità, l’essenzialità del racconto e l’assenza di retorica – ci ha detto nell’intervista per l’edizione cartacea - ho fatto molte presentazioni e ho visto tanti ragazzi interessati a una storia così lontana nel tempo ma che riesce indirettamente anche a parlare dell’oggi”.

Mentre sta lavorando al nuovo film ispirato al romanzo “Tre piani” di Eshkol Nevo (è la prima volta che Moretti si cimenta con un soggetto d’altro autore), l’incontro col pubblico fortemente voluto rientra in quel suo non poter essere imparziale, aver bisogno di confrontarsi con la gente e di esporre la propria visione della realtà da uomo mosso da quello spirito democratico e di sinistra che per lui ha ancora un senso in un’Italia che vede oggi smarrita e confusa.

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