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Voto truffa e false promesse elettorali: l'inchiesta che spazza via la Lega in Sicilia

Indagati tutti i vertici di «Noi con Salvini» in Sicilia. Intercettazioni imbarazzati per il deputato nazionale Pagano. Si ribellano alcune anime del movimento che chiedono un intervento del leader

Voto truffa e false promesse elettorali: l'inchiesta che spazza via la Lega in Sicilia

PALERMO - Matteo Salvini si era presentato in Sicilia come la vera novità politica e alle ultime regionali era riuscito a portare dentro il parlamento siciliano il primo deputato regionale della storia, ma da quanto sta emergendo dall'inchiesta della procura di Termini Imerese che ha portato agli arresti domiciliari l'ex deputato regionale Salvino Caputo e il fratello di nuovo nella lista "Noi con Salvini" in Sicilia pare ci fosse davvero poco. Tanto che i metodi utilizzati dai suoi esponenti, si confermano quelli che noi siciliani siamo abituati a sentire da anni: politica clientelare, voto di scambio, promesse di posti lavoro in cambio di preferenze, richieste di poltrone e così via.

E lo scandalo in un batter d'occhio sembra poter spazzare la breve storia della Lega in Sicilia, tanto che risulta coinvolto nell’inchiesta anche il leader di Noi con Salvini in Sicilia, Angelo Attaguile. Ma non è finita qui: perché è indagato anche ildeputato nazionale Alessandro Pagano che è anche coordinatore del Carroccio per la Sicilia occidentale. Nell’ordinanza i due politici Pagano e Attaguile vengono definiti dal gip di Termini Imerese «istigatori» e nei loro confronti la Procura procede separatamente». Tra l'altro sarebbero emerse intercettazioni molto compromettenti di Pagano e la Procura chiederà alla Camera il permesso di utilizzarle.

Il catanese Angelo Attaguile dice di «non avere ricevuto avviso di garanzia e di non sapere nulla della vicenda che ruota attorno alla campagna elettorale della Sicilia Occidentale». «Io mi sono  empre occupato della campagna nella Sicilia orientale - dice Attaguile -. Non ho promesso alcunché. Non avrei potuto promettere nulla». 

Ma sembra davvero difficile che il leader del partito di Salvini in Sicilia non sapesse nulla di quanto avvenisse nella costola leghista occidentale. In tutto sono venti gli indagati nell’ambito delle indagini che hanno portato agli arresti domiciliari Salvino Caputo, commissario straordinario per i comuni della provincia di Palermo del movimento "Noi con Salvini" durante le elezioni amministrative tenutesi la scorsa primavera; il fratello Mario, avvocato, candidato non eletto durante le ultime elezioni dell’Ars nelle liste del movimento "Noi con Salvini"; ed il procacciatore di voti Benito Vercio, di Termini Imerese. E sono stati raggiunti da avviso di garanzia un altro presunto procacciatore di voti, Stefano Vinci, per il quale era stata richiesta una misura cautelare, poi rigettata dal gip del Tribunale di Termini Imerese. Poi, ci sono anche un assessore del Comune di Termini Imerese, Loredana Bellavia, con la delega alla Cultura, ed un consigliere comunale, Michele Galioto, militare in congedo, entrambi del gruppo "Noi con Salvini". Coinvolto anche un dipendente comunale, Agostino Rio, custode al Museo e alla Biblioteca comunale, finito in precedenza in un’inchiesta per assenteismo. E’ da lui che è partita l’indagine.

Tutti devono rispondere in concorso di attentato contro i diritti politici del cittadino, per avere determinato con l’inganno gli elettori all’esercizio del loro diritto politico in senso difforme dalla loro volontà. Salvino Caputo sarebbe stato l’artefice di un vero e proprio "stratagemma", come lo ha definito il procuratore di Termini Imerese, Ambrogio Cartosio. Gli indagati, con un "articolato disegno criminoso - è stato evidenziato dalla Procura - avrebbero fatto in modo che, a fronte della candidatura all’Ars di Mario Caputo, il corpo elettorale fosse orientato a pensare che il proprio voto servisse a sostenere la candidatura di Salvino Caputo. Quest’ultimo infatti era incandidabile ai sensi della 'Legge Severino' e secondo quando stabilito dal codice di autoregolamentazione dei partiti, deliberato dalla Commissione Parlamentare Antimafia. A tal fine, quindi, avrebbero attivato, durante la campagna elettorale, una serie di meccanismi volti a trarre in inganno l’elettorato. In particolare, sia i manifesti elettorali che i volantini distribuiti recitavano solo il cognome del candidato 'Caputo', omettendo qualsiasi foto, e, nella lista, Mario Caputo aveva fatto aggiungere al proprio nome l’appellativo "detto Salvino", con il quale era invece conosciuto l’incandidabile fratello".

Sono invece 12 gli episodi di voto di scambio emersi nell'inchiesta: si parla di principalmente di promesse di posti di lavoro. Gli indagati - hanno sottolineato i pm «hanno contattato diversi cittadini, per lo più disoccupati, promettendo utilità di qualsiasi tipo dall’essere favoriti per superare un esame di ammissione alla facoltà di scienze infermieristica all’elargizione di posti di lavoro. Posti di lavoro sia presso imprese private e presso uffici pubblici non meglio definiti».

Insomma, meccanismi molto ben conosciuti in Sicilia. Ma che non si aspettava certo da un partito come la Lega dove l'inchiesta sta creando un vero e proprio terremoto interno. Tanto che Francesco Vozza, ex responsabile della Lega in provincia di Palermo, ha chiesto a Salvini di commissariare la Lega in Sicilia. «Le intercettazioni legate al caso 'Voto connection' che stanno uscendo in queste ultime ore - ha detto Vozza - sono a dir poco imbarazzanti: Pagano che implora Caputo di candidare il figlio pur di non perdere migliaia di voti. Questi soggetti, con le loro miserevoli azioni, hanno infangato il buon nome della Lega e danneggiato i sogni che Matteo Salvini nutriva per la Sicilia. Ed è per questo che chiederemo al nostro leader di commissariare l’intero movimento dell’isola e di inviarci un commissario straordinario che rimetta in sesto la situazione. Ci servono esempi come Zaia, Fedriga e Toni Iwobi. Di gente come Pagano non sappiamo proprio che farcene».

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