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Covid, Iacobello: «Il "liberi tutti" è rischio che non possiamo permetterci»

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Covid, Iacobello: «Il "liberi tutti" è rischio che non possiamo permetterci»

Di Redazione

Catania - Inutile, pericolosa e preoccupante la contrapposizione tra gli esperti e il mondo della politica. Rischiosa anche la divergenza tra i presidenti di Regione. Per il primario di Malattie infettive del Cannizzaro, Carmelo Iacobello, va evitata assolutamente la confusione che potrebbe compromettere tutto l’iter per l’apertura della “fase due”. «Questa dissociazione - spiega - non la capisco. Se decido di affidarmi agli esperti, o mi ci affido oppure non me ne può fregar di meno e vado avanti... Ma a questo punto perché nominarli?».

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Lei cosa pensa della “fase 2”?

«Faccio parte del gruppo dei prudenti. Credo che bisogna stare molto attenti ed evitare fughe in avanti. L’atteggiamento del “liberi tutti” è molto pericoloso come si vede in Giappone. E l’eventualità di ricominciare daccapo con i contagi è un rischio che non possiamo permetterci».

Ma cosa bisognerebbe fare?

«Avere una idea più precisa della situazione attuale e di quella generale dell’epidemia. Noi abbiamo numeri che al momento sono insufficienti per capire la reale circolazione del virus. Non abbiamo ancora una mappatura totale dei portatori cronici e degli asintomatici e dei guariti ma ancora positivi. Ora, non avendo una idea precisa di come si è distribuito il virus nella popolazione, certe accelerazioni potrebbero diventare molto pericolose».

Cosa pensa del Nord che intende riaprire presto e della Campania che a questo punto è pronta a chiudersi a tutti?

«Sono scelte che possono non avere alcuna logica e che dimostrano il totale fallimento della parcellizzazione sanitaria e decisionale delle varie Regioni. Bisognava, invece, avere una regia nazionale unica con qualche possibile discrezionalità da parte dei governatori. Invece ho l’impressione che stiamo andando verso un atteggiamento del tutto caotico che non aiuta a fare prima chiarezza e a risolvere il problema di un eventuale ritorno dell’epidemia».

C’è anche il problema dell’estate e l’ipotesi dell’Oms di un ritorno del Covid in autunno... La Sicilia, che nei fatti sarebbe una regione ancora piuttosto “vergine” rispetto all’aggressione del virus, potrebbe essere tra le aree maggiormente a rischio?

«Certo, se dovessimo avere la seconda ondata, un abbassamento della guardia potrebbe far accadere anche questo scenario, ma è difficile prevederlo. Ricordo che il controesodo verso il Sud per fortuna non ha determinato una fortissima diffusione del virus... Come si vede tutte le previsioni che si fanno nel campo dell’epidemiologia poi alla fine si rivelano molto difficili. È chiaro, comunque, che un atteggiamento prudente mette al riparo da questi scenari. Per questo in merito a una possibile apertura verso una stagione balneare a tutto campo mi permetto di consigliare a chi deve prendere decisioni che tutto ciò non sarà più possibile almeno per quest’anno. Andare al mare anche se all’aria aperta rappresenta sempre un pericolo perché le spiagge sono luoghi di aggregazione anche se il virus è molto vulnerabile ai raggi ultravioletti».

Ma se un lombardo volesse fare le vacanze in Sicilia potrebbe venire o no?

«Io mi orienterei verso un federalismo turistico. Per quest’anno disporrei questo. Il buonsenso dovrebbe essere in questo momento preminente. La Sicilia ovviamente ha interesse acché ci sia una ripresa turistica, ma probabilmente bisognerà accontentarsi di un turismo locale. Ognuno faccia le vacanze nella propria regione e così saremo tutti più sicuri. Poi una volta sconfitto i coronavirus tutto tornerà come prima».

Non c’è niente che si può fare?

«Se dovessimo avere a giugno nella nostra isola, per una decina di giorni consecutivi, zero contagi, allora forse potremmo prevedere a luglio-agosto una ripresa della stagione con disposizioni meno stringenti...».

Ma soltanto da noi?

«Allo stato sì, perché non tutte le regioni potrebbero avere nello stesso nostro periodo gli stessi dati. In prevalenza in tutte le regioni del Sud potremmo raggiungere presto questo traguardo, ma da quello che intuisco non in tutte. La Puglia ad esempio sta avendo un incremento dei casi. In questo caso il consiglio è che ognuno preveda una ripresa turistica solo a casa propria perché se si accettasse, al contrario, l’arrivo di cittadini provenienti da una regione che ancora ha un alto numero di contagi, il rischio sarebbe di importare un potenziale pericolo e una possibile riattivazione dell’epidemia».

Allora secondo lei la Regione dovrà avere massima accortezza nelle scelte di apertura e di gestione della stagione balneare?

«Ma assolutamente sì!».

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