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Covid-19

Sicilia, la scuola al 100% non convince Regione e sindacati: «Rischi troppo alti»

Di Daniele Ditta

PALERMO - La strada tracciata dal governo nazionale sulla didattica in presenza al 100% nelle zone gialle o arancioni, a partire da lunedì 26 aprile, viene considerata un «rischio» dai sindacati di categoria e di «difficile applicazione in tutte le scuole della Sicilia» dall’assessore regionale all’Istruzione Lagalla. «Ci sono istituti – dice l’esponente della Giunta Musumeci – che non potranno portare tutti gli alunni in classe».

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Motivo per cui, «anche se la Regione non può prendere decisioni in difformità alle indicazioni dello Stato», Lagalla annuncia che «verificherà caso per caso con i presidi se ci sono le condizioni per consentire le lezioni in sicurezza».

Fa discutere anche in Sicilia quel calcolo basato su un «rischio ragionato» che il premier Draghi ha tirato fuori sul tema delle riaperture. Anche nel mondo della scuola dove, accusano i sindacati, «occorre anzitutto aggiornare i protocolli di sicurezza, peraltro mai puntualmente applicati, che sono fermi all’estate del 2020; attivare un’efficace azione di tracciamento; potenziare i trasporti – dove si corrono i rischi maggiori di contagio – e, soprattutto, consentire che le scuole possano auto organizzarsi circa gli orari di ingresso e uscita, la durata delle lezioni e quant’altro serva per garantire lezioni in sicurezza».

Questa la posizione dei segretari nazionali di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda Unams, condivisa a livello regionale.


«Quali misure di sicurezza in più sono state approntate visto che in tutte zone di rischio, arancione e gialla comprese, debbono permanere tutte le precauzioni anti Covid per scongiurare la diffusione del contagio?» domandano i sindacati, invitando «tutte le autorità preposte a riflettere sul da farsi».

Allo stato attuale, la didattica nelle scuole è in presenza al 100% fino alla prima media e al massimo al 75% dalla seconda media al quinto anno di superiori. «In Sicilia, dove a macchia di leopardo ci sono territori in zona rossa, non abbiamo assistito a interventi radicali degli enti locali e della Regione che abbiano contribuito a ridurre i rischi. Se fino a pochi giorni fa si discuteva di dichiarare l’intera Sicilia zona rossa, ora registriamo questa novità del governo nazionale» dichiara Adriano Rizza, segretario regionale della Flc Cgil, secondo cui «portare la prossima settimana tutti gli alunni in classe è una follia». Per Rizza «la Sicilia non è pronta. Come sindacato abbiamo contestato i provvedimenti della Regione, allorché ha deciso di portare la didattica in presenza al 75%; figuriamoci se adesso possiamo essere tranquilli con tanti comuni in zona rossa».

Sotto accusa ci sono sempre i trasporti pubblici e un’edilizia scolastica troppo deficitaria. «Il sistema dei trasporti – spiega il segretario regionale della Flc Cgil – non ha dato risposte di efficienza in tutti i territori. Inoltre, ci sono delle scuole che si trovano in locali non ottimali. Con la didattica al 100% sarebbe quasi impossibile il distanziamento».

La Regione, dal canto suo, attende che «il provvedimento del governo sulle scuole venga formalizzato, in modo tale da adeguarci». Così dice l’assessore Lagalla, che sottolinea la necessità di «valutare le situazioni locali in sinergia con i dirigenti scolastici» e non nasconde le difficoltà. A cominciare dall’edilizia scolastica: «Alcune scuole non hanno spazi per garantire con la didattica in presenza di tutti gli alunni e il distanziamento minimo di un metro nelle classi. Molto dipende dall’acquisizione dei locali aggiuntivi: ci sono scuole che li hanno reperiti e altre no». C’è poi il tema dei vaccini: «Fino a quando il governo non ha dato lo stop alle categorie avevamo vaccinato il 68% dei docenti». Sui trasporti pubblici Lagalla ritiene che «i piani predisposti provincia per provincia, 300 bus e 600 corse in più, possano essere sufficienti per recepire le indicazioni che verranno dal governo nazionale. In caso contrario ogni singola situazione verrà comunicata ai prefetti».

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