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Vaccini, in Sicilia secondo richiamo a rischio: la Regione pressa Roma e parla con Astra Zeneca

Covid-19

Vaccini, in Sicilia secondo richiamo a rischio: la Regione pressa Roma e parla con AstraZeneca

Di Mario Barresi

CATANIA - Il problema, in Sicilia, adesso è l’esatto contrario di quello che si temeva. Non più e non certo la capacità di eseguire i vaccini (61.694 dosi iniettate su 78.685 consegnate, il 78,4%, secondo il report Aifa, fra le migliori regioni in Italia), ma la necessità di averne subito quanto più possibile per non interrompere il ritmo, ma anche per scongiurare il rischio di restare a corto di fiale per il richiamo previsto dal 20 gennaio.

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I numeri sono sul filo. Oggi nell’Isola arriveranno altre 56mila dosi Pfizer. Ma, senza ulteriori consegne a breve, rischiano di non bastare, perché la proiezione dell’assessorato regionale alla Salute, rispetto al piano attuale del commissario Domenico Arcuri, è di 238mila dosi fino al 31 gennaio. Ma i vaccinati previsti nella “fase 1” in Sicilia sono 140mila, il che - con due dosi a testa - porta il fabbisogno a quota 280mila.

In attesa di riscontro da Roma, però, Ruggero Razza guarda avanti. E proprio ieri, in un colloquio «lungo, cordiale e proficuo», l’assessore ha rafforzato i contatti con AstraZeneca. Il vaccino sviluppato a Oxford, anche per una migliore fruibilità, è l’asso nella manica della Regione per le fasi massive della campagna. Tanto più dopo il protocollo con l’Ordine dei medici per arruolare i camici bianchi in pensione nell’esercito dei vaccinatori.

Le performance positive e i buoni propositi s’innestano in un contesto di significativa predisposizione al vaccino in Sicilia. E se i primi dati sugli operatori sanitari già immunizzati nelle aziende ospedaliere e sanitarie fanno sbirciare percentuali bulgare (con punte del 90%), è ancor più confortante quanto emerge da un sondaggio Demopolis: per 7 siciliani su 10 l’arrivo dei vaccini rappresenta «una grande opportunità per uscire dalla pandemia nel 2021».

Una rilevazione effettuata dall’istituto diretto da Pietro Vento, per conto dell’assessorato alla Salute, con un campione rappresentativo di 1.624 intervistati con Cati-Cami-Cawi, dal 2 al 4 gennaio. Ebbene, il 51% vorrebbe vaccinarsi al più presto, non appena sarà possibile. Non marginali sono gli attendisti: il 34%, oltre un terzo, pensa di vaccinarsi, ma non subito. Minoritaria, al 15%, è invece la quota di quanti escludono in modo netto la possibilità di farlo.

Demopolis registra anche i timori. Il principale, espresso dal 53% dei siciliani, riguarda la scarsa disponibilità delle dosi e il ritardo nella consegna e nella somministrazione; il 41% eventuali effetti collaterali e il 34% ritiene che i vaccini siano stati realizzati troppo in fretta. Oggi, in Sicilia, il 62% si sentirebbe incentivato se potesse accedere a un’informazione capillare sugli esiti delle prime vaccinazioni; un terzo vorrebbe rassicurazioni sulle procedure di somministrazione.

E le istituzioni, in questo contesto, hanno un ruolo-chiave. Ben 3 intervistati su 4 dichiarano di avere seguito il V-Day in Sicilia del 27 dicembre scorso. Ma la maggioranza assoluta dei cittadini (il 53%), «per difetto informativo» non sa esprimere un’opinione su come si stia gestendo, in Sicilia, la fase di avvio delle vaccinazioni, a fronte di un 28% di chi risponde “bene” e un 19% “male”.

Twitter: @MarioBarresi

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