Ananas, cocaina e agganci catanesi: preso anche il "killer delle carceri"
Il paravento dei narcos italiani si chiamava «Tierra nuestra latina», una società con sede a Barcellona e coltivazioni di ananas in Costa Rica. Da lì partivano i container pieni di frutta freschissima che rifornivano i mercati di Livorno e Milano, ma una volta ogni tre mesi fra i bancali veniva inserito un quintale di cocaina colombiana. È uno dei passaggi chiave dell’indagine «Miracolo», che si è conclusa con l’esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 29 persone fra Milano, Pavia e Barcellona.
Titolari della società di importazione erano Marco Cademartori (in carcere) e Salvatore Ponzo, imprenditore catanese di 36 anni, trapiantato a Genova e ucciso nel maggio scorso: nel provvedimento si legge che i due erano «già segnalati dalle forze di polizia di Madrid in quanto coinvolti in un’articolata organizzazione criminale dedita al traffico di cocaina dal Sudamerica all’Europa».
La svolta delle indagini è arrivata con il sequestro di un carico a Livorno: la droga era nascosta così bene al centro dei bancali di ananas che neppure lo scanner riusciva a visualizzarla. Gli agenti sono comunque riusciti a trovare e prendere la cocaina e hanno autorizzato lo sbarco della frutta, senza comunicare alla stampa la notizia. Ciò ha scatenato una serie di ipotesi e sospetti nell'organizzazione, che ha cercato il traditore che avrebbe tenuto per sé la partita di stupefacente.
Gli agganci dell’operazione “Miracolo” con Catania non si concludono, comunque, qui. Fra gli arrestati della polizia vi è, infatti, anche Santo Tucci, 62 anni, entrato in carcere a 16 anni nell'istituto minorile di Catania e mai uscito se non per brevissime pause legate alla sua attività artistica sviluppata durante la detenzione: realizzava pendagli e spille con le uova di quaglia che allevava dietro le sbarre.
Una vita da detenuto segnata - raccontano gli investigatori - da rivolte, clamorose e poco durature evasioni (una da piazza Lanza), tentati omicidi, un assassinio. Una storia criminale che a questo punto, è evidente, non si è mai interrotta, a dispetto della recente richiesta di grazia rivolta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Attualmente Tucci - fine pena nel 2026 - era in semilibertà: dormiva nel carcere di Bollate e usciva durante il giorno per lavorare in una onlus diretta dalla compagna sudamericana. La onlus, però, almeno per gli investigatori, sarebbe stata una copertura, buona per mantenere i contatti con i narcos. Gli è andata male. Tucci è stato seguito all'uscita di Bollate e bloccato in via Settembrini 32, a Milano. Qui all'interno di una Seicento parcheggiata in cortile sono stati trovati 27 chili di hascisc, 3 di cocaina e due pistole con un silenziatore.
Nel 1981 Tucci fu accusato dell’omicidio di Francis Turatello nel carcere di Nuoro, ma 4 anni dopo fu assolto. Fu però condannato per un altro omicidio. Felice Maniero, la “faccia d’angelo” a capo della mala del Brenta, forse andando oltre rispetto ai fatti a lui noti, in un interrogatorio del 1995 lo definì «il killer delle carceri».