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Cronaca

L'allarme: la siccità mette a dura prova gli invasi Ci sono dighe con il 40% in meno di acqua

E l'anticipo della stagione irrigua potrebbe intaccare le scorte

Di Daniele Ditta

PALERMO. La mancanza di piogge a gennaio sta mettendo a dura prova la tenuta degli invasi siciliani. Il livello dei laghi è quasi al limite minimo. La situazione non è ancora di allarme, ma la necessità di anticipare l'irrigazione delle campagne per salvare molte colture a rischio potrebbe intaccare le riserve estive.

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Nel report pubblicato dall'Osservatorio regionale delle acque relativo all'ultima rilevazione sugli invasi siciliani, effettuata lo scorso mese di dicembre, emerge che a fine anno con 456,24 milioni di metri cubi invasati la situazione era migliorata del 14% rispetto a novembre, quando le dighe imbrigliavano 399,37 metri cubi d'acqua, e aveva addirittura staccato del 35% il livello di ottobre 2014, mese in cui si erano raccolti 337,06 milioni di metri cubi. Il report si riferisce alle 25 dighe gestite dalla Regione. Rispetto alla media di riempimento di dicembre le autorità stanno invece monitorando con preoccupazione la diga Furore, nel Trapanese, che ha subito una riduzione del 40% del volume, passando da tre milioni ad un milione ed ottocentomila metri cubi. Ma dopo dicembre, come detto, il meteo ha portato alla Sicilia un mese di siccità costringendo gli agricoltori a richiedere l'apertura anticipata della stagione irrigua rispetto a marzo-aprile, prima cioè che eventuali gelate possano bruciare le gemme che il caldo anomalo potrebbe fare aprire prematuramente.

 

Aumenta così il fabbisogno per ettaro: il consumo d'acqua per le campagne dovrà essere previsto in aumento rispetto al 2015. Ci sono dighe più in salute rispetto ad altre, ma nella maggior parte la manutenzione è in ritardo. Il servizio ispettivo dighe nazionale, in alcuni casi, ha ridotto il limite d'invasamento dell'acqua, perchè l'accumulo di detriti sul fondo determina a lungo andare una minore capacità di ritenzione dell'acqua che si sedimenta con il fango. Secondo Francesco Greco, uno dei dirigenti del dipartimento regionale Acqua e rifiuti, «l'aspetto meno appariscente, ma più preoccupante, è legato all'alimentazione delle falde idriche. Se l'acqua di falda manca, è lecito aspettarsi una minore resa delle sorgenti. Quindi si dovrà attingere ai laghi più del previsto».

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