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Catania, «Mia madre senza sintomi nell’area Covid»

Covid-19

Catania, «Mia madre senza sintomi nell'area Covid»

Di Redazione

Qual è il confine che passa tra buon senso e sicurezza? Tra assistenza sanitaria e tutela della salute pubblica? Appare evidente ormai che quando usciremo dall’inferno-covid molte cose dovranno essere riviste e tante altre dovranno essere dette e spiegate, perché in questi periodi stiamo assistendo a una pesante difficoltà nel garantire l’assistenza sanitaria a tutti, con molti pazienti non Covid che preferiscono rimanere a casa anziché andare il ospedale per farsi curare. Ma chi è costretto ad andarci deve passare attraverso percorsi e regolamenti interni. L’ultimo caso arriva dal Cannizzaro, ma le storie sarebbero tre e tutte riferite a pazienti anziani con femori rotti.

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Un cittadino, mettendoci la faccia, su Facebook ha raccontato la vicenda di sua madre, una donna di 81 anni, caduta in casa e col femore rotto. L’uomo racconta che sua mamma non è stata neanche accettata all’interno del pronto soccorso del Cannizzaro e gli è stato detto che doveva transitare «dall’area Covid perché ha 81 anni». L’uomo essendosi rifiutato per paura che la madre potesse infettarsi ha dichiarato che la donna non aveva febbre né i sintomi del coronavirus. E allora perché trasferirla all’area Covid? Secco diniego al ricovero e trasferimento al Policlinico dove la donna è stata ricoverata.

Altri due casi analoghi si sarebbero verificati giorni prima, sempre per questo presunto regolamento interno per la gestione dei pazienti sospetti Covid. E’ chiaro che la decisione di attenersi scrupolosamente a una sorta di vademecum per l’individuazione di pazienti sospetti sarebbe stata disposta e resa ancora più stringente dopo il transito dal pronto soccorso, con destinazione Neurologia, del paziente encefalico poi risultato positivo col conseguente contagio di 18 persone tra pazienti del reparto, medici e infermieri. Ma sarebbe utile spiegare come mai in questo regolamento applicato al Cannizzaro e diffuso con fac-simile, nei cosiddetti pazienti sospetti al triage per l’anamnesi, ci sono anche tutti coloro in età superiore a 75 anni «con sintomi sospetti: sopore, astenia, confusione e tremori». Tutti sintomi - secondo il dettato degli esperti - che non corrisponderebbero a quelli del Covid anche se emergono le prime notizie nel mondo di pazienti covid con convulsioni e danni neurologici, ma non soltanto anziani. Per questo sarebbe utile conoscere se questo presunto regolamento sia o no una fake news che discrimina una categoria di cittadini a seconda dell’età. Tra l’altro i sintomi riportati sul fac-simile potrebbero essere comuni in particolare nelle persone in tarda avanzata che hanno subito un trauma violento come la rottura di un femore.

Comunque le domande che si susseguono su questa vicenda hanno portato la direzione del Cannizzaro ad emettere una nota a chiarimento: «Le accuse contenute nel video diffuso dal familiare di un’anziana con frattura di femore transitata dal Ps non corrispondono al vero e non rendono giustizia dell’instancabile lavoro degli operatori dell’area emergenza-urgenza né dell’organizzazione aziendale volta a garantire la massima sicurezza di pazienti e operatori. Come spiegato ai familiari - scrive la direzione in una nota -, infatti, dopo il pre-triage la signora era stata inviata ad un’area dei codici gialli nella quale i pazienti rispondenti a determinati criteri epidemiologici vengono sottoposti a tampone per la ricerca del Cov-2 prima di proseguire il percorso diagnostico. Non si tratta del pre-triage Covid, destinato invece ai pazienti con sintomi, ma di un’ulteriore area creata all’interno del Ps –Obi che si avvale della possibilità di processare i campioni nel laboratorio (entrato in funzione pochi giorni fa) e di avere i risultati in poche ore. Lo screening evita il rischio che soggetti asintomatici possano fare ingresso nei reparti e da lì diffondere il contagio, oltre a non essere curati anche per Covid-19. Allo stesso scopo, pazienti che necessitino di intervento chirurgico o altre cure vengono trasportati con barella di biocontenimento e trattati dagli operatori in assetto anti-coronavirus. Le procedure - prosegue la nota - erano state prospettate ai familiari della paziente, i quali purtroppo hanno frainteso, diffondendo il messaggio che una paziente non “screenata” sarebbe stata ricoverata nel reparto per i Covid: circostanza con tutta evidenza impensabile. L’Azienda respinge ogni accusa compresa quella di scarsa collaborazione rivolta al personale del Ps, che sta dando prova di grande professionalità. Il Cannizzaro ha messo in atto una procedura che tutela dal rischio contagio il soggetto che accede al Ps, gli altri pazienti e gli stessi operatori e che per questo è da considerare una buona prassi». «Spiace che si sia verificata quella che vogliamo ritenere un’incomprensione e si confida nel buon senso dei cittadini rispetto agli sforzi della sanità nell’assicurare a tutti le cure più idonee, nella massima sicurezza».

L’Azienda ha infine reso noto di aver informato del caso il Comitato Consultivo e anche suo tramite provvederà a dare quanta maggiore diffusione ai percorsi intraospedalieri perfezionati in occasione dell’emergenza.

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