Notizie locali
Pubblicità
Test sierologici: in Sicilia tanti no alle chiamate della Croce Rossa

Covid-19

Test sierologici: in Sicilia tanti no alle chiamate della Croce Rossa

Di Manuela Correra

ROMA - Dopo una partenza in salita il primo giorno, la seconda giornata dell’indagine nazionale per i test sierologici, ha fatto registrare dati «confortanti». Ieri, il 60% degli oltre 7.300 cittadini del campione contattato dalla Croce Rossa italiana (Cri) si era infatti mostrato indeciso, ma i risultati della seconda giornata hanno invece evidenziato una risposta «positiva» dai cittadini. Anche se in Sicilia e Campania si registrano ancora tanti no e tanti indecisi.

Pubblicità

Sono almeno 15mila - secondo i dati resi noti in serata - le chiamate effettuate finora dagli oltre 700 volontari della Croce Rossa Italiana in tutto il Paese per l’indagine di sieroprevalenza del Ministero della Salute su un campione di 150mila persone selezionate dall’Istat. A due giorni dalle prime chiamate, afferma il presidente della Cri Francesco Rocca, «registriamo dei dati confortanti che ci mostrano come la popolazione italiana voglia continuare a fare la sua parte per combattere il virus. Sono tante le persone che stanno richiamando il nostro numero 065510 per rispondere all’invito a partecipare all’indagine, che era stato fatto loro nella giornata di ieri. Hanno consultato il proprio medico, oppure preso maggiori informazioni e la risposta è confortante». Questo «ci dà la forza - sottolinea - di continuare a lavorare insieme per conoscere ancora meglio questo nemico invisibile».

Nel primo giorno era stata invece l’incertezza la reazione predominante tra gli italiani selezionati nel campione chiamato ad effettuare il test sierologico nell’ambito dell’indagine nazionale. Su 7.300 chiamate effettuate da parte della Cri, ben il 60% dei cittadini aveva chiesto di essere richiamato mostrandosi indeciso. Per questo, un invito a vincere i timori è giunto dal ministro della Salute Roberto Speranza, che ha esortato i cittadini a rispondere positivamente alle telefonate della Cri. Il campione è già selezionato dall’Istat e, in ogni caso, non ci si può offrire volontari. Lo stesso Rocca ha lanciato un appello contro la diffidenza: «Se ricevete una chiamata dal numero che inizia con 06.5510 è la Croce Rossa Italiana, non è uno stalker, non è una truffa telefonica, ma è un servizio che potete rendere al Paese attraverso un piccolo prelievo venoso».

A sottolineare l'importanza della partecipazione è stato anche il ministro Speranza. L’indagine avrà infatti lo scopo di fotografare la diffusione del virus sul territorio nazionale. Per questo, ha spiegato Speranza, «è necessario e fondamentale che le persone che verranno contattate dalla Croce Rossa rispondano positivamente alla chiamata. Avere questi risultati consentirà infatti ai nostri scienziati di avere un’arma in più di conoscenza dell’epidemia». Per i cittadini positivi, ha ricordato, «chiediamo nel più breve tempo possibile alle aziende territoriali di fare un tampone».

Le Regioni che hanno aderito «più volentieri» nella prima giornata sono Marche e Sardegna. Buono l’esito in Umbria e Lombardia, mentre - come detto - quelle più indecise sono Campania e Sicilia. Le prime Regioni dove si è iniziato ad effettuare i prelievi di sangue ai cittadini sono Liguria, Basilicata, Province Autonome di Trento e Bolzano, Lazio. Da domani previsti i primi prelievi anche a Roma. I cittadini sottoposti a test saranno 150mila ma già dopo 20mila test si potrà avere una prima indicazione del trend. Al momento gli esperti si attendono una positività di circa il 5% della popolazione e l’indagine durerà 15 giorni.

Secondo il presidente dell’Accademia dei Lincei Giorgio Parisi, tuttavia, 150.000 test sierologici sono «insufficienti» ad avere un quadro epidemiologico completo ed è necessario far partire uno studio più approfondito con «qualche milione di analisi sierologiche».

Una richiesta arriva invece dal presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli: mettere i risultati dei test sierologici, «anche in forma anonima e aggregata, e comunque nel rispetto della privacy, a disposizione del medico di medicina generale o pediatra di libera scelta che hanno in carico l’assistito». 

Pubblicità
COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA