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Covid-19

In Sicilia frigoriferi pieni di anticorpi monoclonali ma poche cure

Di Redazione

CATANIA - Quello che sta avvenendo con la somministrazione degli anticorpi monoclonali in Sicilia è paradossale per non usare altri aggettivi più pesanti. Gli infettivologi li considerano una delle armi a disposizione per evitare che soprattutto i fragili si ammalino gravemente, ma nella nostra isola questi farmaci non riescono a decollare. Speriamo che queste lentezze non comportino danni per alcuni cittadini che oggi vivono sulla loro pelle il Covid, perché altrimenti qualcuno potrebbe essere chiamato a rispondere delle procedure lente e farraginose.

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Sono settimane che ne parliamo, ma finora si è andati avanti solo a piccoli passetti e si sostiene che la nota Aifa che individua i soggetti idonei per la terapia è molto limitativa. Ma a desso siamo davvero al paradosso. Il farmacologo Filippo Drago ha addirittura fatto un appello ai cittadini ammalati in casa. «Mi rivolgo a chi è affetto da Covid ed è in isolamento. Se avete patologie come obesità, diabete, cardiopatie... contattate il vostro medico e chiedetegli se potete essere inseriti nelle categorie da trattare con i monoclonali». Se Maometto non va alla montagna...

Il responsabile della gestione degli anticorpi in Sicilia orientale continua a ribadire la lentezza nelle procedure. E in effetti, nonostante i ripetuti appelli ai medici le terapie finora somministrate in tutta la Sicilia orientale - una cinquantina - sono troppo poche rispetto alle 500 dosi nei frigoriferi.

Facciamo un passo indietro a pochi giorni fa. Il primario di Malattie infettive del Cannizzaro, Carmelo Iacobello ha lanciato, un appello ai medici Usca e a quelli di Famiglia per incrementare i malati di Covid da sottoporre alla terapia: «Il trattamento con monoclonali - ha detto Iacobello - è di grandissimo aiuto per i soggetti che hanno fattori di rischio e comorbilità. Noi abbiamo già curato trenta pazienti con risultati molto interessanti. Ed è per questo che ritengo che questo trattamento vada incentivato. Mi sento di rivolgermi ai medici Usca e ai colleghi di Medicina generale affinché siano tempestivi nella individuazione dei pazienti idonei....».

A rincarare la dose ora torna a parlare il farmacologo del Policlinico: «In tutta la Sicilia orientale sono stati effettuati solo 50 trattamenti, 30 al Cannizzaro, una decina al Garibaldi, due a Ragusa, uno a Enna, e vari ad Acireale. Ancora nessuna somministrazione a Messina, a Siracusa...  Ma il disastro è dietro l’angolo. Il centro di stoccaggio di queste circa 500 dosi è il Cannizzaro che ha comunicato di non avere altro spazio nei frigoriferi. A breve dovrebbero arrivare altre dosi che noi non avremmo dove mettere, col rischio di doverle restituire all’Aifa e al governo che potrebbe destinarle altrove. Sarebbe uno smacco grave privarci di farmaci utili per guarire molti pazienti».

Il farmacologo ha aggiunto che nelle altre regioni sono i medici Usca ad effettuare le terapie a domicilio, «ma qui in Sicilia - ha detto - la Regione ha disposto che gli anticorpi vengano somministrati in ospedale. E così si è innescata una procedura farraginosa, con rimpallo di competenze tra medici che non ci porta da nessuna parte.

Drago ha detto che martedì 9 maggio col commissario Covid, Pino Liberti, si terrà una riunione con tutti i direttori generali delle aziende sanitarie per cercare di superare tutti gli ostacoli. Ma da qui al 9 mancano ancora diversi giorni...

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