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Covid, Azzolina tiene aperte le scuole: «Contagi altrove»

Covid-19

Covid, Lucia Azzolina spegne i rumors: «Scuole aperte, i contagi sono altrove»

Di Valentina Roncati

I contagi «non avvengono dentro le scuole», i ragazzi «sono felici di essere tornati in classe. E ci devono rimanere».

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La ministra Lucia Azzolina tiene il punto. Non si tornerà alla didattica a distanza. E oggi parlando con l'ANSA sostiene che «anche per gli studenti più grandi la didattica in presenza è fondamentale perché garantisce formazione ma anche socialità, che altrimenti i giovani andrebbero a cercare altrove».

Dunque la ministra, che a marzo chiuse le scuole «con grande dolore», come ha sempre ripetuto, oggi che le ha riaperte, dopo una estate di lavoro, non ci sta a tornare alla didattica a distanza come hanno proposto di fare, per le scuole secondarie superiori, alcuni sindaci e presidenti di Regione, con l’obiettivo di diminuire i picchi di utenza nelle grandi aree urbane.
«Spiace che qualcuno pensi che studenti e studentesse possano essere sacrificabili.

La scuola ha dato tanto, abbiamo lavorato tutta l’estate per riportare gli studenti in presenza», dice ancora la titolare del dicastero di viale Trastevere. E annuncia che anche l’ultimo monitoraggio sui contagi a scuola, sulla quarta settimana, testimonia come sia poca la crescita dei numeri del contagio negli istituti «il tendenziale è lo stesso delle settimane precedenti. Con questi dati dovrei lasciare gli studenti a casa?», domanda parlando a Di Martedì da Giovanni Floris.

Piuttosto la ministra, oltre ribadire che «l'attenzione deve essere invece orientata fuori, alle attività extrascolastiche», torna a chiedere test rapidi per le scuole, "non possiamo bloccare una classe per un raffreddore». E comunque, nella giornata di uno studente, proprio la scuola «è il momento più sicuro».

A darle man forte sono i presidi dell’ANP: «Non è pensabile sostituire la didattica in presenza con la didattica digitale integrata a causa dei problemi del trasporto pubblico. Questo equivarrebbe a negare il diritto allo studio e alla socialità soprattutto a quei ragazzi con disabilità o con altre difficoltà o anche semplicemente il diritto alle attività laboratoriali ove previste dal ciclo di studi», sostiene il Presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli.

Della stessa idea anche l’Usb. «Non possono e non devono essere i giovani di questo Paese a pagare il costo delle scelte scellerate e della totale mancanza di senso di responsabilità di una classe politica indecente. La scuola si fa in aula. I giovani hanno diritto a una scuola vera, di qualità, sicura», afferma l’Unione sindacale di base. Mentre i maggiori sindacati della scuola - Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda - annunciano per domani oltre 100 iniziative contro il concorso straordinario per i precari e per chiedere stabilità al lavoro e più didattica e sicurezza a scuola.

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