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Covid-19

Catania, i vaccini open non bastano: «A questi ritmi impossibile l'immunità di gregge»

Di Giuseppe Bonaccorsi

CATANIA - «Nella tre giorni di vaccinazioni con AstraZeneca sono state somministrate nei centri della provincia meno di 5mila dosi sugli oltre 20mila in giacenza perché rifiutati nelle settimane scorse. Cosa fare adesso? E’ un pensiero che ci assilla, ma la soluzione ci sembra difficile da trovare». Lo dice il direttore sanitario dell’Asp, Antonino Rapisarda che mostra tutta la difficoltà dell’azienda territoriale nel convincere i cittadini al di sopra di 60 anni a farsi inoculare il vaccino anglo-svedese».

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Ma a questo punto i vaccini ancora nei frigoriferi che fine faranno?

«Attenderemo un indirizzo generale che ci verrà dato. Non sappiamo nulla. Ovviamente sino a quando ci dicono di somministrarli al di sopra dei 60 anni noi continueremo a rivolgerci a questa fascia di età».

L’Aifa non li ha vietati, ma ha consigliato gli enti sanitari di non somministrali al di sotto dei 60 anni...

«No. L’indicazione è quella di non usarli al di sotto di questa età. Quindi magari riapriremo alla vaccinazione senza prenotazione qualche altro giorno, ma di più non vediamo cosa fare e alla fine rischiamo di non utilizzare molti vaccini che abbiamo in deposito».

La morale della favola è che i cittadini al di sopra dei 60 non vogliono AstraZeneca e coloro che ne sono al di sotto anche se volessero farlo non possono usufruirne..

«Esattamente».

Ma nei prossimi mesi avrete o no le dosi di Pfizer e Moderna per avviare la vaccinazione di massa dei cittadini al di sotto dei 60 anni?

«Se il ritmo di distribuzione rimarrà quello attuale avremo poche aspettative».

Allora il rischio è che queste categorie rimarranno senza vaccino per molti, ma molti mesi a venire?

«Potrebbe essere così, a meno che - ma questa è una opinione personale - il governo decida di somministrare d’ora in poi soltanto la prima dose. Allora potremmo avere i sieri necessari per vaccinare anche queste fasce di età. Come si è fatto in Gran Bretagna. Bisogna fare di necessità virtù: o abbiamo le quantità di vaccini per immunizzare tutti e al momento non le abbiamo, oppure dobbiamo cambiare strategie. Il suggerimento è arrivato da fonti autorevoli. Vediamo se presto ci sarà una decisione, ma sino a quel momento noi dobbiamo rispettare i calendari e inoculare anche le seconde dosi a chi è stato vaccinato con la prima».

Quindi con questi tempi addio immunità di gregge entro settembre, come preannunciato più volte?

«Con questi numeri di vaccini se non cambiamo scenario sarà difficile visto anche il blocco dei vaccini Jhonson e Jhonson, anche questo fermato per complicazioni trombotiche».

C’è da augurarsi che il virus non sia più veloce della campagna di vaccinazione, magari tirando fuori una variante resistente ai vaccini. In quel caso l'immunità di gregge sarebbe davvero quasi impossibile. Per ora secondo la ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini, l’immunità di gregge potrà essere raggiunto ad agosto o settembre.

E mentre è in corso in tutta Italia la distribuzione delle oltre 400 mila dosi di Moderna arrivate ieri sera all’hub nazionale di Pratica di Mare, la nuova settimana della campagna vaccinale anti-Covid in Italia sarà segnata martedì dalla cruciale decisione dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) su Johnson&Johnson, il monodose bloccato dopo pochi casi di trombosi su sette milioni di somministrazioni negli Stati Uniti. Il probabile via libera al preparato dell’azienda Usa, con raccomandazione magari di usarlo per gli over 60 come AstraZeneca, potrebbe dare rinnovato slancio alla fase di immunizzazione degli anziani e dei fragili.

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