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Covid, infettivologo Iacobello: «Scuole? Meglio aprire il 1° ottobre»

Covid-19

Covid, infettivologo Iacobello: «Scuole? Meglio aprire il 1° ottobre»

Di Giuseppe Bonaccorsi

Catania - Oggi cominciano le lezioni tra timori di un possibile diffondersi del Covid. Nel frattempo da Messina, ieri è arrivata la notizia che un dipendente 56enne del Comune di Battiati, ricoverato da tempo perché risultato positivo, è deceduto. Aveva contratto il Covid in una struttura riabilitativa. Ne abbiamo parlato col primario di malattie infettive del Cannizzaro, dott. Carmelo Iacobello.

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Dott. Iacobello oggi, lunedì, riaprono le scuole. Voi esperti ritenete che sarebbe stato meglio rinviare la prima campanella oppure tutto si svolgerà nella massima sicurezza?

«In primo luogo è stato il governo a disporre la riapertura. spettiamo quindi di vedere cosa succede. Ma in effetti forse non sarebbe stato consono spostare l'apertura delle scuole troppo in avanti, ma certamente sarebbe stato meglio soprattutto per la Sicilia riaprire a partire dai primi di ottobre per consentire di avere altri 15 giorni di tempo per capire l'andamento della epidemia. Insomma con gli stessi tempi che venivano osservati in passato quando le scuole in Sicilia aprivano dal primo ottobre. Ciò avrebbe permesso di avere anche maggiori strumenti di sicurezza».

Il governo ha previsto un aumento dei casi dello 0,4% proprio per l'avvio delle lezioni...

«E' difficile dire e calcolare i numeri dei nuovi contagi. Non c'è dubbio però che l'aumento della socializzazione in senso generale rappresenta un veicolo di contagio, così come in questa estate è avvenuto per le discoteche. Ma come ho avuto modo di sostenere in passato la Sicilia è in una condizione particolare proprio perché in passato non ha avuto lo stesso numero di contagi delle zone del nord. In molte regioni del nord il nuovo impatto del virus potrebbe essere meno diffusivo perché quelle aree sono state già seriamente colpite nella prima ondata. La Sicilia no e oggi ha una popolazione molto ampia che non ha avuto sinora contatti col Covid. Quindi 15 giorni in più sarebbero serviti. Ma adesso occorre la massima attenzione».

L'assessorato regionale alla Salute ha riattivato il piano di interventi sanitari, con il ricoinvolgimento di alcuni ospedali qualora il virus dovesse ripresentarsi con una certa diffusione. Voi siete pronti?

«Noi siamo pronti e indubbiamente l'idea dell'assessorato la condivido moltissimo. Era necessario rimettere in funzione un sistema ospedaliero a “fisarmonica” che consentisse di distribuire in senso equilibra i malati in tutti gli ospedali. Un ospedale completamente Covid è difficile da gestire. Era necessario riaprire un nuovo scenario perché un a sola struttura non può far fronte a tutte le patologie di malati positivi. E' sempre utile a questo punto che in tutti gli ospedali ci sia una zona Covid che consenta a quell'ospedale di mantenere le sue caratteristiche di ospedale specialistico in caso di gestire il paziente Covid».

Cosa vi aspettate in autunno?

«Non lo sappiamo. Quando si cominciano a fare previsioni alla fine rischiamo di sbagliare. Indubbiamente ci aspettiamo un aumento dei casi, questo è indubbio, ma quanto questo aumento possa alla fine incidere sul sistema sanitario in numero di ricoveri non è possibile dirlo. Noi dobbiamo differenziare sempre tra il soggetto Covid positivo asintomatico da quello sintomatico. Ora la gestione di un asintomatico si risolve in una quarantena. Un’altra cosa è il Covid con sintomi che impatta sulle strutture sanitarie. Ora se aumentano gli asintomatici ci sarà una quota parte che finirà in ospedale ed è bene ricordare che in questo caso i soggetti più a rischio sono sempre gli anziani e i pazienti defedati».

Ottobre corrisponde con l'arrivo delle prime sindromi influenzali.

«E’ questo uno dei nodi più delicati. Io più delle conseguenze del virus temo la paura e la psicosi dei cittadini. Io per natura sono positivo e non ho la sensazione che il virus impatterà enormemente sulla nostra popolazione.Temo invece maggiormente la paura che potrebbe rappresentare un grosso problema per il sistema sanitario. Ma anche questa è una delle altre variabili imprevedibili di questo virus».

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