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Covid-19

Riflettori su cura plasma, ma la comunità scientifica frena

Di Manuela Correra

La terapia a base di plasma dei guariti per il trattamento dell’infezione Covid-19 è sotto i riflettori e continua ad accendere grandi speranze in attesa dei risultati delle sperimentazioni in corso anche in Italia. Il ministero della Salute avverte che «non è ancora un trattamento consolidato, perché non sono ancora disponibili evidenze scientifiche robuste» ma, parallelamente, si pensa già alla messa a punto di un possibile farmaco basato sul plasma e prodotto su scala industriale.

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«L'orientamento del ministero sull'utilizzo del plasma - chiarisce il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri - è andare avanti ma sempre sulla base delle evidenze scientifiche, e a breve sono attesi primi risultati dalle sperimentazioni. Bisognerà investire su questa ricerca ed il Centro nazionale sangue Cns è già attivato».

Inoltre, «vedo una prospettiva futura anche per i sieri iperimmuni, ma su questo entrerà in gioco anche l’Agenzia italiana del farmaco Aifa, perché non si tratta di donazioni di sangue ma di farmaci». Se i risultati delle sperimentazioni saranno cioè positivi, ha spiegato, «è evidente che si può pensare ad un uso più su larga scala mediante convenzioni con aziende che possano ottenere dei sieri, ovvero farmaci».

È, rileva, «un buon inizio e si spera di poter avere così un’arma terapeutica in più in attesa del vaccino». L'uso del plasma da convalescenti, sottolinea al contempo il ministero della Salute, «è attualmente oggetto di studio in diversi paesi del mondo, Italia compresa. Questo tipo di trattamento non è da considerarsi al momento ancora consolidato perché non sono ancora disponibili evidenze scientifiche robuste sulla sua efficacia e sicurezza, che potranno essere fornite - precisa - dai risultati dei protocolli sperimentali in corso».

Anche il direttore generale del Cns, Giancarlo Liumbruno, esprime «cautela in attesa delle evidenze scientifiche», ricordando che la rete trasfusionale già da inizi marzo ha iniziato a selezionare i volontari guariti da Covid per la donazione del plasma da destinare agli studi sperimentali. Anche per Liumbruno, questa può essere una «opzione terapeutica 'pontè in assenza di farmaci specifici o di un vaccino».

Strada parallela, ha spiegato, «è quella di utilizzare il plasma dei guariti per una produzione su scala industriale delle immunoglobuline, ovvero degli anticorpi, al fine di mettere a punto un farmaco. Ma questo dovrà poi essere testato. Su questo fronte - afferma - le aziende farmaceutiche si stanno attrezzando».

Uno sviluppo interessante e possibile, quest’ultimo, anche secondo il virologo Roberto Burioni che, sul suo sito Medical Facts, sottolinea come «la tecnologia ci consente di isolare i geni degli anticorpi dal plasma e produrne in laboratorio una quantità illimitata. A questo punto avremmo un siero artificiale che potrebbe essere prodotto in modo illimitato e a costi molto inferiori rispetto a quelli necessari per il plasma».

Intanto, dopo quelle in corso a Mantova e Pavia di cui si attendono a breve i risultati, nuove sperimentazioni con il plasma verranno avviate anche all’Ospedale di Pisa e presso l'Azienda sanitaria del Trentino. In corso test pure all’ospedale di Crema. Da parte sua, il leader della Lega Matteo Salvini ribadisce la propria posizione parlando di un «assordante silenzio» in merito da parte del governo: «Perché di fronte a una evidenza scientifica che ormai riguarda tanti casi risolti positivamente con il plasma di chi è guarito dal Covid-19 c'è un assordate silenzio da parte di tanti? Quanto meno se fossi ministro della Salute o all’Istituto superiore di sanità - afferma - mi porrei domande e farei approfondimenti». 

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