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In Sicilia ancora troppi ritardi nei tamponi, migliaia di persone in attesa del test

Covid-19

In Sicilia ancora troppi ritardi nei tamponi, migliaia di persone in attesa del test

Di Redazione

CATANIA - La Regione siciliana ha notevolmente aumento i tamponi processati ogni giorno per individuare le persone contagiate da coronavirus, ma nell'Isola si registrano ancora troppi ritardi nei tamponi. Sia a livello locale, che a livello centrale. Per fare un esempio, secondo i dati forniti dall’Asp di Enna sono ancora 1247 i tamponi da processare in tutta provincia a fronte di 301 positivi e 2748 tamponi effettuati. Nell'Ennese ci sono attese di oltre 20 giorni nonostante sia stato aperto un laboratorio per i tamponi all’ospedale Chiello di Piazza Armerina, che però, processa solo gli esami degli operatori sanitari e dei pazienti di Enna. Anche l’Asp di Ragusa ha ammesso ritardi per via dell’alto numero dei tamponi effettuati. 

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A livello generale, invece da settimane ci sono migliaia di persone bloccate a casa in tutta la Sicilia nell’attesa di conoscere la positività o meno, o in ospedale in attesa del doppio tampone che ne confermi la guarigione. Secondo una stima sono circa 15.000 i rientrati dal Nord che non possono muoversi da casa ma che ancora sono in attesa del primo tampone così come previsto dalla Regione siciliana per i siciliani che hanno fatto rientro nell'Isola nelle settimane scorse per fuggire dalle Regioni più colpite. 

«Sono rientrata dalla Lombardia in Sicilia il 22 Marzo - ci scrive in redazione Lidia Maugeri - e, come prevede uno dei primi Decreti del Governatore Musumeci, sono entrata immediatamente in isolamento e quarantena per la durata prevista di 14 giorni, terminati i quali sarei stata sottoposta a tampone rino-faringeo (obbligatorio per finire il periodo). Purtroppo ad oggi, sono quasi al termine della quarta settimana, rimango bloccata a casa perchè nessuno mi ha contattato per sottopormi alla profilassi. Sono al limite della disperazione, sommersa nei rifiuti (che non posso conferire) e con la paura che il 4 Maggio ancora debba rimanere in isolamento».

Ma come lei sono davvero a migliaia. Il Codacons Sicilia riporta la vicenda di un professionista catanese che, rientrato in Sicilia da Roma il 14 marzo, si trova ancora oggi in isolamento fiduciario senza possibilità di conoscere la data in cui potrà uscire di casa, anche solo per poter andare a fare la spesa, come qualsivoglia altro cittadino in questo momento. Lui però è stato sottoposto al tampone, solo che non conosce l'esito che gli avevano assicurato sarebbe arrivato nel giro 48 ore. Il professionista denuncia che «da allora sono passati 12 giorni, non ho avuto alcun esito del tampone e mi trovo dunque ancora in quarantena, in una sorta di “arresti domiciliari”. Ho provato in tutti i modi per vie telefoniche ad avere informazioni riguardo il mio tampone, senza alcun risultato».

A rendere la vicenda ancora più paradossale, è lo scaricabarile di responsabilità in ordine all’esito del tampone da parte delle autorità competenti. Difatti, se il capo della Protezione civile locale sostiene che la responsabilità dei mancati risultati sia da attribuire all’assenza di reagenti e, più in generale, all’ASP, quest’ultima sostiene che nel database dell’ospedale non figura il nome del paziente e che la responsabilità in ordine alla vicenda è da attribuire esclusivamente al Comune. 

L'assessore regionale alla Salute nei giorni scorsi si è scusato pubblicamente con questi cittadini che «stanno attendendo qualche giorno in più» chiedendo «il sacrificio nell’interesse di tutti di attendere qualche giorno in più prima di lasciare casa» e assicurando che dopo Pasqua i ritardi sarebbero stati risolti. Ma evidentemente ancora non è così con migliaia di persone che non possono uscire per fare la spesa, comprare un giornale o le sigarette, non possono uscire nemmeno per gettare la spazzatura.

E a Enna il ritardo nell'effettuazione e nell'esito dei tamponi diventa oggetto di una inchiesta giudiziaria avvia dalla Procura che a istituito un pool di magistrati per coordinare le indagini sull'emergenza Covid-19 nel proprio territorio di competenza.


 

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