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"Parlami d'amuri - Na storia antica", al Teatro Brancati dal 14 gennaio, uno spaccato di musica e storia italiana

Redazione La Sicilia

13 Gennaio 2025, 16:47

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Dal 14 gennaio, al Teatro Brancati di Catania Mario Incudine, accompagnato da Antonio Vasta, porta in scena uno spaccato di storia italiana. Scritto da Costanza Diquattro diretto da Pino Strabioli.

L’Italia canticchiò vent’anni Giovinezza ma all’alba del ‘45 tuonò convinta Bella ciao. Lo spettacolo Parlami d’amuri – Na storia antica, in calendario da martedì 14 (ore 21) a domenica 19 gennaio al Teatro Vitaliano Brancati di Catania (e poi da giovedì 23 a domenica 26 gennaio al Teatro Massimo Città di Siracusa) porta in scena non soltanto uno spaccato di storia della musica italiana ma soprattutto uno spaccato di “storia patria”.
Lo spettacolo di Costanza Diquattro, per la regia di Pino Strabioli, vede protagonista il cantattore Mario Incudine che, accompagnato da Antonio Vasta al pianoforte e alla fisarmonica, conduce gli spettatori in questo viaggio fatto di musica e parole, di tenerezza e di ironia, di amarcord e di aneddoti che raccontano un pezzo della nostra storia. Parlami d’amuri è una produzione Teatro della Città (in collaborazione con ASC Production, Teatro Donnafugata).

Sotto la Guida di Pino Strabioli, artista da sempre sensibile al teatro canzone, la verve e la capacità istrionica di Mario Incudine è al servizio di uno spettacolo che vuole essere anche un omaggio alla canzone d’autore degli anni 1918-1940: un repertorio poco battuto, ma ricco di fascino e di bellezza, con testi modernissimi, melodie indimenticabili e armonie ardite. Un “materiale” da riportare a galla e da incorniciare. In quel periodo, la produzione musicale italiana ebbe una straordinaria evoluzione. La nascita della radio, che divenne un mezzo straordinario della propaganda, contribuì anche ad ampliare il pubblico degli ascoltatori e a diffondere sensibilmente la musica all’interno delle case italiane rendendola un “affare” comune e condiviso. Se da un lato si ramificava la musica fomentata dal fascismo, megafono di sentimenti patriottici, famigliari e lacrimosi, dall’altro si diffondeva, in rotta con le direttive dittatoriali, una musica d’oltreoceano, brillante e ironica. Sottobanco, come bische clandestine, nascevano lo swing e il jazz che ben presto entrarono a far parte di una realtà italiana che remava controcorrente attraverso la musica.