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Cronaca

Diffamò ex assessore Venturi e Cicero, condannato Alloro

Di Redazione

CATANIA - Il tribunale monocratico di Catania ha condannato l’ex deputato regionale del Pd Mario Alloro, dirigente dell’Irsap di Enna, per diffamazione aggravata a mezzo stampa, «per avere leso gravemente la dignità e la reputazione professionale di Alfonso Cicero (ex presidente dell’Irsap) e di Marco Venturi (ex assessore regionale delle Attività produttive)» costituiti parte civile e difesi dall’avv. Annalisa Petitto. Alloro è stato condannato a 600 euro di multa, al risarcimento dei danni morali cagionati alle parti civili Cicero, 25.000 euro, e Venturi, 25.000 euro, nonchè al pagamento delle spese legali di 6.840 euro.

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Dalla lettura della sentenza emerge che le dichiarazioni stampa di Alloro sono "risultate gravemente lesive della dignità e della reputazione professionale di Venturi e Cicero tali da esorbitare i limiti di una mera critica politica, avendoli l’Alloro additati come amministratori ispirati non già a principi di trasparenza, efficienza ed imparzialità amministrativa bensì a motivi politici, interessi privati e intenti di ritorsione e vendetta personale».

Alloro, in un articolo pubblicato dal quotidiano «La Sicilia», nel novembre 2010, aveva affermato «di essere stato rimosso per ritorsione dall’incarico di Direttore generale del consorzio Asi di Enna, in quanto aveva "dato parere sfavorevole a numerosi atti proposti da Cicero tra cui il bilancio di previsione del 2009" che - sempre secondo Alloro - era "palesemente falso e la cui avvenuta approvazione potrebbe configurare gli estremi di un falso ideologico"».

Alloro, nell’articolo, sempre riguardo alla revoca dall’incarico di direttore dell’ASI di Enna, diceva che Venturi «per riuscire in questo obiettivo aveva dovuto rimuovere e poi nominare in meno di un anno tre nuclei di valutazione, tre commissari ed un comitato di garanti illegittimo motivi della sua revoca di direttore Generale, aggiungendo che «bastava verificare nominativi, appartenenze politiche e parentele di coloro che avevano determinato gli atti finalizzati alla revoca per avere la consapevolezza della ritorsione alla quale era stato sottoposto».

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