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Guido Bertolaso “sbarcato speciale” nell'Isola (soc)chiusa: che ci fa in Sicilia?

Covid-19

Guido Bertolaso “sbarcato speciale” nell'Isola (soc)chiusa: che ci fa in Sicilia?

Di Mario Barresi

Catania - Ieri mattina Nello Musumeci, a margine - come si usa dire - della conferenza stampa in cui ha dichiarato guerra all’Anas (con le cazzuole, dopo aver deposto le fionde) per asfaltare la presunta colpevole delle incompiute siciliane, è stato sollecitato su una deliziosa suggestione lanciata da Giacinto Pipitone sul GdS: vuole nominare Guido Bertolaso a capo della task force per l’emergenza Covid al posto dell’arrestato Antonio Candela? La risposta del governatore è la seguente: «Sapevo che Bertolaso andava a Trapani dove ormeggia la sua barca, così ci siamo incontrati e abbiamo mangiato assieme qualcosa. Abbiamo affrontato tanti temi, ma mai parlato di affidargli il posto di Candela. Non credo che lui abbia il tempo di dedicarsi ad altre attività, io comunque non ho affrontato l'argomento anche perché in questo momento non è un'emergenza». Fine della notizia? Sì, sulla staffetta fra l’ex eroe antimafia e l’ex capo della Protezione civile.

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No, se invece ci facciamo un’ altra domanda: che ci fa Bertolaso in Sicilia? La risposta potrebbe essere: saranno pure fatti suoi. Ma non ai tempi della pandemia. «Resta esclusa la mobilità extraregionale», sancisce l’ultimo provvedimento del commensale Musumeci.

Veniamo al dunque: se davvero Bertolaso mercoledì era a Trapani «dove ormeggia la sua barca», con quale motivazione è arrivato in Sicilia? E, soprattutto, è stato sottoposto e si sottoporrà a tutte le procedure anti-contagio? A partire dalla quarantena obbligatoria confermata nell’ultima ordinanza di Musumeci. Che prevede una deroga soltanto per alcune categorie. Fra le quali: operatori sanitari, forze dell’ordine, magistrati, parlamentari e membri del governo, siciliani che rientrano «per brevi periodi» e «per comprovate esigenze cliniche»; ci sono persino i genitori separati che raggiungono i figli minori. Ma non c’è una casella in cui potrebbe rientrare l’illustre ospite. Nemmeno quella dei dipendenti pubblici «coinvolti nella gestione dell’emergenza». Bertolaso, 70 anni, è infatti un pensionato (dall’11 novembre 2010) dalla Protezione civile, oggi chiamato dal governatore lombardo Attilio Fontana, «in via straordinaria» come «consulente personale per l’emergenza Covid-19». In prima linea come sempre, compreso sul flop dell’ospedale alla Fiera di Milano, è stato fra i contagiati eccellenti: «Un incidente del mestiere, vincerò anche questa battaglia», diceva il 25 marzo scorso prima del ricovero al San Raffaele. È guarito. Ma non c’è alcun “patentino” che esenti chi ha già contratto il virus dal rispetto delle norme.

A rigor di legge, in Sicilia Bertolaso dovrebbe stare in quarantena per due settimane. Magari lo è davvero. La Sicilia ha provato a chiederglielo, fino a ieri sera, senza successo.

Sul sito della Regione Lombardia non c’è alcun cenno di una missione istituzionale che giustifichi la presenza di Bertolaso in Sicilia, tanto meno in una situazione che lassù è ancora critica . E così bisogna basarsi sulle tracce del suo sbarco in Sicilia. Oltre alla soffiata di Musumeci sul pranzo trapanese, c’è l’avvistamento all’assessorato alle Attività produttive, dove ha chiesto «una postazione per lavorare». Il luogo non è casuale, per via dell’amicizia marinaresca con l’assessore Mimmo Turano: sono vicini di posto di barca al porto di Trapani. Una città alla quale “Mr. Calamità” ha pure portato sfortuna: proprio mercoledì poteva essere la prima d’Italia a uscire del tunnel della pandemia, invece sono spuntati quei quattro contagiati birichini ad azzerare il record. Ma, al di là della scaramanzia, se Bertolaso tiene ormeggiata la sua barca a Trapani è anche perché per lui è un luogo del cuore. L’ex sottosegretario berlusconiano, assolto nei processi sull’appalto del G8 a La Maddalena e per i ritardi nel terremoto dell’Aquila, fu in pista alle Amministrative: annunciato come super assessore, ma poi indicato come super consulente gratuito da un candidato sindaco nel 2017. E cioè: l’ex senatore Antonio D’Alì. Che nella corsa a Palazzo D’Alì (costruito dai suoi avi) fu azzoppato da un tortuoso processo per concorso esterno in associazione mafiosa. In piena campagna elettorale la Dda gli notificò l’obbligo di dimora. Provvedimento confermato il 9 agosto 2019 dal Tribunale delle misure di prevenzione di Trapani: è «socialmente pericoloso». Non è dato sapere se in questi giorni abbia incontrato Bertolaso. Che, fino a prova contraria, è invece “epidemiologicamente pericoloso”.

Twitter: @MarioBarresi

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