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Covid, in Sicilia si impenna indice Rt ma Musumeci sembra frenare su zona "rossissima"

Covid-19

Covid, in Sicilia si impenna indice Rt ma Musumeci sembra frenare su zona "rossissima"

Di Mario Barresi

Catania - Come volevasi dimostrare. I dati della cabina di regia nazionale sulla Sicilia sono peggiori di quelli per cui, appena la scorsa settimana, Nello Musumeci aveva chiesto (e ottenuto) la zona rossa dichiarata dal ministro Roberto Speranza. E ieri nettamente confermata. L’indice di trasmissibilità Rt s’impenna (da 1.19 a 1.27, il secondo più alto d’Italia), così come altri dati-spia, a partire dal rapporto positivi/tamponi, che sfiora il 30%. Ce n’è abbastanza per un cambio di rating sulla “classificazione complessiva del rischio”: per l’Istituto superiore di Sanità e il ministero della Salute, adesso, la Sicilia passa da «moderata» ad «alta», mantenendo «molteplici allerte di resilienza». I numeri, per inciso, si riferiscono alla settimana fra l’11 e il 17 gennaio, ovvero quella in cui nell’Isola s’è registrata l’impennata dei contagi, che in questi ultimi giorni sembrano dare segnali di timido rallentamento.

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Ma l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, non è sorpreso. «L’ultimo report conferma la bontà di una duplice scelta: prima la zona arancione rafforzata e poi la richiesta di zona rossa. La nostra precauzione, rispetto alle proiezioni che ci aspettavamo, è risultata fondata. E adesso ci attendiamo, sin da monitoraggio di venerdì prossimo (che analizzerà le statistiche fra il 18 e il 24 gennaio, ndr) i primi risultati concreti in termini di contagi». Ma per ora i numeri parlano. E raccontano di un’Isola in grande affanno nella battaglia contro il Covid. Anche se il trend è in diminuzione dal +66% della scorsa settimana, la Sicilia, con +11% è al secondo posto dietro al Molise (primatista anche nell’Rt, con 1.38) per aumento di nuovi casi. Calano in cifre assolute i contagi settimanali (da 11.217 a 9.819) e i nuovi focolai (da 1.133 a 1.065), ma aumenta in modo preoccupante l’incidenza dei positivi ogni 100mila abitanti: prima della dichiarazione della zona rossa il dato era 392,04, adesso è 443,06, il quinto più alto d’Italia. Restano stabili i nuovi casi «non associabili a catene di contagio note» e la capacità di tracciamento, da mesi punto debole della Sicilia, resta, assieme al tasso di positività dei tamponi, una delle due «allerte di resilienza» segnalate nel monitoraggio dell’Iss: ogni 100 casi, 14 sono “sconosciuti”, il secondo peggior risultato dopo la Calabria. Reggono, sostanzialmente, i parametri di sofferenza degli ospedali. A fronte di una soglia d’allerta del 30%, le terapie intensive restano al 26%, mentre i reparti Covid (da 32 a 35%) si avvicinano pericolosamente alla dead line del 40%. Ma Razza rivendica che «se a fronte di un aumento dei casi la percentuale di occupazione resta sostanzialmente immutata, significa che il sistema sanitario sta reggendo bene».

Numeri pesanti, ancorché prevedibili, finiti sul tavolo del governatore, che ieri al Palazzo della Regione di Catania, fino a tarda sera è rimasto chiuso nella sua stanza con l’assessore Razza. Musumeci è pressato da più parti: dal comitato tecnico-scientifico, che continua a invocare misure da zona “rossissima”, quasi assimilabili al lockdown dello scorso anno; da imprenditori, commercianti e ristoratori ben oltre la soglia di resistenza a una crisi che li vede boccheggianti; dalle opposizioni, che attaccano il presidente e il suo governo, chiedendo di «passare dallo scaricabarile all’assunzione della responsabilità sul fallimento delle politiche anti-Covid». E così Musumeci prende tempo sulla stretta evocata (e poi, in parte, ridimensionata) nel duro intervento di giovedì, quando ha ammesso esplicitamente che «non escludo che si possa arrivare ad un lockdown come quello della scorsa primavera». Per la scelta-shock c’è tempo. La priorità, come emerge da Palazzo d’Orléans, adesso è un’altra. «C’è un Dpcm, ma c’è anche un’ordinanza del presidente. Ma, seppur in percentuale minoritaria, c’è ancora troppa gente che in Sicilia non rispetta le regole. E adesso si deve fare in modo che si rispettino». Per questo motivo il governatore ora si rivolge ufficialmente ai nove prefetti dell’Isola. Con una nota, inviata ieri pomeriggio in via urgente. Ma soprattutto con un vertice, oggi a mezzogiorno in videoconferenza, in cui Musumeci vuole innanzitutto «fare il punto della situazione sulla prima settimana di zona rossa», con uno spirito di «rispetto istituzionale e di collaborazione». Ascolterà i suoi interlocutori «con molta attenzione e altrettanto rispetto», ma poi, «con garbo e altrettanta fermezza», chiederà ai prefetti di «assicurare al meglio il rispetto delle nuove regole e soprattutto dei divieti».

C’è persino l’ipotesi che la Regione possa chiedere di nuovo, magari con un’interlocuzione romana, l’intervento dell’Esercito in Sicilia. Senza alcuna rivendicazione statutario-autonomistica, né come provocazione. Indimenticabile, sul tema, il siparietto con Giuseppe Conte che, nel corso di un confronto con le Regioni, provocò Musumeci: «Presidente, apprezzo lo spirito con cui difende la sua terra. Ma, prima o poi, verremo giù a espugnarla...». Un assist perfetto per la vis bellica del CollonNello: «E noi saremo pronti ad accogliervi. L’attenderò schierando il Corpo forestale a Messina!». E, col sottofondo delle risatine di altri protagonisti collegati (compreso un esponente dem del Nord) il presidente del Consiglio chiosa: «Allora, caro Musumeci, noi attaccheremo dal cielo, con gli aerei». Stavolta sarebbe diverso: niente forze armate da guidare, né militari schierati sullo Stretto contro i rientranti-untori. Ma, ragionano nel governo, sarebbe «una legittima richiesta di maggiori controlli in una fase in cui anche la presenza dell’Esercito sulle strade sarebbe un deterrente».

Ma, oltre a invocare più controlli, cosa vuole fare il governatore? L’ipotesi del lockdown “duro e puro”, nelle ultime ore, perde quota. Non soltanto per il pressing delle categorie produttive. Da alcuni dati che cominciano ad affluire all’assessorato alla Salute dalle Asp, si evidenzierebbero «chiari trend di miglioramento in alcune province e in alcune città», misti ad altre realtà ancora in piena emergenza. La soluzione del prossimo fine settimana, dando ormai quasi per scontato che il governo nazionale confermerà l’attuale colore, potrebbe non essere un’ulteriore stretta su tutto il territorio. Perché adesso Musumeci pensa di nuovo a interventi mirati: mini-lockdown locali, in un’Isola che resterà comunque in rosso fisso.

Twitter: @MarioBarresi

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