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Sicilia, i rientrati dal Nord fanno ancora paura: tra loro tasso di contagi 21 volte superiore alla media

Covid-19

Sicilia, i rientrati dal Nord fanno ancora paura: tra loro tasso di contagi 21 volte superiore alla media

Di Mario Barresi

CATANIA - Uno su cento, fra i siciliani rientrati nell’Isola nel corso dell’emergenza coronavirus, è risultato contagiato. Questo è il dato che si desume da quanto affermato venerdì scorso dall’assessore regionale alla Salute. Ruggero Razza ha infatti detto che «abbiamo acquisito circa 6mila campioni, di questi ne sono stati elaborati oltre 4mila e tra questi abbiamo rinvenuto 39 cittadini positivi».

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La cifra, soltanto in apparenza infinitesimale in termini assoluti, è però significativa a livello epidemiologico. Il tasso di positività dei cosiddetti “rientrati” di cui finora si conosce l’esito del test è infatti quasi dell'1%, precisamente lo 0,975%. Un dato molto più alto se paragonato al numero di siciliani risultati contagiati rispetto alla popolazione: 2.302 su circa cinque milioni di cittadini. Ovvero: lo 0,046%. Anche se - come ci fa giustamente notare Giuseppe Forte, docente associato del Dipartimento di Scienze del farmaco dell'Università di Catania - il tasso di contagio viene fuori da test su un campione della popolazione e non su tutti i cittadini siciliani.

«Se torturi i numeri abbastanza a lungo, confesseranno qualsiasi cosa», diceva Gregg Easterbrook, il giornalista e scrittore americano che piace tanto al commissario per l’emergenza coronavirus Domenico Arcuri. In questo caso, però, non c’è bisogno di usare alcuna violenza. Ma di saperli semplicemente leggere, i numeri.

Il tasso di contagiati, fra i siciliani rientrati soprattutto dal Nord, è 21 volte più alto della media siciliana (di preciso: 21,19), nella quale fra l’altro sono compresi pure loro. Ciò significa che, se il trend riscontrato nel 10% dei circa 40mila che si sono registrati sulla piattaforma online siciliacoronavirus.it si confermasse su tutti, il numero di positivi sarebbe prossimo a 400. Attestando la tesi dell’Osservatorio epidemiologico, che indica nello sbarco di cittadini provenienti da zone rossa uno dei principali fattori di innesco e di diffusione del Covid-19 nell’Isola. E confermando, una volta di più, l’efficacia della linea dura del governo regionale nella strategia di contenimento, soprattutto nei confronti di chi è rientrato.

C’è da dire, però, che i tamponi sono stati effettuati in ritardo rispetto alla quarantena che molti hanno già concluso. Tant’è che Razza, nella diretta Facebook, ha fatto ammenda: «Mi sento di dovermi scusare con quei cittadini rientrati in Sicilia che stanno attendendo qualche giorno, ma vorrei che fosse chiaro a tutti che si tratta di uno sforzo necessario».

Ma, al di là del fair play istituzionale (e delle legittime proteste di chi ha concluso l'autoisolamento imposto dall'ordinanza di Nello Musumeci e non sa cosa fare), l’altro ragionamento è che i tempi lunghi dei test potrebbero non aver fatto rilevare positivi nel frattempo guariti, soprattutto fra quelli rientrati nella prima “ondata” a ridosso dell’8 marzo. Potrebbero essere anche di più, quelli asintomatici e ora guariti.

Tant’è che non fa una grinza il ragionamento dell’assessore Razza quando evidenzia che «noi dobbiamo evitare che un soggetto che magari sta benissimo, che si sente a casa confortato da uno stato di salute assolutamente a apparentemente perfetto magari possa essere un soggetto positivo ma del tutto asintomatico», perché «un asintomatico reinserito in maniera precoce nel contesto sociale può contagiare altre persone e questo non dobbiamo e non possiamo permettercelo». E anche per questo, il governatore Musumeci dice che ancora non è finita e si mostra molto prudente sull'avvio della fase 2.

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