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Covid-19

Ecco perché gli esperti hanno chiesto la chiusura delle scuole

Di Mario Barresi

Catania. Lo definiscono «un lockdown funzionale». E potrebbe diventare la prossima frontiera anti-Covid in Sicilia: non ancora il coprifuoco notturno, ma strette mirate su scuole e università, trasporti, ristoranti e sale giochi. Ma la vera essenza del documento del Comitato tecnico-scientifico della Regione, da ieri sul tavolo di Nello Musumeci, è la massiccia «campagna di tracciamento e di contenimento» del virus, con tamponi rapidi su tutti gli studenti delle Superiori e a regime test gratuiti nelle farmacie e negli studi dei medici di famiglia.

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Il Cts risponde alla richiesta del governatore, che ha sollecitato un parere per diversificare le misure dell’ultimo Dpcm nell’Isola, anche per l’aumento esponenziale dei contagi, ieri alla quota record di 796.

La proposta degli esperti, dunque, non contempla un lockdown notturno in Sicilia nelle versione attuata in altre regioni. Ma prevede una lunga serie di restrizioni rispetto alle ultime regole nazionali. Come, ad esempio, l’anticipazione della chiusura di ristoranti e pub alle 23 in tutta l’Isola. Un orario che andrebbe anticipato alle 21 in caso di istituzione di “zone arancioni”, in comuni con un tasso di contagio alto ma non ancora tale da richiedere la chiusura totale. La scelta sarebbe affidata ai Dipartimenti di prevenzione delle Asp, di concerto con l’assessorato regionale alla Salute. La prospettiva, già sondata dal Cts, è anche che, se queste aree dovessero moltiplicarsi nelle prime settimane, l’intera Sicilia potrebbe diventare un’unica zona arancione: senza un lockdown totale e con delle restrizioni uguali per tutti, ma sempre mantenendo nelle situazioni più gravi le zone rosse. In quest’ultime il comitato suggerisce alla Regione regole più rigide di quelle in vigore oggi, a partire dallo stop di molte attività commerciali a partire dai ristoranti. Nel documento si allineano le attività sportive alle norme nazionali, mentre si chiede a Musumeci più severità sulle «manifestazioni pubbliche e private», da sospendere in assenza di garanzie sul distanziamento.

La parte più delicata del documento riguarda gli studenti. Partendo da una necessità scientifica: secondo il Cts le università e le scuole superiori in Sicilia devono essere chiuse. Rendendo obbligatorie le lezioni online (di cui si fa già ampio uso negli atenei) anche nelle secondarie di secondo grado. In classe, dunque, resterebbero soltanto gli alunni (e i docenti) delle scuole materne, elementari e medie. Come elemento in parte complementare al contenimento nelle scuole, il Cts suggerisce alla Regione la chiusura di sale giochi, bingo e scommesse.

In questo piano, le Superiori, per un periodo minimo indicato in tre settimane dal Cts, diventerebbero il terreno della sfida più ambiziosa per la Regione: una «campagna massiva» di test rapidi. Considerata la disponibilità di «di 4 milioni di tamponi rapidi e salivari» confermata da Musumeci, la proposta del Cts è di sottoporre all’esame tutti i 213mila studenti delle Superiori, con l’ipotesi di coinvolgere insegnanti e personale. In questo modo, oltre a ridurre subito la circolazione del virus, per gli esperti si otterrebbe «un contenimento contemporaneo al tracciamento».

I contagi andrebbero poi confermati col tampone molecolare e, in caso positività ufficiale, scatterebbe la quarantena. Con la prospettiva di riaprire, anche dopo le tre settimane ipotizzate come fermo iniziale, «in condizioni di effettiva sicurezza». E con l’effetto-domino di stanare altri positivi fra familiari e altri contatti ravvicinati, a loro volta sottoposti a tampone e isolati. Il Cts fornisce dunque la base scientifica alla «caccia agli asintomatici» che ha in testa l’assessore alla Salute, Ruggero Razza. Con un’ulteriore disponibilità di tamponi rapidi (si parla di circa 7 milioni richiesti dalla Regione), gli esperti sollecitano anche «la somministrazione gratuita nelle farmacie e negli studi dei medici di base», utilizzando i 7mila sanitari reclutati a cui affiancare gli specializzandi.

Il comitato fornisce anche un chiaro orientamento sulla gestione dei trasporti. La Sicilia è stata fra le ultime regioni ad adeguarsi alla riduzione del 20% dei posti nei mezzi pubblici, ma il Cts chiede di più: dimezzare la capienza, aumentando il numero delle corse di autobus, metropolitane e treni.

Da Palazzo d’Orléans la prima reazione al parere è stata di estremo interesse. Oggi Musumeci incontra Razza. Nelle prossime ore le prime scelte?

Twitter: @MarioBarresi

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