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Ritorno a scuola, Conte insiste sul 7 gennaio: in Sicilia l'8 al 50%

Covid-19

Ritorno a scuola, Conte insiste sul 7 gennaio: in Sicilia si parte l'8 al 50%

Di Valentina Roncati

ROMA - Il premier Giuseppe Conte tiene il punto: la scuola riaprirà il 7 gennaio, con la presenza al 50% degli studenti delle superiori. Tanto lavoro è stato fatto in queste settimane, tavoli con i prefetti, riunioni con le Regioni, concertazione con i sindacati: sarebbe assurdo rinviare l'apertura, come da più parti viene chiesto, all’11 o al 18 gennaio. Questo il ragionamento del presidente del Consiglio che difende quindi la linea della ministra M5S Lucia Azzolina, da sempre impegnata a riportare a scuola tutti gli studenti.

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E' vero però che i numeri alti del contagio preoccupano i governatori, soprattutto al sud, i tavoli con i prefetti hanno prodotto risultati soddisfacenti solo in alcuni territori, e soprattutto i segnali di una crisi di governo, che da giorni si rincorrono - con voci secondo le quali potrebbe saltare anche la poltrona della ministra dell’Istruzione - rendono più debole il governo anche nei confronti dei presidenti delle Regioni, che nonostante le indicazioni governative tendono poi con loro ordinanze a decidere i destini della scuola.

«Come governatori abbiamo fatto tutto ciò che era necessario in tema di sicurezza per i trasporti in accordo con i prefetti, ma restano molte criticità sul contenimento della pandemia», hanno scritto oggi in una nota comune i governatori della Lega Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia), Attilio Fontana (Lombardia), Maurizio Fugatti (Trentino), Christian Solinas (Sardegna), Nino Spirlì (Calabria), Donatella Tesei (Umbria) e Luca Zaia (Veneto) al termine dell’incontro con il segretario del Carroccio, Matteo Salvini.

Lo stesso Salvini parla di «grande preoccupazione» dei governatori «per l’incertezza sul tema scuola, totale assenza di confronto da parte del ministro Lucia Azzolina, nessuna indicazione sulle future restrizioni regionali, ritardi nelle vaccinazioni il cui piano è in capo al governo».

I sindacati della scuola chiedono di rinviare la riapertura: «Tornare il 7 gennaio è troppo rischioso», dice Elvira Serafini che guida lo Snals. Maddalena Gissi della Cisl scuola lamenta disorganizzazione: «Il 7 si rientrerà? La soluzione sarà estratta il giorno della Befana come succedeva un tempo con la Lotteria Italia!». La Uil con Pino Turi chiede che il personale della scuola abbia priorità assoluta nell’accedere alle vaccinazioni. Anche numerosi esponenti del Pd chiedono di evitare il rientro a scuola «se non è sicuro».

L’Associazione nazionale presidi chiede di mettere uno stop alle polemiche politiche, di basarsi solo sulle evidenze scientifiche e di evitare «turnazioni dannose per l’organizzazione di vita e di studio dei ragazzi», limitando al massimo l’ampiezza degli scaglionamenti.

 

In Sicilia

Molti territori però, in virtù dell’autonomia regionale in tema di scuola, si stanno organizzando per il rientro: in Sicilia l’assessore regionale dell’Istruzione Roberto Lagalla, ha diffuso oggi, tramite l’Anci, le nuove direttive per la ripresa delle attività didattiche in presenza negli istituti d’istruzione di secondo grado. In sintonia con il Dpcm del 3 dicembre e dell’ordinanza del ministro della Salute del 21 dicembre scorso, dall’8 gennaio prossimo la ripresa delle predette attività didattiche sarà limitata al 50% dell’utenza studentesca, oltre i portatori di disabilità o di bisogni educativi speciali ai quali dev’essere comunque assicurato il quotidiano accesso alle lezioni.

Dal 18 gennaio 2021, ove confermato da conformi provvedimenti a carattere nazionale, l’affluenza dell’utenza studentesca sarà elevata al 75%. 

Per gli orari d’ingresso e uscita degli studenti, devono essere articolati in due fasce orarie differenziate (orientativamente 8-13 / 9-14/ 9,30-14-/ 9,30-14,30) a decorrere dal 18 gennaio 2021.

Il dipartimento sanitario attraverso l’Usca dedicata al Comparto scolastico valuterà l’opportunità di procedere al monitoraggio sanitario delle condizioni di epidemiologia, attraverso apposite attività di screening. Alle amministrazioni locali viene invece demandato il compito di prevedere idonea sorveglianza in entrata e in uscita dai mezzi di trasporto.

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