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Cronaca

Morto Fabrizio Frizzi, quando andò in onda con il cuore a pezzi per la Sicilia

Di Redazione

ROMA - «Un dolore che mi ha torturato per anni, il momento che considero più buio della mia carriera. Espressi il mio disagio, non me la sentivo. Non so... qualcuno disse "non dobbiamo dare l’impressione che il paese si fermi". Ma a distanza di tanti anni ancora fa male. Corrado con La Corrida non andò in onda per uno sciopero delle maestranze. La Rai doveva trovare il coraggio di rinviare la finale di "Scommettiamo che". E io forse dovevo essere più risoluto e tornarmene a casa». Era il 2015 quando Fabrizio Frizzi (deceduto la scorsa notte a causa di una emoraggia cerebrale) - conversando a margine della presentazione a Viale Mazzini "del Premio tv 2015" - ricordò quel 23 maggio 1992 quando andò in diretta poche ore dopo l’assassinio di Falcone, della moglie e della scorta.

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Frizzi entrò in studio in smoking, palleggiando con un pallone di calcio, ma in trasmissione espresse «orrore e sdegno» per la strage. Al tempo il conduttore era ancora sposato con Rita della Chiesa, figlia del generale Carlo Alberto ucciso il 3 ottobre 1982 a Palermo con la moglie Emanuela Setti Carraro in un attentato: in quell'occasione Frizzi parlò di dolore personale, visto che Rita era a casa a guardare sgomenta "Scommettiamo che". Trasmissione per la quale Fabrizio vinse proprio il Premio regia televisiva come personaggio tv dell’anno, visto che il programma aveva una media di 10 milioni di telespettatori in prima serata. 

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