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Covid-19

Covid, il monitoraggio della Fondazione Gimbe: in Sicilia casi in aumento, ma Rianimazioni sotto soglia

Di Redazione

PALERMO - In Sicilia nella settimana che va dal 10 al 16 marzo, secondo l’analisi della Fondazione Gimbe di Bologna, risulta in peggioramento l’indicatore relativo ai «Casi attualmente positivi per 100.000 abitanti» (303) e si registra un aumento dei nuovi casi (variazione percentuale pari al 3,9%) rispetto alla settimana precedente.

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Sotto soglia di saturazione i posti letto in area medica 19% (soglia di saturazione al 40%, media Paese 40%) e terapia intensiva al 14% (soglia di saturazione al 30%, media Paese 36%) occupati da pazienti Covid-19.

La percentuale di popolazione che ha completato il ciclo vaccinale è pari al 3,31% (media Italia 3,6%) e la percentuale di over 80 che ha completato il ciclo vaccinale è pari al 7,3% (media Italia 10,6%). 

A livello nazionale - evidenzia la fondazione presiudata dal siciliano Nino Cartabellotta - «tutti i numeri della pandemia sono in aumento».

"Rispetto alla settimana precedente - registra il rapporto - c'è un ulteriore incremento dei nuovi casi (157.677 contro 145.659) e dei decessi (2.522 contro 2.191). Continuano a salire i casi attualmente positivi (536.115 contro 478.883), le persone in isolamento domiciliare (506.761 contro 453.734), i ricoveri con sintomi (26.098 contro 22.393) e le terapie intensive (3.256 contro 2.756)".

"L'ulteriore incremento dei nuovi casi - afferma Nino Cartabellotta - ha determinato nell’ultima settimana la netta espansione del bacino dei casi attualmente positivi, aumentato di oltre 57 mila unità". Rispetto alla settimana precedente, i casi attualmente positivi per 100mila abitanti crescono in 16 Regioni e in 15 si registra un incremento percentuale dei nuovi casi.

Secondo la Fondazione Gimbe, "anche nelle terapie intensive, il cui tasso di saturazione nazionale oltrepassa la soglia critica attestandosi al 36%, l’occupazione da parte di pazienti Covid supera il 30% in 13 Regioni: in particolare, in 5 Regioni (Toscana, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Molise) è sopra o uguale al 40% e in altre 5 è sopra al 50% (Emilia Romagna, Lombardia, Umbria, Marche, Prov. autonoma di Trento)". "Il sovraccarico ospedaliero - commenta Renata Gili, responsabile ricerca sui Servizi sanitari della Fondazione Gimbe - oltre a rendere più complessa l’assistenza dei pazienti Covid, aumenta lo stress di personale e servizi ospedalieri e impone di rimandare interventi chirurgici e altre prestazioni non urgenti per pazienti non Covid".

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